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Alla Leopolda, Renzi lancia il guanto di sfida a Conte

I renziani si sono dati appuntamento a Firenze, per la decima edizione della Leopolda. Pur essendo in minoranza, l'ex premier è determinante nei nuovi equilibri politici. E sfrutta questo vantaggio per sfiancare l'attuale premier Conte, su tutti i fronti. E su questo, paradossalmente, trova come alleati anche i Cinque Stelle.

Renzi alla Leopolda

Ieri sera i renziani si sono dati appuntamento a Firenze, dove per il decimo anno si celebra la Leopolda, kermesse dedicata alle idee nuove per l’Italia. L’ex premier festeggia questo decennale da azionista di minoranza del governo, che però col suo potere di interdizione sta condizionando non poco gli equilibri politici.

Mentre l’altra sinistra maggioritaria delle 4 che compongono il governo, vale a dire Liberi e Uguali (le altre sono Movimento Cinque Stelle, Pd e Italia Viva), si è accontentata del Ministero della salute assegnato al lucano Roberto Speranza e si è praticamente appiattita sull’asse Pd-M5S, Italia Viva, la neonata creatura renziana, appare destinata a vendere cara la pelle.

Sta sfiancando il premier Giuseppe Conte sulla manovra di bilancio, dopo averlo pungolato non poco sulla questione servizi segreti e condizionamenti americani sulle scelte governative. Matteo Renzi sta combattendo la sua battaglia per tornare a Palazzo Chigi dopo che, alla vigilia del referendum costituzionale del 2016, aveva promesso agli italiani che se avesse perso quella tornata elettorale avrebbe abbandonato la politica e avrebbe fatto altro.

Col suo nuovo partito, che nel migliore dei sondaggi viene dato al 4%, vuole rivelarsi indispensabile per ogni votazione e quindi dalla Leopolda rispolvererà gli slogan a lui tanto cari e che cinque anni fa, mentre era alla guida del Pd, lo portarono al 40,8% dei consensi (elezioni europee).

Ora, però, Matteo non è premier e soprattutto ha come rivale un premier “democristiano”, che per nessun motivo vuole lasciarsi scalzare dalla poltrona. Sulla limitazione dell’uso dei contanti e su Quota 100 le posizioni dei due sono diametralmente opposte. Giuseppe Conte vuole limitare al massimo l’uso delle banconote per frenare l’evasione fiscale, mentre il leader di Italia Viva si dice contrario e promette battaglia. Su Quota 100 quest’ultimo ha presentato vari emendamenti perché vorrebbe cancellare quella misura, peraltro fortemente voluta dalla Lega e ora invece difesa a spada tratta dai Cinque Stelle, che perderebbero la faccia se la dessero vinta a Renzi. Da Bruxelles è stato peraltro lo stesso Conte a ribadire che Quota 100 rappresenta “un pilastro della manovra”.

Stupisce il fatto che Renzi possa ritrovarsi insolitamente alleato dei grillini, che condividono il suo stesso obiettivo: ridimensionare Conte. Dal blog delle Stelle ieri è partita la richiesta di un vertice di maggioranza per ridiscutere l’intero impianto della manovra. Ma questa ipotesi viene osteggiata dal Presidente del Consiglio, che teme una tenaglia Di Maio-Renzi ai suoi danni.

Molti parlamentari grillini, Ministro degli esteri in testa, appaiono sempre più insofferenti verso il premier e continuano a mettere i puntini sulle i. Pur condividendo le sue dichiarazioni sulla necessità di stanare gli evasori e recuperare risorse dall’economia sommersa, sottolineano come non si possa penalizzare l’uso del contante se prima non si abbassano le commissioni bancarie sulle transazioni on line.

Ma se lo scontro tra renziani e grillini da una parte e Presidente del consiglio dall’altra verte sull’efficacia di certe misure, a gelare tutti è intervenuto il Fondo monetario internazionale, che ha bocciato il nostro Paese per l’eccesso di debito pubblico e gli ha chiesto una manovra credibile e incisiva fondata sulla riforma seria del mercato del lavoro e sull’ammodernamento della pubblica amministrazione, cioè sull’abbattimento dei carichi burocratici che frenano la competitività del sistema Italia.

Nel week-end i protagonisti saranno i due Mattei: da una parte l’ex premier di scena alla Leopolda, evento da lui creato 10 anni fa; dall’altra l’ex vicepremier ed ex Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che intende radunare sotto le insegne del centrodestra tutti gli italiani delusi da questo nuovo governo. Da luoghi diversi e da diverse prospettive politiche attaccheranno entrambi l’esecutivo in carica, anche se il primo lo sostiene.

Certo Conte non se la passa bene e sente puzza di accerchiamento. Ma per ora non dovrebbe correre rischi, anche perché gli ambienti internazionali che contano lo apprezzano e non intendono mollarlo e il Quirinale non vuole altri scossoni dopo la crisi di agosto. Si andrà avanti così, con un governo tenuto in piedi solo dalla voracità di poltrone (in primavera si rinnovano i consigli d’amministrazione Eni, Enel, Leonardo e altri) e dall’obiettivo di tirare fino al 2022 per eleggere con una maggioranza Pd-Cinque Stelle il nuovo Presidente della Repubblica. Ammesso che ci riesca.