a cura di Anna Bono
  • Covid-19

Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti rimpatriano migliaia di cittadini etiopi

Per contrastare l’epidemia di Covid-19, i governi, pur con modalità diverse, impongono tutti norme di confinamento e distanziamento sociale/fisico. Le misure adottate da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti includono anche il rimpatrio forzato di migliaia di immigrati etiopi irregolari con la motivazione che potrebbero diffondere il virus. A metà aprile i due paesi ne avevano già rimandati in Etiopia, con voli cargo, circa 2.870. Altri 3.000 o forse più lo saranno entro la fine del mese. Il ministro della sanità etiope, Lia Tadesse, sostiene che vengono rimpatriate persone alcune delle quali presentano sintomi sospetti. Nessuno viene sottoposto a test prima della partenza. I rimpatriati, come chiunque arrivi nel paese dall’estero, devono essere messi in quarantena per 14 giorni. Ma l’Etiopia non dispone di centri di isolamento in grado di ricevere un simile afflusso di persone. Attualmente quindi gli emigranti sono ospitati in scuole attrezzate come centri di quarantena di fortuna. Il ministro della sanità sostiene che i rimpatri di massa compromettono gli sforzi per contenere il numero dei contagi. Dei 111 casi registrati alla data del 21 aprile, oltre la metà erano persone arrivate di recente da Dubai. Ulteriori problemi nascono dal fatto che molti dei rimpatriati sono lavoratori domestici che guadagnavano molto poco e ritornano in patria senza mezzi di sostentamento. In effetti gli emigranti irregolari in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti spesso subiscono maltrattamenti dai datori di lavoro e a volte non sono neanche retribuiti. Per questo nel 2016 l’Etiopia aveva proibito l’emigrazione in quei paesi. Il divieto è stato soppresso nel 2019 dopo che sono state attivate misure che almeno sulla carta dovrebbero garantire ai lavoratori protezione da abusi.