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Todi, prove di purificazione dell'aria

  • Unità sui princìpi non negoziabili, ma anche sui temi sociali. Sono queste le principali novità emerse nel convegno di Todi.
  • Non c'è spazio per una nuova Dc, ma emerge la voglia di protagonismo dei cattolici già impegnati nel sociale, consapevoli di ciò di cui l'Italia ha bisogno.
  • Si sono poste le basi per un soggetto nuovo che superi l'attuale cristallizzazione del quadro politico.

forum cattolici

Anche se l’attenzione mediatica sul convegno (o «conclave», visto che è avvenuto a porte chiuse) di Todi, si è comprensibilmente concentrata su alcuni aspetto politici – il benservito al Cavaliere, la nascita o meno di un nuovo partito – è sui contenuti che si gioca la vera novità di quanto è accaduto lunedì 17 ottobre. Alla giornata promossa dal Forum delle associazioni del mondo del lavoro, una rete sorta senza benedizioni ecclesiali in risposta all’appello di Benedetto XVI per una nuova generazione di cattolici in politica, hanno partecipato innanzitutto le sette associazioni del mondo del lavoro d’ispirazione cristiana che la compongono (dalla Cisl, all’Mcl, dalle Acli alla Cdo), ma anche i rappresentanti di movimenti e associazioni del mondo cattolico (dall’Azione Cattolica al Rinnovamento nello Spirito, da Scienza e Vita al Forum delle famiglie). Il primo dato positivo e nuovo è dunque rappresentato da questo ritrovarsi di sigle, realtà, gruppi e movimenti che rappresentano milioni di iscritti (è stato calcolato almeno 16), diffuse sul territorio, impegnate a vario titolo nel tessuto ecclesiale e in quello sociale. «Qui si respira aria di unità», hanno detto in molti dei 130 delegati che hanno preso parte al «conclave» di Todi.


Già. Ma unità su che cosa? Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, invitato a tenere la prolusione iniziale, è stato chiarissimo. Unità innanzitutto sulla fede cristiana condivisa. Questo dato non deve sembrare esclusivo né deve far pensare alla nascita di un soggetto confessionale, a un partito di «duri e puri» cattolici. Al contrario. È proprio l’unità di fondo, il condividere l’esperienza della fede cristiana, un elemento di apertura. Ma Bagnasco ha parlato anche di unità su quei principi «non negoziabili» che da quasi un decennio la Chiesa indica come imprescindibili nell’impegno dei cristiani in politica: la difesa della vita, della famiglia, della libertà di educazione.

E qui sta la seconda novità del «conclave» di Todi. Anche se i partecipanti possono avere idee diverse sullo sbocco finale all’orizzonte di questo nuovo soggetto, si è respirata una profonda unità sulle parole del cardinale. I cattolici di Todi hanno dunque ben chiaro ciò che Benedetto XVI indica nell’enciclica Caritas in Veritate, e cioè che certe emergenze bioetiche sono anche emergenze sociali. Sono apparse dunque piuttosto fuori luogo certe piccate reazioni di cattolici impegnati nel centrodestra, che preoccupati per gli sbocchi politici dell’iniziativa di Todi hanno rimproverato al Forum di prediligere le questioni sociali ai principi non negoziabili. Una reazione peraltro comprensibile da parte di chi sembra quasi rivendicare un’esclusiva della difesa di certi valori affermando che questi stessi valori siano difendibili soltanto in uno schieramento, anzi in un partito di quello schieramento.


La terza novità che è emersa da Todi riguarda l’unità oltre i principi non negoziabili. Chi l’ha detto, infatti, che i cattolici siano destinati a essere magari traversalmente uniti su vita, famiglia e libertà d’educazione, e poi debbano necessariamente dividersi sul welfare, sulla riforma del mercato del lavoro, etc. etc.? Chi l’ha detto che senza mettere in discussione quell’unità che deriva dalla fede condivisa e dal seguire le indicazioni del magistero, non sia possibile anche essere uniti o comunque unire attorno a un progetto che ambisca ad incarnare molti altri insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, a partire da quello fondamentale della sussidiarietà? E qui si capisce perché l’iniziativa di Todi rappresenti anche un richiamo forte ai cattolici del centrosinistra, che appaiono spesso irrilevanti o «afoni», per usare un’espressione di Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose.


Ciò che è cominciato a Todi non guarda al passato, a improbabili nostalgie per la Dc. Il Forum non intende tentare riedizioni del già visto. Ma non intende nemmeno cristallizzare la situazione politica qual è ora, perché se è vero che nessuno intende mettere seriamente in discussione il bipolarismo, è altrettanto vero che a nessuno piace il bipartitismo e il bipolarismo così com’è rappresentato ora, con i cattolici irrilevanti a sinistra, e succubi – loro malgrado – a destra, di una leadership ormai al tramonto incapace di una politica di largo respiro.


Da Todi non nasce dunque una nuova Dc, né un partitino confessionale. Nasce una voglia di protagonismo di cattolici che conoscono davvero il Paese, già impegnati nel sociale, già consapevoli di ciò di cui l’Italia ha bisogno. Disposti a dialogare con tutti su queste necessità. Cattolici che chiedono un fisco a misura di famiglia, uno Stato meno invadente e meno accentratore, un mercato del lavoro più flessibile, un piano per lo sviluppo, una maggiore partecipazione della società e dunque dei corpi intermedi, nella gestione dei servizi pubblici. Oltre al necessario ricambio della gerontocrazia politica italiana. C’è un portato di esperienza sul campo che chiede di essere riconosciuto, valorizzato.

È presto per dire a che cosa porterà il processo appena iniziato. Il futuro dei cattolici di Todi, infatti, non dipende certo solo da loro, ma anche e soprattutto dall’evoluzione del quadro politico. Ma certo quanto è avvenuto ieri tra le mura medioevali del convento Montesanto è qualcosa di cui «ci si deve rallegrare», come ha detto il cardinale Bagnasco.

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