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IL CASO BERGAMO

Veglie Lgbt: anche i fedeli nel loro piccolo... protestano

Nel silenzio dei fedeli tiepidi e con la complicità dei vescovi, si stanno svolgendo in molte diocesi italiane le veglie per il superamento dell'omotransfobia. Ma un gruppo di fedeli di Bergamo dice no e prende carta e penna per ribadire al vescovo Beschi le verità che queste iniziative vogliono sovvertire. E così danno un esempio di che cosa sia la parresia perché il male avanza quando i giusti stanno in silenzio. 

Ecclesia 29_05_2023

Il male avanza quando i giusti tacciono. È riconducibile a questa vecchia massima la storia che raccontiamo oggi e che ha a che fare con le tante veglie per il superamento dell’omobitransofobia che si stanno svolgendo o si sono svolte in questi giorni in diverse diocesi italiane.

Veglie omoeretiche, nelle quali la vita omosessuale è presentata come conforme alla morale cattolica e che spesso sono organizzate con l’eretica chiesa valdese. Si susseguono facilmente con la tacita benedizione dei vescovi che sembrano ben felici di concedere lo spazio sacro delle chiese per queste iniziative di rivendicazione ideologica del pensiero omosessualista. Nessuno protesta, nessuno tra i fedeli mostra interesse per alzare la voce contro questi “catto gay pride” realizzati con la scusa dell’omofobia, parola che configura un reato che ancora non è entrato nel nostro ordinamento e che delinea un comportamento, quello delle presunte discriminazioni nei confronti dei gay, che è costantemente al di sotto di ogni livello di guardia nei dati dell’osservatorio apposito. Insomma, si parla di omofobia in chiesa, ma in realtà le vittime dell’omofobia non esistono.

Ne consegue che queste iniziative siano puramente strumentali per affermare e sdoganare l’omosessualismo in ambito cattolico. Dicevamo del silenzio dei giusti. Ecco, queste iniziative sono realizzate con il complice silenzio di tanti fedeli che quando non condividono – e sono la maggioranza – non fanno però nulla per far avere ai loro pastori tutto il loro disappunto. E così, il male avanza.

Ma da Bergamo arriva una storia che dovrebbe far riflettere e ben sperare.

In occasione della veglia svoltasi venerdì scorso nella chiesa di San Tommaso Apostolo, un gruppo di fedeli ha detto no e ha scritto una lettera al vescovo di Bergamo Francesco Beschi. Alla lettera non è stata data ancora risposta e la veglia si è comunque svolta regolarmente con la benedizione del prelato, ma l’iniziativa è comunque importante e per certi versi di svolta. Che cosa accadrebbe infatti se tutti i fedeli armati di parresia e correzione fraterna imbracciassero la penna per ricordare ai vescovi la natura pervertitrice di queste iniziative svolte con la strumentalizzazione del Vangelo?

Accadrebbe che forse qualche vescovo si renderebbe conto che certe minoranze agguerrite non possono soffocare il pensiero di una maggioranza che fa valere una verità indiscutibile.

Nel testo – infatti – i fedeli dicono di rivolgersi al vescovo «con grande pena» perché l’iniziativa è stata promossa dal “Progetto Gionata” «che si definisce chiaramente una associazione di “cristiani LGBT,” acronimo che è lo stesso usato dai gruppi omosessualisti che, in tutto il mondo, premono per l’affermazione di cosiddetti “diritti” come l’utero in affitto, i matrimoni e le adozioni per coppie dello stesso sesso». Se qualcuno avesse dei dubbi sulla natura malvagia di queste associazioni, potrebbe rileggersi la lettera dell’allora prefetto della Cdf Joseph Ratzinger scritta nel 1986 nella quale denunciava come gruppi di lobby omosessualiste stessero infiltrandosi nella Chiesa.

I firmatari della missiva, che è stata pubblicata integralmente sul sito di libertaepersona contestano anche la definizione “omosessuali”, «un’espressione che riduce le persone al loro orientamento sessuale, definendole non in quanto individui con una tendenza, ma solamente in base alla loro attrazione sessuale».

La lettera ricorda che le persone con tendenze omosessuali sono esseri umani che si trovano a vivere con una tendenza “oggettivamente disordinata,” che sono quindi meritevoli di essere accolti con “rispetto, compassione e delicatezza”, che con l’aiuto della grazia sacramentale sono chiamate alla castità e che “possono e devono avvicinarsi alla perfezione cristiana”.

Ebbene: «Tutti insegnamenti - proseguono - che i gruppi di “cristiani LGBT” spesso rifiutano, più o meno, esplicitamente. Il “Progetto Gionata” non è da meno, stando alle storie che si leggono sul loro sito dove si celebrano persone che rivendicano con orgoglio una relazione con un’altra persona dello stesso sesso».

Viene posta sotto accusa anche l’insofferenza verso la dottrina e di uso strumentale della Sacra Scrittura che campeggia nella citazione (abusiva) sul manifesto dell’iniziativa, ripresa da Mt 10,40: “Chi accoglie Voi accoglie me”. «Qui il “Voi” – scrivono -, riconducibile a chi si riconosce nella galassia LGTB, è in maiuscolo mentre il “me”, riferibile a Gesù Cristo, è espresso in minuscolo. Ci sembra un chiaro segno del tentativo di piegare il Vangelo in nome dell’ideologia».

Leggiamo ancora: «Spesso i gruppi LGBT, come si considerano gli organizzatori della veglia, definiscono come “omofobo” chiunque si opponga al “matrimonio omosessuale”, alle adozioni per coppie dello stesso sesso, all’utero in affitto, all’insegnamento della teoria gender nelle scuole e persino chi afferma ciò che è scritto nella Bibbia e insegnato dalla Tradizione immutabile della Chiesa. È per contrastare questo, dunque, che pregherà la nostra Diocesi? Per chiedere che siano zittiti coloro che non concordano con l’agenda omosessualista?».

Nel testo si propone anche di realizzare – e questo sarebbe davvero politicamente scorretto – una veglia di preghiera per le vittime della transizione di genere, «per tutti quei ragazzi e ragazze che, ingannati da queste ideologie, e resisi conto di aver fatto una scelta irreversibile, si sono tolti la vita» e si ricorda che cosa comporti la transizione di genere, anche a livello di somministrazione di farmaci pericolosi.

Alla lettera non è stata data alcuna risposta, ma intanto rimane come «esempio» e «monito» per tutti gli altri cattolici che avrebbero voluto protestare, ma non l’hanno fatto per paura o per convenienza. Insomma, protestare con il dovuto garbo e sempre nella fermezza della verità, si può e si deve. Se certe agende avanzano, spesso è anche per colpa del tiepidume nel quale vivono molti cristiani che non vogliono rogne e se ne stanno lontani sia dal caldo che dal freddo. Sappiamo bene però che proprio per loro è riservato il trattamento peggiore: vengono vomitati da Dio. Non deve essere una bella scena da vedere.