• VERSO IL SINODO

Amazzonia, quando parliamo di evangelizzazione?

È sorprendente che le risposte delle consultazioni fatte ai fedeli dell'Amazzonia parlino poco della situazione specificamente religiosa, pastorale, ecclesiale, delle missioni amazzoniche. Allo stesso modo, gli ecclesiastici intervenuti toccano solo o principalmente l'aspetto ecologico e i problemi di ordine sociale ed economico delle popolazioni amazzoniche.
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Pubblichiamo ampi stralci di un intervento del cardinale venezuelano Jorge Urosa Savino, che è leggibile in forma integrale in spagnolo qui.

In questo intervento mi riferisco alla terza parte dell’Instrumentum Laboris (IL) del Sinodo sull’Amazzonia, cioè “La Chiesa profetica in Amazzonia, sfide e speranze” e, in particolare, ad alcune delle proposte pastorali presenti.

Un'osservazione importante: è sorprendente che le risposte delle consultazioni fatte ai fedeli dell'Amazzonia parlino poco della situazione specificamente religiosa, pastorale, ecclesiale, delle missioni amazzoniche. Allo stesso modo, è sorprendente che la maggior parte dei commenti sul Sinodo, fatti di recente dagli ecclesiastici, siano collegati alla sua preparazione, toccando solo o principalmente l'aspetto ecologico e i problemi di ordine sociale ed economico delle popolazioni amazzoniche. Questa sembra essere la cosa più importante per la Chiesa. Toccano poco l'aspetto religioso e spirituale della missione della Chiesa di annunciare la Parola e comunicare i doni di Cristo all'umanità. Anche il documento di lavoro dà questa impressione, quindi nel Sinodo si dovrà correggere il percorso e si dovrà mettere in evidenza la centralità dell'azione evangelizzatrice e pastorale per la rivitalizzazione della Chiesa in ’Amazzonia.

La popolazione amazzonica non è tutta indigena. Questa è un'altra osservazione interessante: l'Instrumentum Laboris sembra pensare che l'intera popolazione amazzonica sia nativa. Ma è vero? Almeno non in Venezuela. Nelle diocesi già stabilite nella nostra regione amazzonica, non nei vicariati, vi è una maggioranza di creoli, venezuelani bianchi o misti e afro-venezuelani che non hanno quella cultura indigena. Lo stesso accade a Manaus e Belem, in Brasile.

 

(…) Esso presenta strane espressioni non collegate alla fede cattolica. È vero, il documento sottolinea la missione evangelizzatrice della Chiesa come di un qualcosa compiuto nel corso dei secoli e che è in vigore e urgente (115) e, per realizzarlo oggi in Amazzonia, l'IL propone una conversione pastorale e missionaria (119). Questo, tra le altre cose, implicherebbe “catturare ciò che lo Spirito del Signore ha insegnato a quei popoli ... la fede nel Dio Padre-Madre Creatore ... il rapporto vivente con la natura e la Madre Terra (facendo una distinzione tra queste due idee?), riti ed espressioni religiose e il sacro senso del territorio ... (121). Propone, inoltre, di riconoscere la spiritualità indigena come fonte di ricchezza per l'esperienza cristiana (123b). Sono espressioni che, per coloro che non ne conoscono il significato, sono estranee alla fede cattolica, sulla realtà creata e il suo rapporto con l'essere umano e che sembrano evocare una sorta di sincretismo cristiano-animista. Sarebbe inaccettabile! In questo senso, speriamo che i Padri sinodali lo chiariscano e discernano le proposte sulla creazione e sulla natura che sono realmente conformi alla fede cattolica.

Si parla dell'inculturazione della fede, ma dando un valore quasi assoluto alle culture native e non valorizzando o proponendo l'evangelizzazione della cultura. Questa è la necessaria trasformazione dell'esistenza umana e della vita religiosa, sociale, culturale e familiare dei popoli attraverso il Vangelo di Cristo e la morale biblica, cristiana e cattolica. È un punto che deve essere rivisto e migliorato. (…)

Sull'organizzazione dei servizi pastorali. Nella sua ricerca di nuovi percorsi per la vita della Chiesa, l'Instrumentum Laboris è interessato all'organizzazione della comunità e ai servizi pastorali (IL 127). In tal senso, propone di riconsiderare l'idea che l'esercizio della giurisdizione (potere del governo), sia collegato con tutte le sfere, sacramentale, giudiziario, amministrativo, e in modo permanente al sacramento. In altre parole, sembra proporre che nelle comunità indigene queste funzioni possano essere esercitate da persone diverse, non ordinate sacramentalmente.

