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Neolingua

Allattamento al petto

Da tempo gli attivisti trans battagliano per usare accanto all'espressione "allattamento al seno" la più inclusiva "allattamento al petto".

Gender Watch 18_09_2023

Da tempo gli attivisti trans, non poco osteggiati dalle femministe ed anche dalle femministe lesbiche, stanno portando avanti una campagna per usare accanto o in sostituzione all’espressione “allattamento al seno” l’espressione “allattamento al petto”. Questo perché vi sono alcune donne che facendosi operare vorrebbero (inutilmente) “diventare” uomini, ma nello stesso tempo conservano il desiderio di diventare madri e quindi di poter allattare i propri figli, non eliminando totalmente la ghiandole mammarie. Un percorso tortuoso che è la limpida manifestazione del profondo disagio psicologico di queste donne che vogliono sentirsi uomini, ma anche donne.

Perché, dunque, petto e non seno? La risposta è semplice per chi conosce minimamente i labirinti mentali in cui si sono persi gli attivisti LGBT: credendosi uomini darebbe loro fastidio chiamare una parte del loro corpo “seno” e dunque ripiegano su “petto”.

Il percorso prima accennato è stato quello di una donna inglese che ora, dopo l’operazione, ha preso il nome di Jacob Stokoe. Lei si è pura sposata con un uomo perché in quanto “uomo” si sente omosessuale – e nel mondo alla rovescia transessualista alla fine è caduta in piedi – ed ha messo al mondo un figlio che ha allattato. Questo – come riporta il sito Pink News – ha accresciuto la sua “disforia di genere”, ossia ha messo sanamente in crisi il suo credere di essere un uomo.

Nonostante questo, è andata avanti per la sua strada e sul tema del linguaggio inclusivo così si è espressa: «Una delle cose più importanti che dico è: 'Usa il linguaggio adatto alla persona che hai di fronte e questo significa che il 99% delle volte utilizzerai allattamento al seno, donna, madre. Ma sappi che esiste quest’altra lingua, così se c’è qualcuno che ha bisogno di altre parole, le hai a portata di mano’».

Capito? Esiste un’altra lingua perché esiste un altro mondo costruito a tavolino, artificiale, inesistente per la natura umana.