• PRETE INDEGNO

Vignette e satira su Sarah: così si umilia un cardinale

A contribuire alla caricatura di un cardinale Sarah “oppositore” di papa Francesco è apparso sui social un contributo inaspettato: quello di un sacerdote-vignettista italiano di nome Giovanni Berti. Il sacerdote ha pubblicato due vignette che lasciano sgomenti in cui dipinge il cardinale guineano come un furbo truffatore, in “opposizione” a papa Francesco perché, in realtà, “non lo ama”.

Al margine della accesa polemica che sta infiammando gli animi in Vaticano e creando confusione tra i semplici fedeli, riguardante il libro scritto dal cardinale Robert Sarah assieme al papa Benedetto XVI, si resta addolorati nel vedere la violenza con la quale gli “addetti ai lavori” (giornalisti vaticanisti di professione) si scagliano contro due uomini miti e rispettabili come il Papa Emerito e il Prefetto per la Congregazione del Culto Divino.

Chi ha avuto l’onore di conoscere personalmente il cardinale Sarah non può che sorridere di fronte alle accuse di “tramare senza scrupoli” alle spalle dell’anziano Pontefice e di cospirare “contro” Papa Francesco per impedire il rinnovamento della Chiesa.

Duole vedere attivata una macchina di fango, non già dai media laici, ma da una parte di coloro che hanno la missione di comunicare al pubblico ciò che succede nel “piccolo mondo Vaticano”. Una missione – va riconosciuto – non facile in questi tempi eccezionali per la Chiesa, dove si affermano confusione, divisioni e faziosità, ma che non sembra stiano portando a termine con correttezza e onestà.

In una nota, il cardinale Sarah – costretto a dimostrare la propria innocenza di fronte alle gravissime accuse mosse contro la sua persona – ha affermato:  «Perdono sinceramente tutti coloro che mi calunniano e che cercano di oppormi a papa Francesco. Il mio attaccamento a Benedetto XVI resta intatto e la mia obbedienza filiale a papa Francesco è assoluta».

A contribuire alla caricatura di un cardinale Sarah “oppositore” di papa Francesco è apparso sui social un contributo inaspettato: quello di un sacerdote-vignettista italiano di nome Giovanni Berti (che ha pure un nome d’arte: “Gioba”). Il sacerdote ha pubblicato due vignette che lasciano sgomenti in cui dipinge il cardinale guineano come un furbo truffatore, in “opposizione” a papa Francesco perché, in realtà, “non lo ama”.

Di per sé non dovrebbe darsi troppa importanza a simili grossolanità di pessimo gusto, ma trattandosi di un sacerdote, chiamato a guidare ed a rassicurare i suoi fedeli riguardo alla grave crisi che attraversa la Chiesa e di fronte al polverone mediatico innalzatosi in questi giorni, si rimane a dir poco perplessi. Perché tanta fretta nell’accusare il cardinale, senza attendere che si chiariscano i dettagli della vicenda? Perché queste caricature che fomentano una lettura faziosa della situazione e smentiscono ciò che il cardinale in fede ha dichiarato? E ancora, cosa dovrebbero apprendere i fedeli, parrocchiani di Bussolengo, riguardo al caso che sta infiammando l’opinione pubblica e imbarazzando il Vaticano?

Molte cose si possono capire se si osserva che il Berti (appartenente alla diocesi di Verona) non è nuovo a simili stonature. Già ad aprile dello scorso anno si parlava di “proteste sul web” provocate da alcune vignette pubblicate dal sacerdote veneto. In quelle vignette si utilizzava Gesù, la Sacra Famiglia e altre scene evangeliche per veicolare messaggi politici come posizioni anti-TAV, la legittima difesa (e quindi il Decreto Sicurezza), l’emergenza razzismo, i porti chiusi, il family day (in senso denigratorio). Il tutto per arrivare a un Cristo Risorto che, nel giardino del Getsemani, anziché dire “No li me tangere”, canta alla Maddalena “Bella Ciao”.

Eppure il sacerdote ha meritato di venir intervistato sulle pagine dell’Osservatore Romano, dove afferma che «il fraintendimento è parte integrante di ogni forma di comunicazione» e che – pur restando disponibile a dare “spiegazioni” a chi “non capisce le battute” – «in caso di attacchi rispondo con ironia». Insomma se non l’avete capita (perché, ci spiega, «in certi ambienti c’è  il timore che ridere e magari “giocare” con il Vangelo sia una cosa pericolosa») ve la spiega; ma se vi arrabbiate, una risata – iconoclasta e desacralizzante – vi seppellirà (ché la fantasia distruggerà il potere!). Ma mai prendere nulla sul serio.

Un prete-artista e anti-fascista. Questo può spiegare molte cose. Spiega il legame tra le idee politiche dei singoli individui e l’idea di Chiesa che molti sacerdoti desiderano costruire, spiegano il nesso tra l’antifascismo militante (che non disdegna metodi fascisti per ottenere risultati) e l’avversione contro un papa – l’Emerito – la cui sola presenza in questa terra smorza il grido di esultanza per l’avvento di una Nuova Chiesa in cui ognuno potrà servire il suo Signore come vorrà... i preti sposandosi, gli sposati dicendo messa, le donne accedendo agli ordini, i giovani vendendo ascoltati senza ascoltare (e obbedire) e, perché no, i preti antifascisti candidandosi col Piddì.