Cosa significa questa proposta? Perché le facoltà religiose, spirituali e pastorali dei vescovi e dei presbiteri non sono funzioni diverse di un operatore pastorale, di un “funzionario”. Sono l'espressione del ministero e dell'ufficio (Munus) sacerdotale del vescovo e presbitero, configurati per Cristo sommo ed eterno sacerdote dal sacramento dell'ordine. Sono azioni di Cristo, che sono presenti nel vescovo e nel presbitero con ordinazione sacramentale. Sono poteri conferiti e concessi attraverso il sacramento dell'ordine.

Il sacerdozio non può essere delegato unilateralmente. I poteri pastorali non sono attività cumulative o separate, attribuite a una persona da un documento o da un atto giuridico o amministrativo, da qualsiasi nomina. Queste facoltà pastorali, sacramentali, giudiziarie e magisteriali sono l’azione del rappresentante sacramentale di Cristo sacerdote, profeta e re. Il sacerdote è una persona sacramentale di Gesù, un uomo configurato dall'ordinazione sacerdotale a Cristo, buon pastore e sacerdote supremo ed eterno, al servizio e beneficio del santo popolo di Dio. Questi poteri - tranne l'amministrazione materiale, - non il governo pastorale - non sono funzioni che possono essere delegate in modo isolato. Sono conferiti solo con ordinazione sacramentale. Pertanto, una concezione funzionalista del sacerdozio non è corretta. Non corrisponde alla concezione del sacerdozio come partecipazione alle tre "Munera Christi": sacerdote, profeta e re.

(…) È necessaria una maggiore attività di evangelizzazione e santificazione. Credo che la soluzione all'attenzione delle comunità sia nell'attività evangelizzatrice, per rafforzare la vita di fede in quelle comunità cristiane senza sacerdoti. Il ministero di evangelizzazione e vocazione porta risultati a medio e lungo termine. L'abbiamo visto in Venezuela. Non c'è dubbio che il lavoro dei nostri cari missionari è magnifico, duro, degno di totale rispetto, riconoscimento e lode. Ecco perché dobbiamo studiare per quale motivo la predicazione evangelica e l'opera missionaria non hanno prodotto più frutti nelle comunità indigene, comprese le vocazioni indigene al sacerdozio o alla vita consacrata. (…)

Sul ministero ufficiale delle donne, presente nel testo per rafforzare la pastorale in Amazzonia (129 a, 3). Attualmente, in tutta la Chiesa, le donne hanno già vari ministeri: sono lettrici, servono l'altare durante l'Eucaristia, sono ministre straordinarie della Comunione, catechiste. Esse svolgono anche altre diverse funzioni di grande importanza nelle scuole, nell'amministrazione diocesana o parrocchiale, nei media ecclesiali, nei centri sanitari della Chiesa e come assistenti sociali, ecc. Dovremo vedere cosa hanno in mente coloro che propongono questo nuovo ministero ufficiale; Papa Francesco ha già rifiutato il diaconato femminile. Vedremo cosa succederà nel Sinodo ...

In conclusione, ci sono problemi da superare. Alla vigilia del Sinodo innalziamo le nostre preghiere al Signore perché egli riversi abbondantemente il suo Spirito Santo sui Padri sinodali. Loro avranno il compito di indicare i nuovi percorsi per la rivitalizzazione della Chiesa, nonché per proteggere i popoli dell'Amazzonia e del suo territorio e per una corretta conversione ecologica. Tutto ciò è molto importante. Di conseguenza, questo Sinodo deve abbracciare i punti di forza dell'Instrumentum Laboris, e necessariamente superare le sue omissioni, per promuovere un'opera sempre più evangelizzatrice e rivitalizzante della Chiesa, non solo in Amazzonia, ma in tutto il mondo.

Che la SS. Vergine Maria, madre di Dio e nostra madre, benedica e incoraggi tutti i missionari dell'Amazzonia. Ringrazio i vescovi, sacerdoti, diaconi, apostoli consacrati e laici, per questo bellissimo e difficile lavoro! Spero che possano continuare con questa importante missione apostolica della Chiesa di annunciare con forza ed entusiasmo Gesù Cristo a tutti gli abitanti dell'Amazzonia. È l'unico nel cui nome abbiamo redenzione e perdono dei peccati (cf. Col 1,14). Amen!


*Cardinale Arcivescovo emerito di Caracas

(Traduzione di Marinellys Tremamunno)
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