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Una comunità in festa per la nuova santa Mariam Thresia

Il 13 ottobre, quando Papa Francesco ha canonizzato Thresia Chiramel Mankidiyan in Vaticano, assieme ad altri quattro nuovi santi, i fuochi d’artificio e gli applausi hanno riempito il cielo sul santuario dedicato alla suora (fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia) nello Stato meridionale del Kerala.

Incoronazione della statua di Mariam Thresia

Kuzhikkattussery – Il 13 ottobre, quando Papa Francesco ha canonizzato Thresia Chiramel Mankidiyan in Vaticano, assieme ad altri quattro nuovi santi, i fuochi d’artificio e gli applausi hanno riempito il cielo sul santuario dedicato alla suora (fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia) nello Stato meridionale del Kerala.

Migliaia di devoti si sono raccolti nel santuario a Kuzhikkattussery, 20 miglia a sud di Thrissur. Una Messa solenne è iniziata alle 10 del mattino (ora indiana, tre ore e mezza avanti rispetto a Roma) nel santuario, prima della diretta televisiva della canonizzazione in Vaticano.

“L’amore che sgorga dalla fede non ha confini. Mariam Thresia ha donato tutta se stessa e ha sconfitto le norme sociali esistenti, con il coraggio di Cristo”, ha ricordato il vescovo emerito George Panikulam nella sua omelia sull’opera sociale svolta da Thresia in un periodo in cui alle donne non erano consentite attività sociali. “Mariam Thresia non deve essere soltanto ricordata, deve essere anche imitata. Che la sua vita sia un modello per noi”, ha esortato l’ex nunzio in Uruguay, dello stesso villaggio natale di Thresia, Puthenchira, nella diocesi di Irinjalakuda, la stessa di cui fa parte il santuario dedicato alla nuova santa.

Alla fine della Messa solenne, in cui celebrava una trentina di sacerdoti con l’ex nunzio Panikulam, una statua della beata Thresia è stata “incoronata” e portata in processione, accompagnata dai tradizionali ombrelli colorati. L’entusiasmo dei cattolici del posto è stato ben rappresentato da K. Binoy, un giovane che, pur avendo una mano rotta, portava un pesante ombrello colorato. “Questo per noi è un giorno da festeggiare”, ha detto Binoy.

Non appena i sacerdoti sono andati via, dopo aver pregato sulla tomba rinnovata, centinaia di devoti si sono accalcati inginocchiandosi attorno ad essa per pregare e rendere omaggio alla suora che è chiamata confidenzialmente “Madre Mariam Thresia”. Fra i volontari che si destreggiavano per distribuire il pasto a migliaia di persone incolonnate in lunghe code, si vedevano le donne anziane uscire dalla coda dicendo “Si fa tardi, anche se dobbiamo saltare il pranzo non ci sono problemi. Se rimaniamo qui, non riusciremo a prender posto (per vedere la diretta televisiva della canonizzazione dal Vaticano, ndr)”. Quando è iniziata la diretta, a centinaia guardavano il maxi schermo, col piatto di carta in mano e mangiando il pasto, ai lati della grande sala.

Nelle prime file, sotto la cupola della grande sala, che può contenere più di 5mila persone, sedevano le suore della congregazione della Sacra Famiglia fondata da Thresia. Non appena in Vaticano hanno iniziato a cantare gli inni, le giovani suore che stavano in piedi ai lati della sala, si sono precipitate in avanti, sedendosi per terra. Durante la canonizzazione, molte delle suore avevano le mani giunte in preghiera, qualcuna con il rosario in mano. Quando il ritratto di Mariam Thresia è apparso sullo schermo, i volti di suore e laici si sono riempiti di gioia. Nel momento in cui Papa Francesco l’ha proclamata Santa, tutti hanno cominciato ad applaudire e allo scrosciare degli applausi si è sommato il frastuono dei tradizionali fuochi d’artificio che esplodevano in cielo.

Questo era il giorno per cui la congregazione della Sacra Famiglia stava pregando e supplicando da anni. Ma la vera celebrazione sarà il 16 novembre, quando l’intera gerarchia della Chiesa del Kerala, che ora è in Vaticano, tornerà al santuario con migliaia di laici e la maggior parte delle 2mila suore della Sacra Famiglia.