• ORA DI DOTTRINA / 3 - IL DOCUMENTO

Apologeti unitevi, di Vittorio Messori

Il cattolicesimo avrebbe oggi più che mai bisogno di una Antidefamation League per contrastare le bugie, le imprecisioni interessate e gli errori sulla storia della Chiesa, che hanno l'effetto di allontanare le persone dalla fede. (da La Luce e le tenebre, SugarCo 2021)

Cappella Palatina, Palermo

Pubblichiamo un articolo tratto dai "Vivaio" scritti da Vittorio Messori e raccolti in cinque volumi pubblicati dall'editrice SugarCo. Quello che segue è tratto dal volume La luce e le tenebre, 2021. 

Nel settembre del 2002 segnalavo, sul Corriere della Sera, gli errori storici e le menzogne di fatto di un film inglese – Magdalene - costruito apposta per dare un'immagine odiosa della educazione cattolica. Sentendo il pubblico del cinema milanese battere le mani al termine della proiezione di quel coacervo di calunnie, mi resi conto che la colpa non era loro, bensì della mancanza di informazioni che nessuno si sarebbe preoccupato di dargli. Non sapevano come stessero davvero le cose. In quei carceri femminili dell’Irlanda degli anni Cinquanta, dipendenti dallo Stato e con le suore addette alla gestione; prendevano per verità le faziosità del regista; scambiavano per «coraggiosa denuncia» la solita prospettiva del solito ex seminarista che deve vendicarsi del suo passato. Dunque, era giustificato il loro applauso, credevano di avere visto una storia vera.

Mi confermai, allora - e lo scrissi sul giornale – che il cattolicesimo avrebbe oggi più che mai bisogno di una Antidefamation League, sul modello di quella (spesso implacabile) datasi da molto tempo dall'ebraismo. Nessuna tentazione, ci mancherebbe, di coartare o intimidire la libertà di espressione di chiunque; ma «tolleranza zero» per le bugie, le imprecisioni interessate, gli errori di fatto. Contrastare, dunque, non certo le opinioni ma le falsità storiche sulle quali, spesso, quelle opinioni si basano. Per un esempio tra i mille possibili: a proposito dell'eterno, noiosissimo tormentone sul «caso Galileo», non lasciare senza secca e precisa smentita chi afferma che il Pisano fu torturato, che fu gettato in prigione, che gli fu impedito di lavorare.

Così (per venire a un altro luogo comunissimo) chi afferma che le vittime della Inquisizione furono milioni e altrettante le streghe o gli omosessuali bruciati per ordine dei preti, deve essere posto davanti alla realtà dei fatti. È quello che io e altri facciamo: ma da privati, da isolati, dunque senza possibilità di replicare a tutto.

Ciò che occorrerebbe sarebbe una struttura: per carità, non un'altra burocrazia ecclesiale, ma cosa di piccolo, agile, motivato, informato, in grado di replicare (o di far replicare) colpo su colpo alle notizie false che ogni giorno tracimano dai media. Perché solo la Chiesa e la sua storia sarebbero da diffamare senza che nessuno intervenga a smentire? La Catholica (malgrado tutto) ancora oggi non manca di storici informati, di persone di indubbio valore culturale, in grado di chiarire, di precisare, di smentire. L’auspicata Lega dovrebbe fungere da strumento di raccordo per intervenire in prima persona o, ancora più spesso, per far intervenire tempestivamente le persone adeguate.  Lo staff dovrebbe essere fiancheggiato da un team di buoni avvocati. In effetti, molti credono che le smentite su dati di fatto siano affidate al buon cuore o all’onestà delle direzioni dei giornali. In realtà, esistono leggi precise che danno diritto di replica e stabiliscono la visibilità con cui le smentite devono essere pubblicate: non è necessario auspicare nuove leggi, si tratta di conoscere e di far applicare le molte disposizioni già vigenti in proposito. La menzogna, quando è dimostrabile come tale, non ha diritto di cittadinanza neanche per il legislatore statale.

È chiaro che, se la struttura dovesse iniziare in Italia, potrebbe agire soltanto a livello nazionale, per l'impossibilità di tutto seguire. Ma potrebbe costituire un esempio e uno stimolo per la costituzione di organizzazioni analoghe in ogni Paese. Il guadagno non sarebbe solo per i credenti e per l’onorabilità della loro Chiesa; sarebbe per la verità tout court, quella verità che è condizione per rendere liberi tutti, anche i non credenti e i non cristiani. E sarebbe anche, quel guadagno, per troppi che scrivono e parlano a vanvera: sapere che qualcuno vigila e interviene - l'Antidefamation ebraica insegna - ispira prudenza e spinge ad informarsi meglio.

La Chiesa non è mai stata e non sarà mai, grazie a Dio, come i regimi comunisti o fascisti di infausta memoria, dove tutto veniva dall'Alto - lo Stato, il partito, il governo - e i sudditi obbedivano passivi. Nella Chiesa cattolica è stato sempre attivo quel «principio di sussidiarietà» che ora l'Europa ha scoperto e che spinge i singoli a fare tutto ciò che possono fare da soli e che pare utile al bene della comunità. Forse che i santi, a partire da quelli  detti «sociali», hanno aspettato che si muovesse «il Vaticano» per progettare, fondare, gestire le loro opere straordinarie? Dalla gerarchia aspettavano solo approvazioni o, al peggio,  accettavano toni, al peggio, auspicavano di non averne ostruzionismi se non persecuzioni.

Dunque, anche la Lega di cui parlo può  - forse deve – nascere per iniziativa «privata», a opera di un gruppo di credenti. Ma l'intervento della Chiesa può essere decisivo, almeno nei primi tempi, per esortare, consigliare, magari anche economicamente aiutare. Il volontariato non basta per un'opera di simile impegno e delicatezza.

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