• AVVOCATO AZZECCAGARBUGLI

Un codicillo sui servizi segreti svela chi è Conte

Il premier è riuscito ad infilare nel provvedimento di proroga dello stato d’emergenza da COVID-19 poche semplici parole per modificare la Legge 124/2007 che disciplina il delicatissimo settore delll’intelligence. Un atto gravissimo non solo sotto il profilo politico, ma anche giuridico. È pericolosissimo redigere il testo di un decreto-legge o di un decreto del presidente del Consiglio dei Ministri con il retropensiero avvocatesco secondo cui il diavolo si può nascondere nei dettagli. 

La torsione autoritaria del Governo Conte II, dopo l’(ab)uso dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e l’enigmatico silenzio del Presidente della Repubblica di fronte alla loro discutibile legittimità costituzionale, ha investito persino i servizi segreti. Con l’ennesimo colpo di mano silenzioso e occulto, il premier è riuscito ad infilare nel provvedimento di proroga dello stato d’emergenza COVID-19, poche semplici parole per modificare la Legge 124/2007 che disciplina appunto il delicatissimo settore delll’intelligence. Parole che sarebbero sfuggite ad una lettura poco attenta del provvedimento governativo. Parole di cui gli italiani avrebbero potuto non accorgersi, proprio come capita con alcune clausole degli illeggibili contratti di assicurazione. Parole, soprattutto, di cui l’opposizione parlamentare non è stata messa al corrente. Basterebbe soltanto quest’ultima circostanza – ovvero il fatto di non aver informato e coinvolto l’opposizione – a rendere gravissimo, sotto il profilo politico, l’atto posto in essere da Conte, ed a rilevare l’assoluto disprezzo di costui nei confronti delle istituzioni democratiche, degli equilibri di potere, dell’interesse nazionale e della stessa Costituzione.

Si tratta, comunque, di un atto gravissimo non solo sotto il profilo politico, ma anche giuridico, in quanto il collegamento tra Covid-19 e le modifiche della citata legge 124/2007 che disciplina i servizi segreti appare debole e non sufficientemente argomentato. Ma soprattutto si inserisce indebitamente in un ambito, qual è quello delle misure urgenti connesse alla scadenza dello stato di emergenze (decreto-legge 31 luglio 2020, n. 83), che esula completamente dalle problematiche relative al contenimento della diffusione dell’agente virale.

L’ art. 1, comma 6, del decreto-legge n. 83/2020 non tocca la durata massima di permanenza in carica dei vertici dei servizi (quattro anni per il primo incarico, più un massimo di quattro anni successivi), ma introduce la possibilità che vi siano più provvedimenti successivi di rinnovo dell’incarico, anziché uno solo. Il problema, dunque, non risiede tanto nella modifica legislativa, sulla quale il Parlamento è “libero” di intervenire in occasione della conversione in legge formale entro 60 giorni (ovviamente l’Esecutivo porrà la questione di fiducia sul disegno di legge di conversione come ha già fatto in altri casi), ma sulla estraneità della stessa rispetto al contesto.

Qual è il rapporto tra la «continuità nella gestione operativa del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica» e l’emergenza epidemiologica? Nessuno. Tra l’altro, occorre precisare che né il capo del DIS (Organismo di coordinamento dei servizi segreti), né il capo dell’AISE (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) sono in discussione, essendo entrambi al loro primo mandato di quattro anni. Si deve quindi concludere che, per il solo direttore dell’AISI (servizio segreto interno), il Prefetto dott. Mario Parente, il Governo della Repubblica è stato costretto ad intervenire con un decreto-legge sugli artt. 4, 6 e 7 della legge n. 124/2007? Quali sono i veri interessi che muovono il governo? Non è chiaro, come molte altre cose non sono chiare nell’azione di questo “Esecutivo dei misteri”, che troppo spesso opera in maniera oscura, sibillina, equivoca e ambigua.

C’è da chiedersi, semmai, se non siamo invece di fronte ad una palese estraneità della modifica rispetto al contenuto del decreto n. 83/2020 per cui viene compromessa l’omogeneità dell’atto avente forza di legge, omogeneità che deve intendersi non solo in senso finalistico, teleologico e funzionale, ma anche e primariamente in riferimento all’identità di oggetto, come, peraltro, ha ben precisato la Corte costituzionale con l’importante sentenza n. 22/2012, emessa quando tra gli scranni della stessa Corte sedeva il giudice costituzionale Sergio Mattarella, oggi silente Presidente della Repubblica.

Ora, se questo oggetto consiste nel «mantenimento delle disposizioni emergenziali e urgenti dirette a contenere la diffusione del virus», perché una modifica sulle modalità di nomina dei vertici dei servizi che, peraltro, non li coinvolge neppure tutti in questa specifica fase storica? E, soprattutto, perché intervenire su un settore così delicato come quello dell’intelligence attraverso un codicillo nascosto tra le pieghe di un provvedimento che riguarda tutt’altro? Diciamo che la trasparenza non è esattamente la caratteristica principale dell’azione di questo governo.

Non è la prima volta, infatti, che l’esecutivo guidato dal Giuseppe Conte agisce in una maniera che definire opaca è un eufemismo. Non per nulla l’avvocato di Volturara Appula – premier per caso – difronte alle ripetute accuse di operare nell’ombra e in maniera celata, si è dovuto difendere con una delle sue celebri frasi passate oramai alla storia: «Questo governo non opera con il favore delle tenebre». Il fatto è che il premier, non essendo un politico, continua a ragionare da leguleio. Qualcuno dovrebbe spiegargli che un provvedimento legislativo o amministrativo non è un contratto di diritto privato dove surrettiziamente si possono apporre clausole vessatorie, disposizioni capestro, o, peggio ancora, nascondere trappole, tranelli e trabocchetti legali per la controparte in favore del proprio assistito. Con la democrazia non si gioca. Il popolo non è la controparte contrattuale del Potere.

È pericolosissimo redigere il testo di un decreto-legge o di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con il retropensiero avvocatesco secondo cui il diavolo si può nascondere nei dettagli. Crediamo che questo sia il limite culturale di Giuseppe Conte, ovvero il fatto di non riuscire ad affrancarsi dalla forma mentis tipica di un avvocato di provincia. Ma la storia ci insegna che gli Azzeccagarbugli al potere sono l’antitesi della trasparenza democratica e dei principi fondamentali di uno Stato di diritto. Resta da chiedersi come possano tollerare tutto ciò gli esponenti di un partito che si picca addirittura di definirsi “democratico” persino nella propria denominazione. Come mai costoro non hanno nulla da dire rispetto alle spregiudicate torsioni antidemocratiche del premier? In una cosa, però, Giuseppe Conte ha ragione. Questo governo non opera con il semplice “favore” delle tenebre. È più propriamente il governo delle tenebre.

*Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita
Daniele Trabucco, docente di diritto costituzionale