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A Roma, in marcia per la famiglia

La Manif Pour Tous Italia marcia su Roma. Il prossimo 11 gennaio sbarca nella capitale, raccogliendo adesioni da tutte le associazioni cattoliche impegnate nella difesa della famiglia. La parola a Jacopo Coghe, coordinatore.

Manif Pour Tous Italia

«La legge sull’omofobia è una legge che intende distruggere la famiglia naturale, basata sul matrimonio tra uomo e donna, quella di cui parla la nostra Costituzione agli articoli 29, 30, 31 e che lede irrimediabilmente la libertà religiosa e la libertà di pensiero e di opinione, descritta nell’articolo 21 della Costituzione». Così si esprime Jacopo Coghe, presidente della sezione di Manif Pour Tous Italia, che ha organizzato per sabato 11 gennaio, alle ore 15,30 in Piazza Santi Apostoli a Roma, una nuova manifestazione, alla quale hanno aderito l’Associazione Arkè, l’Associazione Giuristi per la Vita, l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, l’Associazione Culturale Identità Europea, il Comitato della Famiglia, il Comitato “Si alla Famiglia” di Torino, Europei per la Manif, il Gruppo Lot, il Movimento per la Vita, il Movimento Europeo per la difesa della vita, le Sentinelle in Piedi e Notizie Pro Vita. Sono previsti gli interventi, tra gli altri, di: Francesco Belletti, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari; Guido Guastalla, Comunità Ebraica di Livorno); Luca Volontè, Direttore generale Fondazione Novae Terrae; Pietro Invernizzi, Portavoce delle Sentinelle in Piedi; Jean-PierDelaume-Myard, Portavoce Homovox; Gianfranco Amato (Associazione Giuristi per la Vita).

«Negli ultimi mesi, Manif Pour Tous Italia si è opposta in maniera tenace alla legge Scalfarotto – afferma Jacopo Coghe - perché riteniamo fondamentale far crescere la consapevolezza che la battaglia riguardi chi ha a cuore la famiglia naturale e i propri figli. Non siamo disposti a sottometterci alla dittatura del pensiero unico, egemone».

Perché – chiediamo – in Francia queste battaglie hanno portato in piazza milioni di persone, mentre in Italia, nonostante i notevoli sforzi che vengono fatti, questo risultato non viene raggiunto?

«Nel nostro paese – risponde Coghe – ha giocato un ruolo fondamentale l’informazione, che sembra appiattita, salvo qualche eccezione, su posizioni irremovibili rispetto alla necessità di approvare una legge che introduce l’ideologia del gender. Così come i cittadini non sanno che da settembre, nelle scuole medie, ai bambini, in base alla direttiva emanata dall’ex Ministro Fornero, viene insegnata l’ideologia del gender, non è stato possibile neanche creare i presupposti di un dibattito reale, vero sul piano più generale. Sembra che ci sia un muro di gomma su questo tema. La petizione lanciata lo scorso 5 dicembre, ha raccolto 17mila firme. Sarebbero state centinaia di migliaia, se quel muro di gomma non vi fosse stato».

Lei pensa che i cittadini conoscano realmente il contenuto della legge? «Assolutamente no. Ai cittadini si è fatto credere che la legge Scalfarotto voglia difendere le persone omosessuali dalle violenze che subiscono. Niente di più falso. Se fosse così, basterebbero le norme che sono in vigore, che valgono per gli omosessuali, come per ogni persona umana, alla quale si deve il massimo rispetto. Si tratta di ben altro: si vuole introdurre nell’ordinamento italiano l’ideologia del gender ed impedire che chi la pensa in modo diverso possa esprimere la propria opinione e la propria libertà. Tanto che viene previsto addirittura il carcere».

Alla manifestazione hanno annunciato la loro partecipazione molti parlamentari, che si oppongono alla legge, che presto sarà discussa al Senato. Tra gli altri, Laura Bianconi, Maurizio Gasparri, Gian Luigi Gigli, Carlo Giovanardi, Lucio Malan, Massimiliano Fedriga, Giorgia Meloni, Nicola Molteni, Alessandro Pagano, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi, Mario Sberna. Che cosa si attende dalla politica?

«Vorrei solo che si mostrasse alla politica che esiste un popolo di uomini e di donne, che soprattutto in difesa dei loro figli, non sono obbedienti alla cultura che vuole diventare egemone. Sono convinto che se anche se fosse approvata tra qualche giorno la legge, ci sarà tanto da fare. Innanzitutto ricostruzione la comunicazione dalla base ed anche prepararci, quando sarà il momento, ad organizzare un Family Day. Poi, sono già programmati due convegni: il primo a gennaio, a Firenze e il secondo, a febbraio, a Bologna. Vedremo se li potremo tenere».

Qualche segnale già c’è: il Sindaco di Roma, nel dicembre scorso, ha proibito un convegno sul gender… «Ignazio Marino si sta muovendo con grande abilità nel promuovere la cultura egemone. Il 9 gennaio il Campidoglio esporrà la bandiera arcobaleno. Molti Municipi della capitale hanno annunciato l’iniziativa. Ci sarà molto lavoro da fare per contrastare quest’ideologia. Chiediamo a tutti i cittadini di buona volontà di darci subito una mano e di essere in tanti a Roma».