a cura di Benedetta Frigerio
  • Pakistan

Un bambino cristiano ucciso per un euro

Un bambino cristiano di 11 anni è stato ucciso in Pakistan dall’uomo per cui lavorava durante le vacanze estive. Si chiamava Badal Masih. Suo padre è un tossicodipendente ed è disoccupato. La famiglia vive grazie alla madre, Shareefan Bibi, che fa la domestica. Per aiutare la famiglia Badal raccoglieva rifiuti nella discarica di Ifran Kalu, un musulmano, che lo pagava 50-100 rupie al giorno (da 0,28 a 0,56 euro). Il 10 luglio il piccolo ha chiesto al suo datore di lavoro un prestito di 180 rupie, circa un euro, per alcune spese. Il giorno successivo l’uomo ha reclamato la restituzione del prestito. Badal è tornato a casa, si è fatto dare da sua madre 150 rupie, le ha portate a Ifran e gli ha detto che non intendeva più lavorare per lui. L’uomo si è arrabbiato. Lui e suo fratello Akram hanno picchiato a morte il bambino colpendolo più volte alla testa con delle spranghe di ferro. Nel frattempo è arrivata la mamma di Badal, preoccupata perché non era ancora tornato a casa, che si è messa a gridare vedendo la scena. I due fratelli allora si sono dati alla fuga. La mamma di Badal ha sporto denuncia. Sostiene che suo figlio è stato anche stuprato, cosa che l’autopsia deve accertare. “Condanno con forza questo atto disumano di estrema tortura e presunto stupro di minore – ha commentato ad AsiaNews l’ex parlamentare cristiano Joel Amir Schotra – questa è la mentalità malata della nostra società crudele che non considera i membri delle minoranze come esseri umani e per questo li tortura se essi rifiutano di obbedire, sapendo inoltre che nessuno si alzerà a difendere queste povere creature”.