• PASQUA

Un'esplosione: è il trionfo di Cristo sulla morte

L'abito di Cristo riluce di grazia come l'abito dei martiri di ogni tempo e sale verso il Cielo portando con sé l'habitus della Chiesa perfetta, senza macchia. Non tutti siamo chiamati al martirio, quello cruento, ma c’è un martirio bianco fatto di accettazione piena delle contrarietà della vita, che ci associa ai grandi martiri di ogni tempo. 

Gesù risorto (integrale)

 Gesù risorto (part.)

Jerzy Duda Gracz (1941-2004), Golgotha di Jasna Gora, Collezione del Museo di Czestochowa XV stazione (2000-2001)185 x 117 cm

 

Esplode nel cielo di Jasna Gora l'Alleluja di Pasqua, Cristo è vivo e sale al Padre suo e padre nostro, Dio suo e Dio nostro. Il trionfo di Cristo sulla morte si staglia sulla sterminata folla che riempie il piazzale del santuario di Czestochowa: è la chiesa di uomini, è la cattedrale del popolo di Dio. Il corpo stesso di Cristo è costituito da quel corpo che è la Chiesa. La risurrezione di Cristo non è affare personale, destino privilegiato del figlio di Dio ma è grazia partecipata all'uomo, ad ogni uomo che entra nel corpo santo della Chiesa.

L'abito di Cristo riluce di grazia come l'abito dei martiri di ogni tempo e sale verso il Cielo portando con sé l’habitus, il modo d’essere della Chiesa perfetta, senza né macchia né ruga. Non tutti siamo chiamati al martirio, almeno quello cruento, ma c’è un martirio bianco fatto di accettazione piena delle contrarietà della vita, che ci associa ai grandi martiri di ogni tempo. Anche noi siamo fecondati dal loro sangue, ma il nostro quotidiano andare, come quello di quanti (per Duda Gracz) popolano idealmente il piazzale di Czestochowa, se vissuto per Cristo, con Cristo e in Cristo, feconda il mondo di bene. 

Se i martiri, sull’esempio di Cristo, spargono il loro sangue, noi raccogliamo la loro eredità, il loro sangue e lo spargiamo sul mondo. Sì, questa umanità multicolore, ordinata, questo immenso mare di viatori nel quale ci riconosciamo tutti, è il Corpo del Risorto qui ed ora. Un lenzuolo li abbraccia tutti. È il grande testimone del fatto più inusitato del mondo, il fatto più segreto, consumatosi nel buio del sepolcro. C’era solo lui, il telo sindonico, c’è solo lui anche oggi a raccontare il fatto inaudito della vittoria di un Corpo sulla morte. Quel testimone volteggia su di noi, abbandona il corpo del Salvatore per avvolgere la Chiesa.

Anche qui Cristo ci guarda, anche qui Cristo, come nella maggior parte delle stazioni di Duda Gracz, non ha piedi. Non vediamo mai i piedi di Cristo perché i suoi piedi siamo noi. Noi che camminiamo qui e ora, nella nostra personale via crucis, segnata dalla testimonianza di chi ci ha preceduto e dalla grazia del nostro Redentore.