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Ue, le manovre di abortisti e Lgbt contro la libertà religiosa

Porta la firma di 48 europarlamentari dell’EPF (tre italiani) la lettera del 14 settembre, indirizzata al commissario Schinas e pubblicata in esclusiva dalla Nuova Bussola, che mostra il lavorio costante contro la conferma di Jan Figel come Inviato speciale e contro lo stesso ufficio per la libertà religiosa. Per i firmatari tale libertà è un ostacolo per l’aborto e i diritti Lgbt, e la sua tutela dovrebbe essere a questi subordinata, facendola rientrare tra i compiti del Rappresentante speciale per i diritti umani. Una posizione che coincide con quella espressa da Bruxelles il 4 giugno e che mina la credibilità dell’Ue.
- LA LETTERA INTEGRALE

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Sono abortisti e pro-Lgbt a bloccare la nomina del nuovo Inviato speciale per la libertà religiosa nel mondo e a porre il veto sul bravo Jan Figel che ha svolto l’incarico sino allo scorso anno. Il documento in esclusiva che pubblichiamo, una lettera del 14 settembre, getta nuove ombre tetre sulla complice ostilità verso la libertà religiosa che alberga in Europa e sulla violenza anticristiana degli abortisti europei. Le colpe di Figel? Aver promosso la libertà religiosa, anziché aborto e “diritti” Lgbt. Siamo alla follia pura.

A giugno abbiamo registrato la sconcertante presa di posizione della Commissione europea (vedi qui), che, in risposta a un appello del 30 aprile di centinaia di organizzazioni religiose e leader di tutto il mondo e di tutte le religioni, rispondeva laconicamente che si era “presa la decisione di non procedere alla nomina dell’Inviato speciale” per la libertà religiosa nel mondo, ma che quella della libertà religiosa continuava ad essere “una priorità”. Un mese dopo, l’8 luglio, il vicepresidente della Commissione, Margaritis Schinas, commissario alla Promozione dello stile di vita europeo, annunciava su Twitter che la Commissione aveva deciso di “rinnovare la funzione di inviato speciale per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'UE (…) l’imminente nomina dimostra la nostra determinazione (…)” (vedi qui).

Da quel momento è calato un silenzio torbido che abbiamo denunciato lo scorso 22 agosto, quando abbiamo raccontato delle tante iniziative dei “cattivi” Paesi orientali e del permanente atteggiamento di Bruxelles (vedi qui).

La lettera dei 48 parlamentari abortisti dell’EPF (European Parliamentary Forum, organizzazione legata a doppio filo con la multinazionale dell’aborto IPPF) ‘racconta’ le ragioni del ritardo e svela le trame di questi mesi. Nella lettera al vicepresidente Schinas, i 48 parlamentari europei si dicono “preoccupati per il rinnovo del mandato di un Inviato speciale per la libertà religiosa”. Sebbene si dichiarino d’accordo sull’importanza della libertà religiosa dentro e fuori dall’Europa, ritengono che essa rientri nei compiti del Rappresentante speciale europeo per i diritti umani.

Questa posizione coincide con quella espressa dalla Commissione il 4 giugno. I parlamentari abortisti lamentano anche una procedura opaca nella valutazione della Commissione sul rinnovo del mandato e passano all’attacco: La libertà di religione è stata troppo spesso utilizzata da alcuni per minare e ostacolare i diritti fondamentali degli altri, in particolare il diritto all’uguaglianza e alla non discriminazione delle donne e delle persone Lgbt (…). Siamo ancora più preoccupati per la sua decisione di rinnovare questo mandato perché, in passato, l'inviato speciale precedentemente nominato Jan Figel ne ha minato la credibilità mostrando rapporti altamente problematici con organizzazioni che si oppongono ai diritti sessuali delle donne e ai diritti delle persone Lgbti (come CitizenGo e ADF International)”.

Prosegue la lettera: “Vi esortiamo a nominare come Inviato speciale per la libertà religiosa un candidato che possa dimostrare una solida esperienza nella promozione di tutti i diritti fondamentali e i valori europei.  (…) non possiamo accettare che un inviato speciale che parla a nome dell'UE mostri sostegno pubblico alle organizzazioni che si battono attivamente contro l’uguaglianza di genere e il diritto alla non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale”.

Inoltre, nel caso la Commissione passasse alla nomina, i parlamentari chiedono “chiarezza e trasparenza nel mandato dell’Inviato speciale dell'UE sulla libertà religiosa; nella definizione dei suoi compiti, nel processo di nomina dell’Inviato speciale e per gli obblighi di rendicontazione (…). Vogliamo vedere rapporti pubblici regolari sulle sue future missioni. Questi rapporti dovrebbero includere una lista esaustiva dei suoi collegamenti con gli interlocutori, nonché il contesto del paese e qualsiasi raccomandazione fatta o azioni conseguenti intraprese”.

Le minacce sono chiare: non rinnovate l’ufficio per la libertà religiosa, tantomeno Figel. Ma se lo fate, il nuovo inviato speciale deve promuovere aborto, contraccezione e diritti Lgbti e comunque deve essere ‘pedinato’ in ogni istante della sua vita e attività. Seguono le firme dei parlamentari. Di questi, 31 sono del gruppo Verdi/Sinistra, 10 Socialisti, 5 Liberali, un Cristiano-Democratico proveniente dalla Danimarca e una parlamentare dei Cinque Stelle; gli italiani sono Brando Benifei (Socialista), Sandro Gozi (Liberale, eletto in Francia) e Rosa D’Amato (Cinque Stelle). Dieci dei firmatari sono tra i rieletti al Parlamento europeo ed erano già stati inseriti dalla fondazione Open Society di George Soros nella lista (vedi qui) degli  “affidabili e disponibili a sostenerne le ragioni” pubblicata la scorsa legislatura. La guerra di Socialisti, Verdi, Liberali e Soros contro il cristianesimo e la religione si conferma.

Tre brevi riflessioni. La data della lettera e il suo contenuto ci svelano un lavorio costante - vedi consonanza di alcuni argomenti con quelli della Commissione di giugno - che in questi mesi si è svolto tra gli abortisti e una parte della Commissione per boicottare la nomina sulla libertà religiosa. Lo scopo di questa banda è arrivare a marzo 2021, nominare un nuovo Inviato speciale per i diritti umani che promuoverà innanzitutto aborto, gender e un’artefatta “libertà religiosa” che li sostenga.

Seconda riflessione. Il fatto che l’EPF, promotore dell’iniziativa, sia sostenuto da Soros e da diverse delle fondazioni a lui legate, oltreché da IPPF (che a sua volta ha ricevuto più di un milione di dollari dalla famiglia del noto filantropo negli ultimi anni); e il fatto che molti dei firmatari siano considerati affidabili sostenitori di Soros, non spalanca un enorme buco nero sulla trasparenza europea?

Terza riflessione. La credibilità europea può essere recuperata solo se verrà respinta al mittente la minaccia intentata con questa lettera e si procederà, senza indugio, alla nomina proprio di Jan Figel come Inviato speciale per la libertà religiosa.

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