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POLONIA

Tusk contro l'ora di religione. I catechisti chiedono aiuto al Papa

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Nel suo incontro con papa Leone XIV, il premier polacco Tusk si è mostrato molto accomodante. Ma il suo governo, in particolare Barbara Nowacka, riforma la scuola penalizzando la cultura polacca e soprattutto la religione.

Libertà religiosa 18_05_2026
Donald Tusk, a sinistra (AP)

Giovedì 7 maggio il premier polacco ha fatto visita a Leone XIV. In quella occasione si è presentato, falsamente, come un politico dialogante con la Chiesa, aperto alle istanze dei cattolici. Ma la realtà smentisce queste dichiarazioni: il governo della coalizione capeggiato da Donald Tusk è il più anticlericale nella Polonia dopo la svolta democratica del 1989. Questo carattere anticattolico del governo è particolarmente visibile nelle attività del Ministero dell’Istruzione Nazionale guidato da Barbara Nowacka, dichiarata atea, sostenitrice dell’aborto e dell’ideologia Lgbt. Da un lato, l’attuale ministro sta cercando di eliminare ogni contenuto patriottico dai programmi scolastici e di eliminare o marginalizzare l’ora di religione; dall’altro, sta imponendo una nuova materia, la cosiddetta «educazione alla salute»: in pratica si tratta dell’educazione sessuale, che mira alla sessualizzazione precoce di bambini e adolescenti e a promuovere l’ideologia gender. Nowacka rifiuta qualsiasi onesta discussione con la Chiesa, ignorando che si tratta della materia riguardante anche il Concordato tra la Polonia e la Santa Sede. Snobba pure le voci dei diretti interessati, cioè i genitori e gli insegnanti di religione.    

Malgrado le parole rassicuranti di Tusk, questi problemi sono stati discussi durante i suoi incontri in Vaticano, come dimostra il comunicato della Sala Stampa emesso a conclusione della visita, che parla da un lato di «buone relazioni tra la Santa Sede e la Polonia» ma indica come temi discussi «i rapporti tra la Chiesa locale e lo Stato, specialmente in ambito educativo e in merito a temi etici».

La scuola è sempre stata bersaglio di progetti rivoluzionari e ideologici. Anche oggi certe forze politiche nell’Europa dominata dalle forze liberali di sinistra vogliono utilizzare la scuola per realizzare un progetto di ingegneria sociale. Roger Scruton parlava dell’esistenza della cultura dell'emancipazione, che intende la libertà come lo scioglimento di obblighi: dal passato, dalla tradizione, dalla religione, dalle norme e dalla natura umana stessa. E questo è il fulcro delle «riforme» di Nowacka, che in Polonia vengono presentate come una «modernizzazione» neutrale.

Nowacka non ha voluto soltanto ridurre le ore di insegnamento della religione e dell’etica nelle scuole pubbliche (da due a una alla settimana), ma ha richiesto lo spostamento di tali lezioni alla prima e all’ultima ora delle attività scolastiche. Per di più il voto di religione e di etica viene escluso dalla media dei voti.

Un altro elemento della riforma riguarda l'abolizione di fatto dei compiti a casa nelle classi inferiori e la loro facoltatività in quelle superiori. Ma i compiti a casa sono uno strumento di formazione: insegnano la sistematicità, la pazienza, la responsabilità, la capacità di pianificare e l'umiltà di fronte alle difficoltà.

I cambiamenti più significativi di Nowacka riguardano la riduzione dei contenuti storici e letterari. Ma se una nazione smette di insegnare la propria storia e letteratura, cessa di essere una «comunità della memoria» e diventa un insieme di individui che abitano lo stesso territorio.

L’altro elemento della riforma è appunto la cosiddetta «educazione alla salute». La sua introduzione è stata oggetto di proteste da parte di tanti genitori e gruppi sociali. Ma il governo di Tusk vuole in questo modo negare ai genitori la facoltà di essere gli educatori principali dei loro figli e, così, l'«educazione alla salute» cessa di essere educazione e diventa uno strumento della rivoluzione culturale secondo i dettami di un'agenda liberal-progressista di rivoluzione sociale e morale.

La «riforma» di Nowacka colpisce circa trentamila insegnanti di religione. E proprio queste vittime dei cambiamenti, organizzate nell’Associazione dei Catechisti Laici, hanno deciso di scrivere una lettera a Leone XIV per denunciare la grave situazione e chiedere aiuto. All’inizio della loro lettera gli insegnanti elencano i cambiamenti introdotti nel sistema scolastico che «in modo significativo limitano la possibilità di esercitare il diritto all’educazione religiosa e alla libertà di culto nelle scuole». Sottolineano che tali misure «sono state attuate in modo illegale, poiché decisioni di questo tipo richiedono un accordo tra le autorità e i rappresentanti delle Chiese e delle associazioni religiose, compresa la Chiesa cattolica». Purtroppo, tale accordo non è stato raggiunto e «l’illegittimità delle azioni del Ministero dell’Istruzione è confermata da tre sentenze del Tribunale Costituzionale». Secondo tali sentenze si è verificata una violazione «del diritto polacco e dell’accordo internazionale tra la Repubblica di Polonia e la Santa Sede».

«Preoccupati per la sorte degli studenti e dei quasi trentamila insegnanti di religione, tra cui diverse migliaia di catechisti laici, abbiamo fondato l’Associazione dei Catechisti Laici con l’obiettivo di integrare la nostra comunità, sensibilizzare al ruolo dei laici nella Chiesa e difendere il diritto dei bambini e dei giovani polacchi all’insegnamento della religione a scuola», scrivono i catechisti, sottolineando che «i cambiamenti introdotti nel sistema educativo rappresentano una minaccia reale per migliaia di famiglie».  

I catechisti informano il Papa che insieme a tanti genitori, insegnanti e persone impegnate nella Chiesa, hanno lanciato l'iniziativa legislativa civica «SÌ alla religione e all’etica a scuola», chiedendo che tale insegnamento sia garantito per legge. Va sottolineato che sono state raccolte oltre mezzo milione di firme a sostegno dell'iniziativa. «Il disegno di legge ha superato la prima fase legislativa alla Camera bassa del Parlamento, ottenendo la maggioranza dei voti, nonostante la posizione negativa dei principali partiti della coalizione di governo. È stato tuttavia oggetto di ostruzionismo nelle fasi successive del processo legislativo», scrivono i catechisti.

I catechisti sottolineano che cercano di collaborare con i vescovi della Chiesa Cattolica e con altre chiese e associazioni religiose. Ma sentono tuttavia la necessità di «un sostegno più deciso e di un’azione comune a difesa della presenza dell’insegnamento della religione»; per questo motivo «ci rivolgiamo al Santo Padre con l’umile richiesta di pregare per gli insegnanti di religione in Polonia e di sostenere con il suo affetto i nostri sforzi a favore della tutela del diritto dei bambini e dei giovani all’educazione religiosa nelle scuole».

Bisogna sperare che la lettera sia arrivata a Leone XIV prima della visita di Tusk in Vaticano e che il Papa abbia potuto essere informato circa la situazione nelle scuole polacche sotto l’attuale governo.