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a cura di Anna Bono
India

4 milioni di immigrati dal Bangladesh hanno perso la cittadinanza indiana

Il governo indiano applicando un accordo del 1985 ha cancellato dal registro nazionale  dei cittadini dell’Assam tutti i bengalesi entrati nel paese dopo il 24 marzo 1971.

Migrazioni 01_08_2018

 

 

Dal registro nazionale dei cittadini dell’Assam, uno degli stati della federazione indiana, sono stati cancellati quattro milioni di immigrati originari del Bangladesh. Si applica così un accordo del 1985 che considera immigrati illegali i bengalesi entrati nel paese dopo il 24 marzo 1971, vigilia della dichiarazione di indipendenza del Bangladesh, li priva della cittadinanza indiana e ne prevede l’espulsione. Più di 32 milioni di persone avevano presentato al registro nazionale i documenti  richiesti per provare di essere cittadini indiani. Gli esclusi possono appellarsi, l’espulsione quindi non sarà immediata, hanno assicurato le autorità dell’Assam, temendo disordini e violenze. Intanto però il governo ha proposto di raccogliere i dati biometrici di coloro che rischiano l’espulsione per evitare che tentino di cambiare identità spostandosi in altri stati indiani. Il primo ministro Narendra Modi sostiene che il provvedimento serve a individuare gli immigrati illegali e non ha motivazioni politiche. Ma c’è chi teme una caccia alle streghe contro le minoranze etniche dell’Assam e, siccome la maggior parte dei bengalesi sono musulmani, alcuni analisti sostengono che lo scopo del governo è modificare la composizione demografica dello stato riducendo la percentuale dei cittadini di fede islamica a vantaggio della popolazione indù e a favore del partito nazionalista indù, il Bharatiya Janata Party, il partito di governo, anche in vista delle prossime elezioni previste nel 2019.