• PORTOGALLO

Aborto, "dogma" che svela le contraddizioni pro choice

Il ministro della Salute portoghese propone benefit ai medici che scongiurano l'aborto delle pazienti. Viene subissato di critiche e la proposta viene bocciata anche se prevedeva la contraccezione. I pro choice in realtà non sono più per una scelta libera, ma mettono l'aborto davanti a tutto come l'unica scelta possibile davanti a una gravidanza indesiderata. 

Alcune notizie cozzano talmente con il buon senso che occorre leggerle due o tre volte per capirne il significato. Una di queste notizie nonsense proviene dal Portogallo. Recentemente,  il ministro della Salute portoghese, Marta Temido, ha dichiarato di voler individuare «nuovi criteri su cui stabilire eventuali retribuzioni extra per medici di famiglia delle unità di “tipo B”, ovvero centri del sistema di salute pubblico, riconosciuti come meglio strutturati e più efficienti».

Quali sono questi criteri premiali per i medici di base più meritevoli? L’assenza tra i propri pazienti di donne che avessero abortito e di uomini o donne che avessero contratto malattie sessualmente trasmissibili. In breve, la proposta prevedeva premi economici per quei medici che, perlopiù, avessero consigliato metodiche contraccettive utili non solo per non rimanere incinte, ma anche per prevenire patologie veneree oppure che, molto in subordine, avessero persuaso le donne incinte a non abortire e gli altri pazienti ad essere fedeli al proprio partner per evitare di incorrere in patologie veneree (fantasiosa l’ipotesi che i medici consiglino l’astensione sessuale).

Tralasciamo l’aspetto morale – la contraccezione nei rapporti coniugali rimane un mala in se – e l’asserita efficacia delle metodiche contraccettive per prevenire gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili – studi ci dicono che  la diffusione della contraccezione va di pari passo con la diffusione dell’aborto e che il profilattico non è sicuro al 100% nel prevenire tali malattie (ci permettiamo di rinviare alle voci “La contraccezione combatte la piaga dell’aborto” e “Il condom serve per proteggersi dall’Aids” in T. Scandroglio, Dizionario elementare dei luoghi comuni, Ida, Milano) – e concentriamo la nostra attenzione sulla reazione sociale che ha provocato questa proposta del ministro della Salute.

Non solo diversi gruppi di femministe sono insorti perché hanno letto questa proposta come un tentativo di limitare un inesistente diritto all’aborto, ma anche l’Associazione portoghese di medicina generale e di famiglia ha censurato questo criterio premiale definendolo discriminatorio perché passerebbe l’idea che chi non abortisce e chi non si infetta con qualche virus venereo sarebbe cittadino migliore di chi invece ricorre all’aborto e di chi, ad esempio, si ammala di HIV.

Una decisione, quella del ministro, dunque «inaccettabile» che segna «un passo indietro nella civilizzazione». La Federazione nazionale dei medici, dal canto suo, ha parlato di «una discriminazione salariale, in base alle decisioni individuali dei pazienti» e che potrebbe condurre «a forme di pressione sulle donne che stanno valutando l’interruzione di gravidanza».  Risultato: la proposta è stata ritirata.

Sono decenni che le principali organizzazioni internazionali spingono per la contraccezione, sia, così asseriscono, per prevenire gravidanze indesiderate, sia per evitare danni alla propria salute. Allora vien da chiedersi perché una simile levata di scudi.

Una possibile risposta potrebbe essere la seguente. Una cosa è consigliare la contraccezione, un’altra mettere indirettamente in evidenza, tramite premi ai medici, che chi non abortisce e chi è sano perché ha fatto ricorso alla contraccezione sono persone migliori di chi invece ha fatto ricorso all’aborto e di chi si è ammalato di qualche patologia venerea perché disinvolto nell’uso del condom.

Questo è inaccettabile da una parte perché sarebbe discriminatorio e sull’altro versante perché la libertà sessuale è intoccabile, anche se poi ti espone ad alcuni rischi. In altri termini deve sempre e comunque prevalere la decisione personale anche a discapito della salute propria e altrui. Le scelte e le condotte sessuali sono insindacabili, anche se poi incappi in guai seri, perché a letto è imperativo categorico che ognuno faccia quello che vuole.

L’esercizio della sessualità è un campo di autonomia talmente tutelato e sacro che per il sesso non valgono quelle infinite imposizioni di carattere planetario che abbiamo imparato a conoscere in questi due anni e mezzo di pandemia. La possibilità, a volte remota, di infettare qualcuno con il coronavirus ha permesso di tarpare le ali della libertà individuali di una manciata di miliardi di persone.

Invece, a dar retta al senso della vicenda portoghese, se uno vuole esporsi al rischio di infettarsi di HIV potendo così trasmetterlo a terzi, il rischio è socialmente accettabile e non si può di certo imporre l’uso di dispositivi di protezione individuale di carattere sessuale, perché alla fine non si possono privilegiare alcune condotte sessuali, quelle più prudenti, a discapito di altre, quelle più avventate.

Sullo sfavore con cui è stata accolta l’iniziativa del ministro ha poi pesato, di contro, il favore sociale per l’aborto. Avere pazienti che non hanno abortito può infatti significare da una parte che le donne hanno usato metodiche contraccettive – e questo al mainstream piace - ma su altro fronte può anche significare che le donne, dietro consiglio del medico, hanno deciso di tenere il bambino. Questo, invece, per il fronte abortista è inaccettabile.

Ciò rivela che gli abortisti non sono pro-choice perché quando la scelta della donna è di proseguire una gravidanza indesiderata questa scelta non viene accettata. In breve, l’aborto deve essere l’unica scelta possibile per le gravidanze indesiderate. Offrire premi per quei medici che, per pura ipotesi di scuola, consiglino con successo vie alternative all’aborto potrebbe incentivare tra i medici stessi una mentalità pro-life, costituendo così un affronto all’abortismo che, lo ripetiamo, non predica la tutela della libertà di scelta della donna, bensì il valore assoluto della pratica abortiva.

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