a cura di Riccardo Cascioli
  • Africa, oltre la fame

Tre quarti degli africani non si possono permettere una dieta sana

Fao,Uneca (Economic Commission for Africa) e AUC (African Union Commission) hanno presentato il 30 giugno ad Accra, capitale del Ghana, un nuovo rapporto sulla situazione alimentare in Africa intitolato: “Africa Regional Overview of Food Security and Nutrition”. In sintesi il rapporto indicare che quasi tre quarti degli africani non possono permettersi una dieta salutare con le giuste quantità di frutta, verdura e proteine animali; più di metà degli Africani (il 51 per cento) non possono permettersi una dieta con i necessari nutrienti in carboidrati, proteine, grassi e vitamine e minerali essenziali; un africano su dieci (l’11,3 per cento per l’esattezza) non è in grado di avere una dieta energeticamente sufficiente; l’80 per cento dei 185 milioni di persone nel mondo che non possono permettersi una dieta energeticamente sufficiente sono africani. I sistemi agroalimentari in Africa producono cibo, in particolare frutta, verdura e proteine animali, a costi che non sono accessibili per la maggior parte della popolazione. I progressi finora realizzati sono in accettabilmente lenti in Africa. Solo tre paesi, Eswatini, Kenya e Sao Tome e Principe sono sulla buona strada per raggiungere quattro dei cinque obiettivi nutrizionali posti dall’Assemblea mondiale della sanità, l’organo legislativo dell’Oms, e tre altri stati – Ghana, Lesotho e Rwanda – sono sulla buona strada per raggiungerne tre. Le conseguenze di questo stato di cose sono drammatiche. Ad esempio, l’Africa sub-sahariana è l’unica area del mondo in cui continua ad aumentare il numero dei bambini rachitici: quasi un terzo dei bambini sub-sahariani sono rachitici. Per porre rimedio sono essenziali degli interventi: investire di più nella ricerca per migliorare la resa dei raccolti, specialmente degli alimenti più nutrienti, intensificare gli sforzi per adottare tecnologie agricole moderne, aumentare la produzione alimentare in modo sostenibile, migliorare la gestione dei terreni, dare potere alle donne contadine, ridurre le perdite di cibo dopo il raccolto e migliorare l’accesso ai mercati.