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Ucraina: i russi avanzano, le trattative prendono forma

Donbass in gran parte in mano ai filorussi, Kiev assediata mentre l'esercito russo penetra nelle periferie di Mariupol e Kharkiv. L'avanzata dell'esercito russo è lenta ma inesorabile, mentre continua la guerra di propaganda. E in questo contesto si cominciano a definire i termini dei negoziati: ottimismo da parte di un membro della delegazione russa al tavolo negoziale.

Le ultime notizie dai fronti di guerra in Ucraina riportano che i russi stringono la morsa intorno a Kiev cercando di completarne l’assedio, penetrano alla periferia di Mariupol e Kharkiv e avanzano nel Donbass dove i migliori reparti dell’esercito ucraino sono ormai circondati e probabilmente a corto di rifornimenti e nel sud ovest cercano di aggirare la roccaforte ucraina di Mikolayv per isolare il porto di Odessa.

In quella che rappresenta la prima guerra convenzionale su vasta scala combattuta in Europa dal 1945, l’impiego di mezzi corazzati, velivoli e artiglierie capaci di un grande volume di fuoco hanno già provocato migliaia di morti tra i belligeranti e circa 600 tra i civili secondo le valutazioni rese note ieri dalle Nazioni Unite.
L'Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni unite ha infatti fatto sapere che al 12 marzo almeno 579 civili sono stati uccisi nel conflitto mentre altri mille sono stati feriti inclusi 42 bambini morti e 54 feriti.

Numeri molto inferiori a quelli annunciati da Kiev che riferisce di oltre 1.200 civili uccisi solo a Mariupol e vanta anche di aver ucciso oltre 12 mila soldati russi distruggendo 362 carri armati, 1.205 mezzi corazzati, 135 sistemi d'artiglieria, 62 lanciarazzi multipli, 33 sistemi di difesa antiaerea, 58 aerei, 83 elicotteri, 585 veicoli, 3 unità navali, 60 cisterne di carburante e 7 droni.
Kiev ha ammesso di aver avuto 1.300 caduti mentre le perdite di Mosca venivano stimate dal Pentagono l’11 marzo in circa 5/6 mila morti.

I russi non hanno reso noto un bilancio delle proprie perdite dopo il primo comunicato al termine della prima settimana di guerra e che riferiva di quasi 500 caduti, ma ha fornito dati recenti sulle perdite umane inflitte agli ucraini annunciando il 13 marzo un bilancio dei bersagli distrutti in termini di mezzi e infrastrutture. Si tratta di 3.593 obiettivi militari ucraini distrutti dall'inizio dell'offensiva militare come ha riferito il portavoce del ministero della Difesa russo, generale Igor Konashenkov: 99 aerei militari, 61 elicotteri e 126 droni ucraini sono stati abbattuti o distrutti al suolo, 1.150 carri armati e mezzi corazzati, 118 lanciarazzi campali, 436 pezzi d’artiglieria e 973 veicoli sono stati distrutti.

L’impressione è che i russi non intendano rivelare il numero dei loro soldati morti o feriti per l’impatto che potrebbe avere sul fronte interno, ma neppure di calcare la mano sul numero dei soldati ucraini uccisi poiché l’obiettivo di Mosca resta quello di vincere la partita spargendo memo sangue possibile in un'Ucraina la cui terra e il cui popolo sono strettamente legati alla Russia.

Molti armamenti ex sovietici sono in dotazione sia alle forze russe che a quelle ucraine, anche se i russi in genere dispongono di versioni più moderne e aggiornate: per questa ragione Vladimir Putin ha detto di voler trasferire alle forze militari ucraine filorusse delle repubbliche di Donetsk e Luhansk mezzi e armi di preda bellica catturati all’esercito ucraino, incluse le armi occidentali antiaeree e anticarro fornite da NATO e UE agli ucraini e in parte catturate.

Mosca inoltre sembra prendere di mira con i missili da crociera lanciati da grande distanza dai bombardieri e con i missili balistici Iskander le basi aeree e i depositi militari ucraini a ovest del Dnepr: infrastrutture lontane dalle aree dei combattimenti, quasi tutti a est del fiume se si escludono le operazioni intorno a Kiev e a Odessa ma interessate dall’afflusso dalla Polonia dei carichi di armi che gli stati membri di UE e NATO hanno destinato agli ucraini (la UE ha portato la spesa per armare Kiev a 950 milioni di euro).
I russi considerano prioritario colpire i convogli che trasportano queste armi e la distruzione delle piste di volo e delle infrastrutture degli aeroporti impedirà a quel che resta dell’Aeronautica ucraina di poter impiegare i propri aerei o quelli che dovessero venire forniti dai paesi della NATO.

Negli ultimi giorni gli attacchi missilistici russi hanno distrutto la base aerea di Vasylkiv a sud di Kiev, l'aeroporto militare di Lutsk, a nord est di Leopoli, non lontano dal confine polacco, e la base aerea di Ivano-Frankivsk, mentre nei giorni scorsi sono stati colpiti anche obiettivi industriali a Zytomyr.
Colpita con ben 30 missili che hanno provocato secondo fonti ucraine 35 morti e 138 feriti anche  la base di Yavoriv (vicino a Leopoli e a 25 chilometri dal confine con la Polonia) sede del Centro internazionale per il mantenimento della pace e la sicurezza (IPSC) dove operano molti consiglieri militari della NATO che addestrano le truppe ucraine e dove tra settembre e ottobre 2021 si sono svolte le esercitazioni militari ucraine/Nato, Rapid Trident che coinvolsero 4.000 militari ucraini e 2.000 della NATO.

Mosca ha fatto sapere sabato che i convogli di armi straniere per l'Ucraina saranno considerati "bersagli legittimi".
Sui fronti a est del Dnepr le forze filorusse del Donbass hanno assunto il controllo di quasi tutta la regione di Luhansk (fonti ucraine riconoscono che il 70 per cento del territorio è in mano al nemico) mentre viene segnalato intorno a Kiev ormai assediata l’arrivo di diversi reparti di artiglieria pesante e pesanti combattimenti a Irpin, sobborgo occidentale della capitale.

Finora l’artiglieria pesante russa è stata impiegata soprattutto per martellare le fortificazioni ucraine nel Donbass, lontano dagli obiettivi civili e dai centri abitati ma il progressivo accerchiamento di diverse città (Kharkiv, Sumy, Kiev e Mariupol) insieme alla evacuazione di molti civili attraverso i corridoi umanitari, potrebbero indurre i russi ad impiegare più intensamente queste armi, oltre ad aerei ed elicotteri da attacco, per indurre gli ucraini alla resa.

In questo contesto che vede i russi conseguire successi non eclatanti ma progressivi, cominciano a definirsi anche i termini dei negoziati tra i belligeranti. Ieri Leonid Slutsky membro della delegazione di Mosca al tavolo negoziale, ha dichiarato all'agenzia Ria Novosti che nei colloqui fra Russia e Ucraina sono stati fatti progressi sostanziali. "Se pensiamo alle posizioni all'inizio del negoziato possiamo dire che oggi sono stati fatti progressi sostanziali mi aspetto che possano continuare e che le parti possano trovare un posizione comune".

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