a cura di Benedetta Frigerio
  • Islam

Turchia. Condannato padre Aho a 25 mesi di carcere per un pezzo di pane

 

Si è concluso il 7 aprile in Turchia con una condanna a 25 mesi di carcere il processo al monaco assiro Sefer Aho Bileçen, accusato di “aiuto a una organizzazione terroristica”. Padre Aho, custode del monastero siriaco ortodosso di Mor Yakup da lui restaurato è stato arrestato il 9 gennaio 2020 con l’accusa di appartenere a una organizzazione terroristica perché aveva donato del pane a due membri del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kudistan, fuorilegge in Turchia. Qualche giorno dopo era stato rilasciato su pressione dell’opinione pubblica, ma la causa è andata avanti anche se il sacerdote, vittima di una denuncia anonima, ha sempre detto di non sapere che quelle persone fossero del Pkk e di averle aiutate per carità cristiana come è sua consuetudine. Padre Aho non era presente all’udienza alla quale, come le precedenti, non era ammessa la stampa. La condanna, commenta l’agenzia di stampa AsiaNews, giunge “in un contesto interno crescente di violazioni e abusi verso la minoranza cristiana”. Il riferimento è ad esempio alla messa in vendita su internet di una antica chiesa armena sconsacrata che si trova a Bursa per la quale si richiedono circa 800.000 dollari o allo scempio di cui da anni è fatto oggetto quel che resta della storica chiesa armena di Sourp Asdvadzadzin, del XIX secolo, nel villaggio di Germuş, depredata e deturpata da scavi illegali: di recente vi stata addirittura usata per fare una festa con tanto di barbecue. Nel 2020 inoltre il regime del presidente Recep Tayyip Erdogan ha preso la clamorosa decisione di trasformare in moschee la basilica di Santa Sofia e il monastero di Cristo Salvatore a Chora, entrambi patrimonio Unesco.