Testa a testa in Svezia, leggero vantaggio per il centrosinistra
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Con il 94% dei voti scrutinati il blocco dell’opposizione, composto dai socialdemocratici, dal Partito di Sinistra, dai Verdi e dal Partito di Centro, è in leggero vantaggio (49,5%) rispetto alla coalizione di governo (49,1%). Mercoledì lo spoglio finale, con il conteggio dei voti dall'estero.
Elezioni in Svezia: il pareggio è già un successo per il centrodestra, da quattro anni al governo ma dopo sessant’anni di dominio incontrastato del socialismo pratico e culturale della sinistra. Tutti scommettevano sulla facile vittoria dei socialisti e della loro coalizione con verdi, sinistre e centristi, ma il voto di domenica 13 settembre in Svezia racconta altro. Siamo al pareggio di fatto tra le due coalizioni, con l’impossibilità di dichiarare i vincitori, in attesa dello spoglio finale di mercoledì. Le politiche anti-immigrazione irregolare hanno frenato la vittoria del centrodestra.
Con il 94% dei voti scrutinati, circa 28.600 voti dividono i due schieramenti. Il blocco dell’opposizione, composto dai socialdemocratici, dal Partito di Sinistra, dai Verdi e dal Partito di Centro, è in leggero vantaggio (49,5%) rispetto alla coalizione di governo (49,1%). Tuttavia, i voti ancora da conteggiare, che comprendono quelli espressi fuori dal proprio distretto elettorale e quelli degli svedesi residenti all’estero, di solito rappresentano circa il 3% del totale, più di un centinaio di migliaia di voti, che verranno conteggiati entro mercoledì, giorno del risultato finale. Rispetto al 2022, i socialisti di Eva Magdalena Andersson rimangono il primo partito ma calano del 2,3%; i moderati (PPE) del primo ministro in carica Ulf Kristersson salgono di quasi un punto percentuale; calo importante, pari al 3%, dei patriottici (Democratici Svedesi), che hanno condizionato le nuove rigide politiche contro l’immigrazione selvaggia. Crescono Sinistra e verdi nel centrosinistra, liberali e democristiani nel centrodestra, di circa un punto percentuale, mentre i centristi ottengono un risultato simile a quello di quattro anni or sono (+0,3%). Proprio i centristi, tradizionalmente nel centrosinistra, potrebbero ripensare una loro collocazione e dare una chance al governo di centrodestra, soprattutto a seguito della radicalizzazione pro immigrati del Partito di Sinistra e dell’intesa pre-elettorale che il Partito di Centro ha stipulato con i democristiani. Non ci resta che attendere nei prossimi giorni i risultati finali e l’esito delle consultazioni delle prossime settimane.
L'indagine condotta da Statistics Sweden nel maggio 2026 attribuiva ai tre partiti rosso-verdi il 44,9% dei consensi tra le persone di origine svedese, contro il 46,3% dei quattro partiti di centrodestra (Tidö), un risultato che rientra nel margine di errore. Tra le persone di origine straniera, i rosso-verdi si attestavano al 65,1% e i partiti di Tidö al 28,4%, mentre i socialdemocratici da soli raggiungevano il 45,8%. I dati del sondaggio Novus di agosto attribuivano ai socialdemocratici il 61,6% dei consensi tra gli intervistati che si identificavano come musulmani, al Partito della Sinistra il 18,7% e ai Verdi il 4,9%. Cosa offrivano i maggiori partiti ai cittadini?
La campagna elettorale si è concentrata in gran parte su questioni economiche, con i partiti che si sono alternati nel presentare una proposta costosa dopo l'altra. I temi dominanti della precedente campagna elettorale, come la sicurezza pubblica, l'energia e l'immigrazione, sembrano essere stati meno importanti questa volta, mentre questioni come l'economia, la sanità e l'istruzione hanno acquisito maggiore rilevanza. Sull’immigrazione, ad esempio, i socialdemocratici sostengono una politica migratoria "rigorosa" (fissare il diritto d'asilo ai livelli minimi consentiti dall'Unione europea, inasprire i requisiti di cittadinanza e rafforzare le competenze linguistiche e i requisiti di integrazione, oltre a maggiori obblighi in materia di esperienza lavorativa e formazione per coloro che ricevono aiuti). I moderati (conservatori) si spingono oltre e vogliono un tetto massimo agli aiuti e un obbligo di integrazione per i nuovi arrivati.
I Democratici Svedesi rappresentano la posizione più dura: ridurre l'asilo al minimo indispensabile e inasprire radicalmente i processi di cittadinanza e integrazione. In sintesi, la socialista Andersson propone un maggiore intervento statale, investimenti pubblici e un sistema di welfare più efficiente, ma con una politica in materia di immigrazione e sicurezza molto più rigida rispetto alla socialdemocrazia tradizionale. L’attuale premier e leader dei moderati Kristersson auspica tasse più basse, maggiori incentivi al lavoro e continuità in materia di sicurezza, immigrazione e difesa. Il suo alleato Åkesson (Democratici Svedesi) condivide gran parte del programma economico e di sicurezza della destra, ma aggiunge una dimensione nazional-conservatrice: molta meno immigrazione, priorità nazionale nell'accesso al welfare e rifiuto dell'euro. Le aperture dei moderati ad una entrata nel governo dei Democratici Svedesi (sinora è stato appoggio parlamentare) non ha penalizzato i partiti di centrodestra, semmai ha penalizzato la destra. Un buon insegnamento per il futuro anche in Italia.


