Trump evoca il pericolo comunista in America. E non ha tutti i torti
"Nel nostro paese si assiste a una rinascita della minaccia comunista", dice Trump nel suo discorso a Monte Rushmore. Non ha tutti i torti: i nuovi candidati Dem sono quanto di più vicino vi sia al comunismo (e all'islam).
Trump sorprende sempre. Mentre nel nostro paese si parlava solo del suo ultimo post contro Giorgia Meloni, alla vigilia del 4 luglio, nel suo discorso tenuto a Monte Rushmore, ha attaccato un nemico inusuale, ormai fuori moda: il comunismo. I commentatori sono rimasti sbalorditi dall’attacco a testa bassa di Trump contro il comunismo. Perché era rivolto al pericolo di un comunismo interno agli Usa.
«Nel nostro paese – dice Trump - si assiste a una rinascita della minaccia comunista, perpetrata anche da nuovi arrivati che abbracciano idee totalmente opposte al nostro stile di vita e al nostro grande successo. Non si tratta di semplici divergenze politiche, come quelle su tasse o regolamenti. Il comunismo rappresenta una minaccia mortale per la libertà americana. È la più grande minaccia per il nostro Paese, persino peggiore della Prima Guerra Mondiale, della Seconda Guerra Mondiale, di Pearl Harbor o dell'11 settembre».
Parlando della storia del comunismo, il presidente americano ha ricordato che: «Ha ucciso 100 milioni di persone solo nell'ultimo secolo. Il comunismo è l'esatto opposto della vita, della libertà e della ricerca della felicità. È morte, tirannia e ricerca del male. La morale comunista senza Dio afferma che tutto è giustificato per realizzare visioni disumane. Non vogliono il bene. Non amano Dio e non vogliono Dio. Non amano la religione e non vogliono la religione (…) È un'ideologia di furto di massa, controllo di massa, menzogne di massa e omicidio di massa».
E qui arriva al punto: la sfida elettorale interna. Trump pone l’aut aut: «Puoi essere fedele a Karl Marx o puoi essere fedele all'America. Puoi essere comunista o puoi essere patriota. Non puoi essere entrambe le cose. Quanto a coloro che diffondono le menzogne di Marx sul nostro patrimonio, che raccontano ai nostri figli che viviamo su una terra rubata o che i nostri eroi erano degli oppressori... Stanno facendo qualcosa di molto peggio che diffamare il nostro passato: stanno diffamando e attaccando il nostro futuro. Non permetteremo che accada».
Ma a chi si sta riferendo, Trump? Gli Usa sono noti per essere un paese privo di comunisti. Così almeno sono sempre stati fino al decennio scorso. Ma chi conosce meglio gli Usa, ci ha vissuto e soprattutto ci ha studiato, sa quanto sia popolare Antonio Gramsci nel mondo accademico americano. E quanto le due nuove generazioni, i millennials (nati fra il 1980 e il 1995) e soprattutto la Generazione Z (nati dopo il 1995), siano stati profondamente influenzati dal marxismo. Un marxismo declinato all’americana, dove la lotta razziale e quella di classe si confondono, dove si inseriscono femminismo radicale ed Lgbt. E dove l’islam sta facendo la sua comparsa come alleato strategico.
I profili dei nuovi vincitori delle primarie del Partito Democratico di queste due settimane, sono un compendio di socialismo massimalista, sono quanto di più vicino al comunismo si sia presentato negli Usa, dal secondo dopoguerra.
Claire Valdez è una giovane artista diventata sindacalista. Ha vinto soprattutto perché sponsorizzata da Zohran Mamdani, il sindaco socialista e musulmano di New York. I suoi slogan elettorali? «Aboliamo l'Ice (polizia di frontiera, ndr). Liberiamo la Palestina. Organizzate il vostro sindacato e iscrivetevi ai Dsa». I Dsa sono i Socialisti Democratici d’America, un movimento cresciuto al di fuori dei partiti tradizionali, molto più a sinistra del Partito Democratico, ma ora intento a conquistarlo dall’interno. Socialista Democratico, in Europa, è un moderato. Negli Usa invece lo stesso termine indica quell’ideologia che mira al controllo popolare (“democratico”) dei mezzi di produzione, all’esproprio dei ricchi, alla riduzione o all’eliminazione delle forze dell’ordine, all’abolizione del confine nazionale. «No grazie alle bodycam. Aboliamo piuttosto la polizia», ha dichiarato la Valdez, nel corso di un dibattito sulla violenza della polizia. E non disdegna l’islam radicale: è apparsa alla festa di lancio della sua campagna insieme a Mahmoud Khalil, un importante leader islamico anti-israeliano della Columbia University che l'amministrazione di Donald Trump ha tentato di espellere.
L’altra vincitrice di queste elezioni primarie, Daraliza Avila Chevalier, altra candidata sostenuta da Mamdani, è una dottoranda di 32 anni senza precedenti esperienze in politica. Nel 2020, ha definito Joe Biden un "criminale di guerra" e ha descritto gli Stati Uniti come una “maledetta vergogna”. Secondo la Cnn, nel 2021 ha anche ritwittato post che dichiaravano che il confine dovrebbe essere abolito e che “ogni deportazione è sbagliata”. Il giorno dopo l'attentato del 7 ottobre, ha partecipato a una manifestazione anti-israeliana a Times Square, una decisione che ha poi difeso. “Posso solo dire che ho difeso i diritti umani dei palestinesi per tutta la mia vita adulta”, come se il pogrom del 7 ottobre fosse “un diritto”. Avila Chevalier si proclama fieramente convertita all'islam.
Melat Kiros, etiope, nata ad Addis Abeba poco prima che il padre si trasferisse a Denver, ha vinto le primarie per le elezioni alla Camera, per lo Stato del Colorado. È stata licenziata dal suo posto di lavoro in uno studio legale dopo aver pubblicato una lettera indirizzata agli studi legali statunitensi in cui prendeva le difese di Hamas, contro Israele, nel pogrom del 7 ottobre. A suo dire anche gli attacchi terroristici dell'11 settembre erano “inevitabili, nel senso che siamo noi che abbiamo destabilizzato gran parte del Medio Oriente”. Ha vinto con una campagna in cui, oltre alla lotta pro-pal, promette anche l’abolizione dell’Ice, tasse alte per i ricchi e la sanità pubblica.
Nel Maine ha vinto Graham Platner: ex marine, allevatore di ostriche, candidato per il Senato nello Stato del Maine. Ha sollevato polemiche per un tatuaggio che si era fatto fare, quando era militare di stanza in Croazia, che ricordava il teschio delle SS Totenkopf. Negli ultimi anni lo ha coperto. Pare, secondo la ex compagna, che fosse violento anche sotto il tetto coniugale. Però meno giornalisti hanno da ridire se scoprono che nel 2020 scriveva sui social network: “invecchiando sono diventato un comunista”, affermava che “Porto ancora la pistola. Non mi aspetto che i fascisti si comportino educatamente”. Nello stesso periodo, fra il 2020 e il 2021 elogiava apertamente la lotta di classe violenta. Oggi rinnega quei post, dice di essere stato sotto effetto di un grave disturbo post traumatico. Non si considera né socialista né comunista, anche perché è un piccolo imprenditore. Però i voti li ha presi da socialisti e comunisti, in una campagna in cui è stato sostenuto dal socialista dichiarato Bernie Sanders e dai Dsa, promettendo politiche punitive per le “élite” e i ricchi.
