Ucraina, agli USA interessano solo i buoni rapporti con la Russia
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Le possibilità di accordo tra Kiev e Mosca sono sempre minime anche se Trump vorrebbe la fine della guerra entro giugno. E intanto l'amministrazione americana prende sempre più le distanze da NATO e UE.
Nella storia infinita dei negoziati guidati dagli Stati Unii per concludere il conflitto in Ucraina i nodi irrisolti che restano al pettine sono quelli di sempre. Innanzitutto l’Ucraina non accetta le cessioni territoriali pretese in 5 regioni da Mosca e quindi rifiuta di ritirare le sue truppe da quanto ancora controlla nelle regioni di Donetsk (15% ancora in mano ucraina), Zaporizhia (20%) e Kerson (24%).
Le truppe russe, che controllano per intero la Crimea e l’oblast di Luhansk, continuano però ad avanzare in due delle tre regioni ancora contese (a Kherson i due eserciti sono separati dal fiume Dnepr) ma stanno guadagnando terreno anche nelle regioni di Sumy e Kharkiv (lungo il confine ucraino- russo) e in quella di Dnipro.
Nelle ultime ore i russi, che conquistano in media una dozzina di centri abitati ogni settimana, hanno preso il controllo di Sidorovka nella regione di Sumy e di Glushkovka nella regione di Kharkiv.
Dopo la breve tregua è ripresa anche l’offensiva notturna con droni e missili tesa a demolire le infrastrutture energetiche, industriali e ferroviarie dell’Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato che nella prima settimana di febbraio di quest'anno «la Russia ha attaccato il suo Paese con oltre 2.000 droni, 1.200 bombe guidate e 116 missili».
Poiché le forze di Kiev continuano a perdere terreno e non hanno la capacità di riconquistare i territori perduti, si comprende perché il 27 dicembre scorso Vladimir Putin abbia affermato di trovare sempre meno utili i negoziati dal momento che i russi stanno prendendo armi in pugno i territori oggetto di trattativa. Il rischio semmai, in assenza di un trattato di pace, è che Mosca aumenti le sue aspirazioni territoriali puntando anche su Odessa.
Vi sono poi altri due aspetti che bloccano i negoziati: Kiev non accetta di restare neutrale, cioè esterna alla NATO, né di rinunciare ad ospitare truppe di nazioni della NATO come quelle anglo-francesi e degli altri membri della “Coalizione dei volenterosi” intenzionate a schierarsi in Ucraina dopo un’eventuale (e oggi improbabile) intesa per la pace.
Nonostante ogni accordo sia impossibile a queste condizioni, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato ieri che gli Stati Uniti vogliono la fine della guerra entro giugno. Le delegazioni russa e ucraina saranno negli Stati Uniti nei prossimi giorni per ulteriori colloqui, probabilmente a Miami, ma non sembrano esserci elementi per sbloccare lo stallo.
Del resto gli Stati Uniti hanno fretta perché intendono ristabilire al più presto relazioni economiche e politiche con la Russia lasciando ai margini l’Europa con il fardello della crisi energetica ed economica e della ricostruzione dell’Ucraina.
Che gli statunitensi vogliano sganciarsi dagli impegni in un’Europa vista da Washington solo come un vassallo ininfluente e un cliente per armi ed energia statunitense, lo dimostra anche la minima partecipazione alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, dal 12 al 14 febbraio.
Alla NATO si nega ogni riduzione dell’impegno degli USA ma a Monaco non ci saranno né il vicepresidente J.D. Vance (che lo scorso anno aveva scosso i vertici europei con un intervento molto duro nei confronti dell’Europa nemica dei suoi cittadini) né il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che diserterà anche la ministeriale Difesa della NATO del 12 febbraio a Bruxelles, sostituito dal numero due del Pentagono Elbridge Colby.
«L'assenza di Hegseth - ha ammesso l'ex portavoce della NATO Oana Lungescu - rappresenta un segnale negativo in una fase di forte stress delle relazioni transatlantiche» e rischia di rafforzare «i dubbi sulla solidità dell'impegno americano».
Se consideriamo che all’ultima riunione dei ministri degli Esteri della NATO il segretario di Stato Marco Rubio non si era fatto vedere, appare chiaro quale interesse Washington attribuisca oggi all’Europa.
Rubio sarà però presente alla conferenza di Monaco anche se probabilmente attribuisce più rilevanza alle visite nei giorni successivi in Slovacchia e Ungheria dove incontrerà i premier Viktor Orban e Robert Fico, ostracizzati dall’Unione Europea ma tenuti in grande considerazione dall’Amministrazione Trump.
Del resto è paradossale che dopo aver alimentato la crisi per la Groenlandia, gli USA disertino un incontro con gli alleati NATO in cui sui discuterà di rafforzamento della presenza nell'Artico per rispondere alle minacce di Russia e Cina. Minacce denunciate da Washington ma del tutto inesistenti sul piano concreto, a dimostrazione di come gli alleati europei restino succubi della narrazione strumentale d’oltre Atlantico.
L'obiettivo, ha spiegato il ministro britannico John Healey, è «mostrare agli Stati Uniti che gli alleati stanno già facendo di più», ma a Washington non sembra interessare realmente l’impegno degli alleati (se non quello determinato a comprare armi “made in USA”) ma mettere le mani sulla Groenlandia in un modo o nell’altro.
Per il segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Mark Rutte, che aveva chiamato Trump “daddy”, immaginare una difesa europea senza gli Usa è «sognare» ma prima o poi occorrerà pure tenere conto che Washington non sembra avere alcun interesse a difendere l’Europa, o almeno è molto più interessata a sviluppare le relazioni con la Russia.
Il 7 febbraio Zelensky, in un colloquio con i giornalisti, ha affermato che c'è la possibilità che gli Stati Uniti e la Russia firmino accordi di cooperazione economica dal valore di circa 12 trilioni di dollari (12.000 miliardi). «I servizi segreti mi hanno mostrato il cosiddetto pacchetto Dmitriev», che lui ha presentato negli Stati Uniti, per un valore di circa 12 trilioni di dollari, si tratta di un pacchetto di cooperazione economica tra Usa e Russia, ha detto il presidente ucraino, affermando che ci sono diversi segnali che indicano che questi documenti potrebbero contenere anche questioni relative all'Ucraina.
«L'Ucraina non sosterrà eventuali accordi tra le parti che ci riguardano senza essere consultati», ha affermato Zelensky che evidentemente teme di venire sacrificato sull’altare della ripresa in grande stile delle relazioni tra Stati Uniti e Russia.
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