• L'ANALISI

Tutto nasce dalla sentenza del 1975

E' stata un'altra sentenza della Corte Costituzionale - la 27/75 - a porre le basi per lo sterminio degli embrioni. E' lì che i giudici hanno stabilito che la salute della donna ha la precedenza sulla vita del concepito, e da lì vengono tutte le leggi ingiuste.

Giudice della Consulta

La Corte Costituzionale ha stabilito l’incostituzionalità del divieto alla fecondazione eterologa contenuto nella legge 40/2004. Non può sorprendere perché, seppure non giurista, ho sempre avuto ben presente la portata devastante di un’altra sentenza uscita dal palazzo della Consulta, la numero 27 del 1975 (27/75), quando presidente era il democristiano, e futuro Guardasigilli in due governi Andreotti, Francesco Paolo Bonifacio.

In quella sentenza, che troppo spesso si tende a dimenticare, i giudici scrissero righe che equivalgono ad una vera e propria bomba atomica contro il concepito: “Ritiene la Corte che la tutela del concepito abbia fondamento costituzionale”, scrissero allora i giudici che però si premurarono di aggiungere: “L'interesse costituzionalmente protetto relativo al concepito può venire in collisione con altri beni che godano pur essi di tutela costituzionale”.

Il bene individuato come potenzialmente collidente con il diritto alla vita del concepito non fu indicato dalla Consulta nella sola vita della madre, cosa già in essere anche prima della sentenza, ma fu specificato in due righe che segnarono il de profundis per la più minima tutela di milioni di esseri umani aventi la sventura di non essere ancora nati: “Ora non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi é già persona, come la madre, e la salvaguardia dell'embrione che persona deve ancora diventare”.

Per capire la portata di questa affermazione si deve tenere presente la definizione di salute fornita nel 1948 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Non la mera assenza di malattia o infermità, ma uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”. Una volta ascoltai la relazione del bravissimo magistrato di Cassazione Pietro Dubolino che osservava come tale definizione configurasse in sostanza la definizione di felicità. Quindi, tra vita del concepito da una parte e felicità della donna dall’altra, i giudici di allora affermarono che secondo la Costituzione italiana è quest’ultima a dovere prevalere.

Se si è già scritto che per la felicità della donna si deve potere sacrificare la vita del concepito, come non si ammetterà che si sacrifichi il diritto del concepito ad avere un padre e una madre individuabili?

Vorrei andare oltre, perché successivamente al 1975 gli zelantissimi uffici dell’OMS hanno sfornato un altro concetto, quello di “Salute riproduttiva” che “implica che le persone abbiano una vita sessuale responsabile, soddisfacente e protetta ed abbiano la capacità di riprodursi e la libertà di decidere se, quando e quanto spesso farlo”. Se quindi è un diritto dell’individuo riprodursi, se è un diritto farlo ogni volta lo si voglia, se questa è salute, mi pare evidente che la valanga di feroce ingiustizia che si è abbattuta sul concepito in questi 39 anni abbia la vera madre in quel tragico provvedimento riguardo al quale non mi è ancora capitato di ascoltare in questi anni alcuna seria analisi volta a contrastarlo.

Che si fa contro quella sentenza che è la vera testa del serpente da cui fuoriescono i denti velenosi della 194 e dell’attuale quadro normativo sulla fecondazione artificiale? Pensata con le migliori intenzioni di impedire il congelamento embrionale, la diagnosi eugenetica, il supermarket di gameti ed uteri, la sperimentazione con uccisione embrionale, tutte pratiche che, lo si deve ricordare, prima della legge 40 erano perfettamente lecite, la legge 40 è riuscita a superare la martellata referendaria, ma non ha potuto resistere alla corrosione inesorabile di 27/75,  un acido anti-life più potente del sangue di Alien.

Non so se e quanto la situazione attuale sia peggiore rispetto al 2003, mi metterò in ascolto degli esperti, ma credo che si debba imparare anche dagli avvenimenti avversi. Questo episodio suggerisce una revisione profonda della strategia del compromesso con i paletti; abbiamo imparato che nel tempo questo viene trasformato da 27/75 et similaria in sconfitta "spalettata". Legge sulle coppie di fatto, sul testamento biologico, sull’omofobia, sono terreni ad oggi ancora non del tutto sfavorevoli a chi voglia difendere la legge naturale, prego chi può e deve: non rendiamo le cose più facili ai nemici.