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Aborto per lavoratrici, Biden&Co. stravolgono una legge bipartisan

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Approvato nel 2022 con un sostegno bipartisan, il Pregnant Workers Fairness Act si propone di aiutare le lavoratrici incinte. Ma ora l’amministrazione Biden inserisce illegalmente l’aborto nel regolamento attuativo. Protestano repubblicani, vescovi e pro vita.

Esteri 19_08_2023

L’amministrazione Biden tenta in ogni modo di imporre e promuovere l’aborto negli Stati Uniti a spese dei contribuenti, anche a costo di violare la separazione dei poteri e, attraverso regolamenti amministrativi, stravolgere le leggi del Congresso.

Approvata alla fine del 2022, la legge bipartisan Pregnant Workers Fairness Act richiede ai datori di lavoro di fornire facilitazioni alle lavoratrici in caso di gravidanza, parto e condizioni mediche correlate, come il periodo post-partum delle mamme, facilitandone non solo il mantenimento del posto di lavoro ma anche, attraverso il lavoro part-time o il telelavoro, lo svolgimento dell’attività professionale sin quando possibile. La misura era stata salutata da entrambi gli schieramenti (democratici e repubblicani) come un’importante legislazione e una delle poche decisioni condivise di questo mandato parlamentare che impediva ai datori di lavoro di discriminare le donne in gravidanza e proteggeva efficacemente le donne incinte dal dover scegliere tra lo stipendio e la salute. Un ampliamento delle tutele per le madri lavoratrici dopo oltre un decennio di elaborazione e di cui veniva sottolineata l’importanza storica anche dalla rivista Forbes.

Ebbene, lo scorso 7 agosto il Comitato federale per l’occupazione e gli affari sociali (EEOC), un’agenzia del governo, ha incluso l’aborto nel regolamento di attuazione delle nuove norme approvate dal Congresso. Come dire: “se sei incinta, ti aiuto con l’aborto”. Un concetto in aperta contraddizione con la volontà dei due rami del parlamento americano e imposto allo scopo di riaffermare la pervicace volontà di Biden e dei suoi uomini nel considerare l’aborto una “cura” pagata dallo Stato, cioè dai contribuenti. Il regolamento del Comitato federale di attuazione della legge presenta infatti una definizione controversa e ampia di «gravidanza, parto o condizioni mediche correlate» che, oltre a comprendere l’allattamento, le mestruazioni e gli aborti spontanei, comprende anche il controllo delle nascite e l’aborto procurato.

Il regolamento di attuazione stravolge quindi il senso della legge bipartisan - il cui testo non riguarda l'aborto - per imporre un mandato abortista a quasi tutti i datori di lavoro del Paese, compresi quelli pro vita e cristiani che si oppongono all’omicidio dell’innocente. Se entrasse in vigore, esso richiederebbe ai datori di lavoro con più di 15 dipendenti di creare «accordi ragionevoli» per gli aborti dei loro lavoratori, anche se ciò violasse le convinzioni del datore di lavoro stesso. Il testo del regolamento, pubblicato formalmente il 7 agosto, da quella data e per i 60 giorni successivi, consente ai cittadini americani di inviare commenti pubblici all’amministrazione Biden.

Per il senatore repubblicano Bill Cassidy, che è stato il principale promotore della legge bipartisan a favore delle neo mamme insieme al democratico Bob Casey, «la decisione di ignorare il processo legislativo per introdurre un’agenda politica sull’aborto è illegale e profondamente preoccupante e… disonesta. Questi regolamenti ignorano completamente l’intento legislativo e tentano di riscrivere la legge per via amministrativa e regolamentare», ha detto Cassidy, secondo il quale il Pregnant Workers Fairness Act aveva e ha l’obiettivo opposto a quello perseguito da Biden, cioè assistere le donne incinte che rimangono nel mondo del lavoro per scelta o per necessità, mentre portano a termine la gravidanza o si riprendono dopo il parto.

Per queste ragioni, il senatore repubblicano e i suoi colleghi hanno protestato con durezza nei giorni scorsi contro la decisione dell’amministrazione Biden, anche perché la legge era stata approvata con «un sostegno bipartisan schiacciante» e con l’intesa esplicita e condivisa che l’aborto non sarebbe stato incluso in alcun modo.

Le proposte di regolamento per l'attuazione della legge hanno causato anche le proteste dei pro life e dei vescovi cattolici statunitensi. L’8 agosto, cioè il giorno successivo alla pubblicazione del regolamento attuativo, il vescovo di Arlington Michael Burbidge, in rappresentanza dei vescovi statunitensi, ha duramente criticato il tentativo surrettizio dell’amministrazione Biden: «Abbiamo sostenuto il bipartisan Pregnant Workers Fairness Act perché ha rafforzato la protezione delle madri incinte e dei loro figli ancora in grembo, un aspetto che abbiamo incoraggiato il Congresso a considerare prioritario (…). La legge è a favore dei lavoratori, della famiglia e della vita», ha detto mons. Burbidge, che presiede il Comitato della Conferenza episcopale statunitense per le attività a favore della vita. «È una distorsione totale usare questa legge come mezzo per promuovere l’aborto e l’esatto contrario dell’assistenza necessaria alle madri incinte (…), è sbagliata e contraria al testo, alla storia legislativa e allo scopo della legge, che è quello di aiutare le madri lavoratrici a mantenere un impiego retribuito, se lo desiderano, proteggendo al tempo stesso la loro salute e quella dei figli che stanno per nascere», ha aggiunto Burbidge. «Speriamo che l’EEOC sia costretto ad abbandonare la sua posizione insostenibile quando i commenti pubblici presentati su questo regolamento dimostreranno che la sua interpretazione è sbagliata». Il suddetto regolamento, secondo il vescovo, potrebbe essere bocciato anche dai tribunali.

Altrettanto dura la reazione di Alliance Defending Freedom, che in un comunicato ha ribadito come la legge intendesse aiutare le lavoratrici incinte, «non costringere i datori di lavoro a facilitare gli aborti. L’amministrazione Biden sta dirottando una legge bipartisan che non menziona nemmeno l'aborto, per imporre a tutti i datori di lavoro americani di fornire “soluzioni ragionevoli” per gli aborti elettivi delle loro lavoratrici. La proposta illegale dell’amministrazione viola le leggi statali che proteggono i non nati e le convinzioni religiose e pro vita dei datori di lavoro. L’amministrazione non ha l'autorità legale per inserire un mandato abortivo in una legge di grande impatto, a favore della vita e delle donne».