• IL BELLO DELLA LITURGIA

Un’icona per capire la Pentecoste

Dal VI secolo in Siria e Palestina comparvero le prime immagini della Pentecoste. Scindendosi questa festa con quella dell'Ascensione, Maria per lo più scompare da questa iconografia. Con la discesa dello Spirito Santo gli apostoli stessi incarnano la vocazione missionaria della Chiesa e il posto lasciato vuoto diventa segno della presenza, invisibile ma concreta, di Cristo, che ne è il capo. Da ora i Dodici diventano una cosa sola, nel nome di Gesù.

La Discesa dello Spirito Santo, Scuola di Novgorod - XV secolo

Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito” (Galati 5, 25)

L’icona si scrive e ancora si trascrive perché il solo gesto della scrittura è un atto sacro che l’iconografo compie nel solco di una tradizione che inerisce non solo l’immagine, sempre dettata da un preciso canone, ma anche la tecnica della pittura, la scelta del materiale, la sequenza del lavoro…Se apparentemente la ripetizione può sembrare un limite imposto alla creatività, è in virtù di questa costante replica che l’autore è invitato ad andare a fondo del significato espresso dal prototipo, ripetendolo egli stesso come una preghiera.

Dal VI secolo, quando in Siria e Palestina comparvero le prime immagini della Pentecoste, la tipologia iconografica di questa celebrazione rimase pressoché identica a eccezione di una significativa variante relativa alla presenza di Maria tra gli Apostoli. Scindendosi le feste dell’Ascensione e della Pentecoste, Maria, fin qui figura della Chiesa, per lo più scompare perché con la discesa dello Spirito Santo gli apostoli stessi incarnano, della Chiesa, la vocazione missionaria. Il posto lasciato vuoto diventa, quindi, segno della presenza, invisibile ma concreta, di Cristo, che ne è il capo.

L’icona, che va letta alla luce di tutta la rivelazione biblica, mostra il collegio degli Apostoli: Paolo, qui, sostituisce Mattia perché il messaggio che l’immagine vuole trasmettere è l’annuncio a tutto il mondo della Buona Novella, reso possibile dall’intervento dello Spirito. Il Discepolo delle Genti tiene tra le mani il Libro delle Scritture come fanno anche gli evangelisti, Matteo, Giovanni, Marco e Luca, pur non comparendo storicamente gli ultimi due nel novero dei Dodici riportato dagli Atti. Pietro, dirimpetto a Paolo, e gli altri discepoli sono dotati del rotolo della predicazione.

Lo spazio dipinto, che come spesso accade nelle icone è “aperto” per invitare il fedele a prendere parte del mistero rappresentato, sottolineandone, contemporaneamente, la portata universale, corrisponde al Tempio, delimitato ai lati da torrioni e spalancato verso l’alto perché l’annuncio del Regno di Dio è destinato a raggiungere tutto il mondo. Il Tempio è, infatti, il luogo dove si manifesta pubblicamente la fede e i Dodici seduti a semicerchio all’interno ne sono, qui, l’immagine vivente.

Nell’ambiente sottostante, incorniciato da un arco, un anziano personaggio regge un lenzuolo su cui sono disposte delle pergamene, dodici quante le tribù d’Israele: è un re e rappresenta il Cosmo, ovvero l’insieme dei popoli e delle nazioni cui è rivolto il dono del Paraclito. Che i Discepoli hanno appena ricevuto dalla volta celeste da cui provengono i raggi vivificanti. Sono ormai una cosa sola, nel nome di Gesù, pronti per andare ad annunciare la sola Parola che il mondo attende.

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