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Il peronismo è antiabortista. I "Fernandez" sono peronisti?

Alberto e Cristina Fernandez, candidato presidente e suo vice alla guida dell'Argentina, sostengono di essere peronisti pur essendo favorevoli alla legge sull'aborto. Ma il vero Perón era antiabortista e in tempi non sospetti denunciava il controllo antinatalista sulla popolazione proprio attraverso aborto e contraccezione. Forse i due Fernandez non sono peronisti.
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Il pre candidato a presidente argentino per il Fronte di tutti Alberto Fernandez, ha affermato lunedì 12 agosto, il giorno seguente le elezioni primarie argentine, che prenderà la decisione politica di depenalizzare e legalizzare l'aborto: “Non voglio che nessuna donna muoia più. La prima cosa da fare sarà depenalizzare l'aborto per terminare la clandestinità, non possiamo ignorare ciò che sta succedendo, è un problema di salute pubblica”.

Queste dichiarazioni suscitano meraviglia dato che spesso Alberto Fernandez dice di essere peronista, esattamente come la sua compagna di ticket e candidata vice presidente, la senatrice Cristina Fernandez De Kirchner, che fu presidente dell'Argentina tra il 2007 e il 2015. Conviene ricordare che l'8 agosto 2018 la senatrice Kirchner votò a favore del progetto di legalizzazione dell'aborto nella Repubblica argentina.

Le dichiarazioni di Alberto Fernandez effettivamente sono stupefacenti. Come dimostra quello che segnala Claudia Peirò, giornalista argentina di Infobae, in 2 articoli del 2018. Juan Domingo Peron presidente della nazione tra il 1946 e il 1955 e tra il 1973 e il 1974 promovette misure in favore delle madri e dei loro figli nascituri e in modo coerente si oppose all'aborto e alle politiche che miravano a utilizzarlo come misura anti natalista.

“Protetto prima di nascere” e “bandito l'aborto criminale” erano due slogan del primo peronismo. La Peirò nota che in una pubblicazione ufficiale del 1950, in riferimento alla salute pubblica, si includevano 2 infografiche in cui si parlava della protezione del bambino in gestazione e ai centri materno infantili che sono disseminati per tutto il territorio, definiti come la più grande garanzia di protezione per l'essere umano che deve nascere. In questi si consigliava la futura madre durante la gestazione la si assisteva durante il parto e nei primi mesi di nascita.

Inoltre si descrive la lotta dello Stato contro la stregoneria le altre forme di esercizio illegale della medicina che pongono un serio pericolo le vite e si definisce l'aborto una pratica amorale e delittuosa. Nella riga seguente si aggiunge: “Una politica di protezione della madre incinta in consonanza con quello che diceva Eva Peron cioè il Ventre della donna e la sacra culla dove si genera la vita".

Alcuni anni dopo Peron implementò la politica provida con argomenti non solo morali, ma anche geopolitici. La giornalista mette in evidenza alcune frasi del “Piano triennale per la ricostruzione e la liberazione nazionale" citando la frase di Peron nel dicembre 1973: “Siamo uno dei paesi più sottopopolati dell' America Latina" e “la nostra bassa crescita demografica si deve al costante declino della natalità” . Le parole di Peron risultano ancor attuali oggi in Argentina, un paese sottopopolato nel quale da molti anni si promuovono politiche contro culturali che si oppongono radicalmente alla sua tradizione storica.

“Per il governo peronista del '73 invece - osserva Peirò - la crescita della popolazione era un imperativo e nel piano triennale si prevedevano misure per aumentare la fecondità, ridurre la mortalità e promuovere l'immigrazione. Si avvertivano le serie conseguenze sociali dell'invecchiamento della popolazione e le prospettive per il suo futuro e le gravi conseguenze economiche che si riflettevano dell'eccessiva sproporzione tra popolazione passiva rispetto a quella attiva. Nel 1974 si stabiliva un controllo più stringente della vendita degli anticoncezionali e si proibivano le campagne di controllo della natalità. Nel marzo 1974 viene creata la commissione nazionale di politica demografica nell'ambito delle Ministero dell'Interno.

La sua missione doveva essere quella di promuovere una politica nazionale di aumento della popolazione. Peirò si sofferma su un dato: le allusioni agli interessi non argentini promossi dalle teorie neo malthusiane che vedevano nell'eccessivo accrescimento della popolazione del Terzo mondo la causa del suo sottosviluppo. Durante gli anni dell'esilio Peròn concesse al giornalista argentino Bernardo Neustadt una intervista. “Lei sa che McNamara (presidente del Banca Mondiale tra il 1968 al 1981) e stato a Buenos Aires, dove ha pronunciato un discorso relativo al controllo della natalità? gli chiese Neustadt. Peron rispose: “Cose americane. Se gli crede che questo sia un problema per l'Argentina con 23.000.000 di abitanti quanto più lo sarà per l'Europa con 200? Vede, per me questa è un'assurdità. L'Argentina ha bisogno di più popolazione e non deve limitare la sua natalità”.

Claudia Peirò sottolinea che queste parole di Peròn erano condivise a quei tempi con la Sinistra e nelle correnti progressiste in generale che negli anni '60 e '70 denunciavano il controllo della natalità e oggi è eufemisticamente chiamato salute riproduttiva, come una politica imperialista. Nella conferenza mondiale sulla popolazione, ricorda la giornalista argentina, nel 1974 a Bucarest, l'Argentina alzò la voce contestando i fondamenti delle politiche di pianificazione familiare che promuoveva l'Onu rispetto ad una supposta necessità di armonizzare a livello mondiale le tendenze demografiche e le tendenze dello sviluppo economico e sociale.

In conclusione il peronismo di Peròn parlava di un aborto come pratica criminale, un gravissimo delitto e lo descriveva come un metodo di controllo della popolazione. A questo punto dobbiamo domandarci quanto di peronismo ci sia nel kirchnerismo. E se qualcosa rimane, come diceva il cantante messicano Javier Solis: “Sono ombre e niente più ”.