• 200 EURO. E POI?

Anche Draghi si converte alle mancette di Stato

Anche il governo Draghi cade nella trappola dell’erogazione di sussidi a pioggia, sganciati da qualsiasi ponderazione degli effetti pro e contro, nel breve e nel lungo periodo, con una attitudine a tappare i buchi senza incidere sulle ragioni delle perdite. Il caso 200 euro. 

I governi tecnici o di larghe intese come il governo Draghi dovrebbero avere almeno un pregio: avviare e, possibilmente, completare riforme strutturali in grado di incidere sul benessere della collettività, senza avere l’assillo del tornaconto elettorale. L’attuale premier ha peraltro più volte escluso di candidarsi alle prossime elezioni, dunque si trova nella condizione ideale per promuovere interventi poderosi e dagli effetti di medio periodo, anziché puntare su provvedimenti populisti e demagogici, che spostano semplicemente in avanti l’amaro confronto con la realtà.

Invece sta succedendo, anche da 15 mesi a questa parte, cioè da quando l’ex banchiere si è insediato a Palazzo Chigi, esattamente quello che era accaduto durante i due governi Conte: l’erogazione di sussidi a pioggia, sganciati da qualsiasi ponderazione degli effetti pro e contro, nel breve e nel lungo periodo, con una attitudine a tappare i buchi senza incidere sulle ragioni delle perdite.

In questo caso, però, sta succedendo qualcosa di ancora più preoccupante per le sorti del Paese: il premier sta spacciando come temporanei provvedimenti destinati inevitabilmente ad essere prorogati nel prossimo futuro, perché i problemi che li determinano e li impongono stanno diventando sempre più gravi.

L’esecutivo, a seguito dell’impennata dei costi delle bollette di luce e gas, dei carburanti e in generale dei beni di prima necessità, ha deciso di assegnare una tantum un bonus di 200 euro a chi ha un reddito inferiore ai 35.000 euro. I beneficiari dipendenti e pensionati  si troveranno la somma nella busta paga o nella pensione di luglio, se tutto andrà come deve andare e non come andò con i bonus della prima ondata del Covid, che molti hanno atteso invano per mesi e mesi. Per gli autonomi verrà creato un apposito fondo, che rimane per ora un oggetto misterioso e tutto da definire.

I datori di lavoro potranno recuperare il bonus erogato ai dipendenti al primo pagamento di imposta utile in ordine di tempo. Ma che benessere producono 200 euro dati a pioggia a famiglie in difficoltà che si vedono da tempo erodere i redditi dall’inflazione e dagli aumenti esorbitanti? D’altronde, un decreto denominato “decreto aiuti” non potrebbe che contenere l’ennesima mancetta di Stato a 28 milioni di famiglie, che bruceranno quei 200 euro in pochi giorni senza trarre alcun sollievo dalla misura adottata. E poi ci vorranno almeno 3 mesi, visto che il decreto non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e dunque non si conoscono i dettagli dell’ennesimo sussidio di matrice assistenzialistica.

E’ vero che il bonus 200 euro non verrà finanziato con l’ennesimo scostamento di bilancio bensì con un incremento della tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche. Ma questo poco cambia, considerato che gli aumenti di luce e gas erano già iniziati ben prima dello scoppio della guerra russo-ucraina poiché sono dovuti alle politiche sbagliate dei governi italiani degli ultimi anni. Dunque è pura demagogia sostenere, come ha fatto il premier nei giorni scorsi, che questa emergenza è transitoria. Tutti sanno che le forniture di gas e luce continueranno a salire di prezzo per via delle difficoltà internazionali e perché l’Italia ha sbagliato per trent’anni politiche energetiche e dunque ora si trova nella drammatica situazione di non potersi approvvigionare a prezzi competitivi sul mercato. Ne vedremo, dunque, delle belle e dobbiamo prepararci a razionamenti di luce e gas e a bollette sempre più salate, per far fronte alle quali i 200 euro del bonus somigliano davvero al classico pannicello caldo privo di effetti benefici di lunga durata.

Il governo è già stato costretto a prorogare altri sussidi come il bonus sociale e l’accise carburanti, in mancanza di scelte strategiche e strutturali in grado di incidere sul quadro complessivo. Queste misure tampone ritardano il confronto dell’Italia (e degli italiani) con la cruda realtà, che è fatta di indebitamento progressivo, di recessione e stagnazione incombenti e di fuorvianti illusioni rispetto a un Pnrr che non riuscirà da solo a invertire la tendenza al declino. Se si pensa che durante la pandemia sono stati spesi oltre 150 miliardi in più del previsto e che dei 233 miliardi del Pnrr altri 150 sono prestiti da restituire, ce n’è abbastanza per concludere che senza interventi strutturali, in grado di mettere al riparo i consumatori da futuri rincari e speculazioni, le mancette di Stato alimenteranno un provvidenzialismo foriero di altre cocenti delusioni.

Dona Ora