Un’introduzione al carlismo
Un volume di Gianandrea de Antonellis spiega cos’è il carlismo.
Segnalo questo interessante e gradevole piccolo libro di Gianandrea de Antonellis dal titolo Dio, Patria, Fueros e Re. Introduzione al Carlismo (D’Amico Editore, Nocera Superiore, 2025). Un testo piacevole alla lettura, capace di informare con rigore il lettore e ricco anche di ironia e sarcasmo.
Il carlismo è definito «tradizionalismo cattolico di tipo ispanico», per cui l’autore spiega le origini storiche del carlismo in Spagna, distingue tra la Spagna e le Spagne e disserta sulla differenza dei termini spagnolo e ispanico. Il carlista aveva molte patrie: la piccola patria della sua città o del suo paese, la patria della Spagna e la Grande Patria della civiltà ispanica. Trattandosi poi di “tradizionalismo” il libro spiega bene cosa debba intendersi per tradizione e cosa per modernità, data la contrapposizione tra i due concetti. Interessante e ben fondata l’idea che la modernità cominci con l’affissione delle 95 testi di Lutero, che la Spagna sempre rifiutò di accettare, mentre il re francese emise l’editto di Nantes di permissione del culto calvinista/ugonotto.
Parlando del primo tema enunciato dal titolo – Dio – l’autore affronta l’argomento della tolleranza (religiosa) spiegando che essa transita inevitabilmente da tolleranza giuridica a equiparazione giuridica, per arrivare poi all’accettazione sociale, quindi alla prevaricazione e infine alla persecuzione (pp. 42-46). Da qui il suo “Elogio dell’intolleranza”, spiegando bene che essa non è il “governo dei preti”.
Sviluppando il tema della patria, de Antonellis, con un certo acume satirico, argomenta la tesi, non nuova ma tuttora interessante, secondo cui una “patria italiana” non esiste. Non c’era una lingua comune, non c’era un simbolo comune e non «è per caso che l’Italia abbia un orrendo inno nazionale» (p. 69). Interessanti anche le considerazioni sulla stanzialità e sulla mobilità, come esse venissero intese dal carlismo e come sono intese ora, in epoca di migrazioni forzate e di nomadismo globalista.
Interessante il capitolo sui Fueros che permette a de Antonellis di rispiegare il concetto di legge naturale e di chiarire ancora una volta che il sovrano assoluto non era Luigi XIV, che assoluto proprio non era, ma i parlamenti delle attuali repubbliche. Il re non era sovrano perché era sottomesso alle leggi che sorgevano dal basso; sovrano è il potere costituzionale moderno che pretende che le leggi nascano da esso stesso.
In questo modo si entra nell’ultimo capitolo dedicato appunto al re, che possiamo sintetizzare così con le parole del libro: «Il Re tradizionale riconosce la volontà dei corpi intermedi, e non può emanare nuove leggi e imporre nuove tasse senza il consenso delle Cortes, dei Parlamenti, che è tenuto a convocare e ascoltare; ed ovviamente è subordinato al diritto naturale, nonché, dovendo essere un re cattolico, a quello divino» (p. 133).
Stefano Fontana


