Un pastore ucciso e due rapiti in Sudan, sui Monti Nuba
Una fazione dell’SPLA-N ha rapito un pastore e poi lo ha ucciso. Due altri pastori sono stati rapiti
Il 23 luglio in Sudan, nel Sud Kordofan, sui Monti Nub, i combattenti di una fazione scissionista del Sudan People’s Liberation Army-North (SPLA-N) hanno fatto irruzione a casa del pastore Ibrahim Tia, della Chiesa sudanese di Cristo, a Heiban e lo hanno rapito insieme a due suoi figli e a un nipote. Il 24 luglio hanno rapito un pastore della Chiesa episcopale del Sudan, Adel Idris Jongool, e poi lo ha ucciso. La località attaccata è Dabbi, nella regione del Monti Nuba., situata vicino al Korkel Theologica College, il seminario anglicano che serve le due diocesi dei Monti Nuba. Insieme al pastore sono stati rapiti decine di fedeli, 32 dei quali nei giorni successivi sono stati liberati. Altri sono ancora nelle mani dei rapitori. Il 31 luglio, infine, un altro pastore della Chiesa sudanese di Cristo, Zakaria Suliman Jana, è stato rapito a sua volta a Heiban. Le agenzie di stampa non indicano quale sia la fazione responsabile dell’attacco. L’SPLA-N si è costituito nel 2011, dopo l'indipendenza del Sudan del Sud, composto da combattenti settentrionali del Sudan People’s Liberation Movement/Army, che ha combattuto nella seconda guerra civile sudanese culminata con la secessione del Sudan meridionale, rimasti in Sudan e che hanno continuato la lotta armata contro il governo sudanese. Nel 2017 l’SPLA-N si è diviso in due fazioni: al-Hilu e Agar. La prima, che è la più consistente e conta circa 20.000 combattenti, amministra i territori sotto il suo controllo con istituzioni di governo autonome. Ma all’inizio del 2026 si è ulteriormente divisa. 1.500 uomini hanno lasciato il movimento e si sono ritirati sulle montagne da dove lanciano attacchi contro i villaggi. Potrebbero essere loro i responsabili dell’attacco a Dabbi. Monsignor al-Sir Hassan Kuku, vescovo di Heiban, durante un incontro con i giornalisti ha esortato le fazioni del movimento a rispettare le autorità religiose e le strutture della Chiesa e ha spiegato che i militanti prendono di mira le autorità religiose per motivi tribali oltre che religiosi.

