• L'ANALISI

Ucraina, il cessate il fuoco può attendere

Negoziati ancora lontani dalla possibilità di un accordo, ma sul terreno l'esercito russo continua ad avanzare, seppur lentamente, secondo i propri obiettivi di raggiungere il completo controllo del Donbass congiungendolo alla Crimea.

- RITORNO AL NUCLEARE E TERRORISMO MEDIATICO di Stefano Magni

Gli sviluppi nelle trattative tra russi e ucraini non sembrano promettere soluzioni a breve termine del conflitto in atto da cinque settimane né tregue immediate. Di certo però confermano la possibilità di guardare alla conclusione del conflitto e sono utili a sgombrare il campo dalle tante ipotesi, spesso alimentate dalla propaganda targata USA-NATO-Ucraina di cui politica e media hanno deciso di nutrirsi e di diffondere ai quattro venti.

Arduo addentrarsi nelle valutazioni circa le perdite subite dai due belligeranti, tema su cui i bollettini di Mosca e Kiev diffondono numeri impossibili da verificare ma in qualche modo speculari nel minimizzare il numero dei propri caduti e ingigantire quello degli avversari.

Su alcuni temi legati allo sviluppo delle operazioni militari e parallelamente delle trattative sembrano invece esservi maggiori indicazioni. Innanzitutto i russi non hanno mai puntato a una guerra-lampo ma a prendere il controllo delle aree abitate per lo più da popolazione russofona lungo i confini con Russia e Bielorussia e lungo le coste del Mare d’Azov. Se si osserva la mappa si nota che la penetrazione in territorio ucraino disegna una mezzaluna con i vertici rivolti a Occidente, verso Kiev a Nord e verso Mikolayv e Odessa a sud.
Se poi si confronta la mappa dell’avanzata russa con quella che indica la maggiore concentrazione di popolazione russofona si può notare che sono perfettamente sovrapponibili. Questa valutazione spiega anche il lento procedere dell’offensiva russa tesa, come abbiamo sempre sostenuto, a limitare le perdite tra le truppe russe ma anche tra quelle ucraine e soprattutto tra i civili.

Per questo Mariupol viene conquistata con calma, un isolato per volta, e per questa ragione il grosso delle migliori truppe ucraine è stato ormai circondato nella provincia di Donetsk con un’operazione lenta ma progressiva che mira a non provocare perdite inutili.
Sul fronte di Kiev, dove si è concentrata l’attenzione internazionale negli ultimi giorni, è apparso chiaro che l’obiettivo dei russi non fosse conquistare la città né tanto meno raderla al suolo.

Il riposizionamento dei russi su posizioni più arretrate rispetto al centro urbano non è solo il frutto di controffensive ucraine ma appare soprattutto dettato dalla volontà di Mosca di favorire il negoziato in corso in Turchia in concomitanza con un costante avvicendamento tra i reparti impiegati nel primo mese di guerra e i rincalzi che vengono a sostituirli.
Non a caso Mosca ha garantito un allentamento delle operazioni nell’area della capitale che ha favorito le trattative; e del resto come si può sostenere che Mosca abbia scatenato una “guerra totale” dal momento che continua a vendere gas all’Ucraina e a garantire luce e riscaldamento alle case della capitale?

Se la conquista del Donbass (il cui territorio è ormai in mano russa per il 70 per cento) e di Mariupol costituiscono gli obiettivi militari che aveva annunciato Vladimir Putin all’inizio della “operazione speciale”, cioè proteggere le popolazioni russofone e "denazificare" l’Ucraina (a Mariupol è ormai circondato parte del reggimento “nazista” Azov), la pressione su Kiev sembra invece perseguire un obiettivo strettamente legato agli sviluppi delle trattative.

I russi potrebbero infatti scambiare in sede negoziale l’accettazione di alcune condizioni, quali la neutralità dell’Ucraina e il ritiro di armi e consiglieri militari americani e della NATO, con l’arretramento e il progressivo ritiro delle truppe oggi schierate intorno alla capitale ucraina oppure di quelle che nel sud est minacciano Odessa o Mikolayv.   

Nella migliore delle ipotesi le trattative richiederanno ancora tempo e potrebbero vedere vigorose vampate delle ostilità tese proprio a indurre la controparte ad accettare determinate condizioni negoziali. Resta però di tutta evidenza che l’obiettivo delle operazioni militari russe, oltre a conseguire il controllo completo del Donbass congiungendolo alla Crimea, è giungere a un accordo soddisfacente, nel pieno rispetto della massima di von Clausewitz che vuole “la guerra come continuazione della politica con altri mezzi”.

Del resto il Cremlino punta ad avere un’Ucraina che funga da “cuscinetto” tra la NATO e la Russia. Per questo l’invasione totale non avrebbe mai potuto costituire un obiettivo ragionevole e credibile per Putin.
Al di là dei costi di un’occupazione prolungata di regioni ostili alla presenza russa, la conquista dell’Ucraina trasformerebbe i confini occidentali del paese con Polonia, Ungheria, Slovacchia e Romania (tutti paesi membri della NATO) in una nuova Cortina di Ferro, aumentando e non certo riducendo le tensioni con l’Alleanza Atlantica.

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