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Trans e toilette

Un attivista transessuale contesta un provvedimento del governo inglese che potrebbe costringere le persone trans a rivelare la propria condizione.

Gender Watch 25_07_2026

Nel Regno Unito a maggio sono state presentate Le linee guida aggiornate della Commissione per le Pari Opportunità e i Diritti Umani (EHRC). Secondo queste linee guida i dipendenti pubblici transessuali «non possono utilizzare le strutture del [loro] genere affermato che sono designate come monosessuali». In parole povere, un uomo che si sente donna non può ad esempio entrare nel bagno delle donne. Può usare bagni unisex o quelli corrispondenti al loro sesso genetico.

Nelle Linee guida, rivolgendosi alle persone transessuali, poi si aggiunge: «Dovrete discutere le opzioni e concordare la soluzione più adatta con il vostro responsabile diretto». Steph Richards, l'amministratore delegato di TransLucent, organizzazione trans, ha dichiarato a tal proposito a Metro: «Il personale transgender potrebbe essere messo nella posizione di dover rivelare la propria identità ai superiori, violando direttamente il proprio diritto alla privacy sancito dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo». Un paio di veloci riflessioni. Ma questo atteggiamento, potremmo dire così, riservato non confligge con uno dei dogmi del pensiero LGBT che vede nel pride, nell’orgoglio di essere omosessuali e transessuali un cardine della propria emancipazione? In secondo luogo non esiste libertà senza responsabilità: se si fa una scelta occorre assumersi anche la responsabilità delle conseguenze di quella scelta. In terzo luogo, la retorica LGBT ci dice che esistono gli uomini, le donne e i transessuali. Se per i primi è impossibile occultare il proprio sesso – e questo non fa problema –  perché dovrebbe essere permesso a questi ultimi? Perché nascondere la propria condizione?