• SI CERCA UN OSPEDALE

10 giorni per Tinslee, un'altra bambina a rischio eutanasia

Si chiama Tinslee Lewis, 9 mesi, ed è affetta dall’anomalia di Ebstein, rara patologia cardiaca. L’ospedale che l’ha in cura, in Texas, vuole staccarle il supporto vitale e una ventina di altre strutture si sarebbero rifiutate di accoglierla. Ma la sua famiglia non si arrende e ha ottenuto dal giudice tempo fino al 23 novembre, ritardando gli effetti mortiferi della «regola dei 10 giorni». AGGIORNAMENTO: Nuova proroga, a Tinslee e alla sua famiglia è stato concesso tempo fino al 10 dicembre.

C’è una bambina di 9 mesi, in Texas, che nessun ospedale si è offerto finora di curare, dopo che quello dove è attualmente ricoverata vuole staccarle il supporto vitale. Si chiama Tinslee Lewis, nata prematura e affetta dall’anomalia di Ebstein, una rara patologia cardiaca congenita. I medici del Cook Children’s Medical Center, a Fort Worth, sono convinti che il «miglior interesse» della piccola sia morire. E l’eutanasia di Tinslee sarebbe potuta avvenire già domenica 10 novembre se non fosse stato per il ricorso presentato dalla famiglia, che ha ottenuto giusto in tempo un’ordinanza restrittiva dal giudice Alex Kim, con cui si proibisce all’ospedale di interrompere le cure fino almeno al 23 novembre. Per il giorno precedente è stata inoltre fissata un’udienza.

È stato guadagnato un po’ di tempo, dunque, ma rimane il fatto che sulla vita di Tinslee, così come di altri pazienti malati prima di lei, è stato attivato un vero e proprio conto alla rovescia. In Texas vige infatti una norma chiamata comunemente «10-day rule» (regola dei 10 giorni), che dà agli ospedali la possibilità di staccare unilateralmente i supporti vitali se giudicati una «cura futile» o «inappropriata», e prevede che i familiari - dal momento del preavviso formale da parte del nosocomio - abbiano solo 10 giorni di tempo per trovare un’altra struttura disponibile ad accogliere il loro caro o per presentare ricorso in tribunale.

Proprio facendo leva su tale norma - inserita in una legge del 1999, approvata quando governatore del Texas era George Bush junior - il Cook Children’s aveva notificato la propria decisione alla famiglia il 31 ottobre, dando appunto 10 giorni di tempo prima dell’interruzione delle cure. Come riferisce Texas Right to Life, un’organizzazione pro vita che sta assistendo legalmente la famiglia, il comitato etico dell’ospedale non ha fornito ragioni di natura medica sul perché si debba staccare il ventilatore ma avanzato valutazioni soggettive sulla “qualità di vita”: insomma, come se la minore o maggiore qualità di vita fosse un criterio per dare o non dare la morte.

È lo stesso ospedale che di fatto afferma questa concezione di fondo in un comunicato, peraltro contraddittorio: «Mentre crediamo che la vita di ogni bambino sia sacra, crediamo anche che nessun bambino dovrebbe essere condannato a una vita di dolore. Rimuovere questa bella bambina dalla ventilazione meccanica è una decisione sconvolgente per i medici e il personale del Cook Children’s, tuttavia riteniamo sia nel suo interesse liberarla da interventi artificiali, medici e dalla sofferenza». Eppure, la sofferenza rimane parte integrante della condizione della nostra vita sulla terra - capace di redimere - e la medicina può operare responsabilmente cercando di alleviarla, non certo eliminando chi la porta su di sé, qui una bimba innocente.

Secondo i medici, Tinslee soffre quando non è sedata. L’anomalia di Ebstein fa sì che una valvola cardiaca non funzioni come dovrebbe e parte del sangue non circoli nella direzione giusta. Si stima, riporta il Daily Mail, che circa un bambino su 10.000 soffra di questa patologia negli Stati Uniti, pur con differenti gradi di gravità. La piccola, le cui condizioni sono complicate da un’ipertensione polmonare, è stata già sottoposta ad alcune operazioni al cuore, che secondo l’ospedale non hanno causato miglioramenti. Da qui deriva la decisione dei medici di interrompere le cure di base, chiaramente viziata da una concezione efficientistica della vita, che fa perdere di vista il dovere di continuare a curare anche quando non è possibile guarire, come ha ricordato di recente pure il direttore generale del Gaslini, Paolo Petralia, nell’accogliere un’altra bambina malata, Tafida Raqeeb, 5 anni, all’ospedale pediatrico di Genova.

La madre della piccola, Trinity, si sta battendo perché Tinslee possa ricevere l’assistenza necessaria, e chiede innanzitutto più tempo per poter trovare una struttura disposta a proseguirne le cure. Finora, secondo un portavoce del Cook Children’s, l’ospedale ha aiutato la famiglia a contattare altri 19 ospedali sparsi tra il Texas e altri Stati degli Usa, ma a quanto pare tutti hanno sposato il giudizio dei medici del nosocomio di Fort Worth e chiuso praticamente le porte alla bimba di 9 mesi. I familiari non smettono comunque di sperare, come testimoniano le parole di Beverly Winston, una prozia: «Noi siamo una famiglia che crede che dove c’è anche solo un po’ di aria c’è speranza», dice la donna, chiedendo di non togliere alla pronipote ciò che le è necessario a vivere. Bastano queste parole di buonsenso per sbugiardare la tesi che un’efficace cura vitale, come la ventilazione nel caso di Tinslee, possa essere “futile”.

Dalla nascita a oggi, Tinslee ha vissuto al Cook Children’s, non viene staccata dal ventilatore da luglio ed è nutrita attraverso un sondino. «È sedata ma cosciente», scrive Texas Right to Life, che ha esortato i texani a mobilitarsi per chiedere al governatore, il repubblicano Greg Abbott, e al parlamento di convocare una sessione speciale per porre fine alla mortifera «regola dei 10 giorni». In questa assurda corsa contro il tempo c’è da sperare che, in attesa dell’udienza del 22, qualcuno offra una possibilità di vita a questa piccola.

AGGIORNAMENTO: Le cure a Tinslee saranno garantite regolarmente fino ad almeno il 10 dicembre, come riferisce Texas Right to Life. L'udienza che era stata prevista per il 22 novembre non si è svolta perché, nel frattempo, gli avvocati della famiglia e l'ospedale hanno trovato un accordo per la proroga fino appunto a giorno 10. Non è stata ancora fissata la nuova udienza, che potrebbe svolgersi tra il 4 e il 10 dicembre. Intanto, la famiglia continua a cercare un ospedale che accolga la piccola Tinslee.