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L'INTERVISTA/ MARIA CLAUDIA LOPEZ

Terremoto in Venezuela, una tragedia doppia. Catastrofe naturale e corruzione di regime

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Il terremoto del 24 giugno è stato solo l’inizio della tragedia in Venezuela. Le macerie di La Guaira e dei quartieri più colpiti da Caracas, sono razziate da uomini in uniforme. E gli aiuti umanitari finiscono sul mercato nero. Ne parliamo con Maria Claudia Lopez, portavoce di Maria Corina Machado in Italia.

Attualità 11_07_2026
Messaggio di SOS dalle macerie di Caraballeda, stato de La Guaira (La Presse)

Il terremoto del 24 giugno è stato solo l’inizio della tragedia in Venezuela. Le macerie di La Guaira e dei quartieri più colpiti da Caracas, sono razziate da uomini in uniforme. Dopo che i soccorsi sono giunti a rilento e in modo disorganizzato, gli aiuti internazionali sono fermati ai posti di blocco, oppure vengono razziati da chi li dovrebbe distribuire. E si pagano mazzette anche per riavere un corpo da seppellire. Perché, anche se il dittatore Nicolas Maduro è stato catturato dagli americani, il regime chavista è ancora in piedi, diretto da Delcy Rodriguez, la vice di Maduro. E lo sarà ancora a tempo indeterminato, finché non verrà portato a termine un piano di transizione pacifica verso la democrazia.

Questo scenario da incubo, che raramente affiora nelle cronache del terremoto, è stato esposto in Senato, giovedì 9 luglio, da Maria Claudia Lopez, portavoce in Italia di Maria Corina Machado, la leader dell'opposizione e premio Nobel per la Pace. «I numeri ufficiali stessi illustrano la manipolazione del regime anche di fronte alla tragedia – spiega la Lopez alla Nuova Bussola Quotidiana – Il numero dei morti si aggira ormai a circa 4mila e su questo sono tutti d’accordo. Gli estratti dalle macerie, ancora vivi, sono 7mila. Però il numero dei dispersi, diffuso dal governo venezuelano quale dato ufficiale è di: 160 persone. Ora, secondo le Ong venezuelane i dispersi sono 50mila. E per l’Onu sono almeno 63mila. Questo dimostra che il regime continua imperterrito a mentire, oltre a non aver fatto nulla per salvare la popolazione ed essersi mosso solo per ostacolare gli aiuti che giungono dall’estero».

Maria Claudia Lopez, in che modo il regime della Rodriguez sta ostacolando gli aiuti?
Ci sono testimonianze molto chiare di membri di squadre di soccorso internazionali, fermate anche per ore ai posti di blocco e a cui veniva impedito di raggiungere le zone terremotate. Ad esempio, una squadra spagnola, a cui non era stato concesso il visto, ha passato due giorni all’aeroporto di arrivo. Nei posti di blocco militari che fermavano le squadre già autorizzate, si inventavano problemi di sicurezza.

Ma a che pro impedire l’arrivo degli aiuti?
Si dice anche che in alcuni dei palazzi crollati fossero conservati i tesori degli uomini di regime, bunker pieni di oro. Ma questo spiegherebbe solo una piccola parte di quel che sta avvenendo. Più in generale dobbiamo entrare nell’ottica degli uomini di regime: esercitare il potere su ogni cosa. E lucrarci, anche. I militari e la polizia chiedono migliaia dollari per ritirare il corpo di una persona cara ritrovata sotto le macerie. I famigliari delle vittime pagano di tasca propria anche per noleggiare lo scavatore. Secondo le testimonianze delle vittime: si pagano 4mila dollari per lo scavatore, 2mila dollari per poter recuperare il corpo e 4mila per sbrigare le pratiche burocratiche per il ritiro della salma. Queste sono ormai informazioni di pubblico dominio.

Per questo c’è stato un boom di volontariato civile nei soccorsi. Lo Stato ha fatto qualcosa per aiutare almeno quelli?
Dei volontari che scavavano a mani nude fra le macerie, quando hanno dichiarato ai media di non aver ricevuto alcun aiuto dallo Stato, sono letteralmente spariti. Alcuni erano anche diventati delle celebrità, come “El Topo”, una di quelle persone rese virtuose dalla disperazione. Ai microfoni dei giornalisti aveva denunciato episodi di saccheggio fra le macerie da parte dei militari. Ed era scomparso. Abbiamo organizzato una campagna di informazione internazionale per salvarlo e le autorità lo hanno liberato dopo due giorni. Ma chissà quanti, meno celebri, sono tuttora nelle prigioni del regime. Hanno rischiato la vita, sotto il sole, la pioggia, nella polvere, giacendo su lastre di cemento che potevano crollare da un momento all’altro, solo per spirito di solidarietà. E nonostante ciò hanno dovuto subire le angherie dell’apparato repressivo. Aiutare è diventato un mestiere pericoloso. Un’infermiera italo-venezuelana, che si è precipitata nelle zone terremotate per prestare soccorso alle vittime, doveva addirittura mentire ai posti di blocco per potervi accedere. Si inventava trasferte di lavoro o di lavorare per gli ospedali locali, ma non doveva dire mai di andare a soccorrere le vittime del terremoto.

Ci sono prove che il regime si stia appropriando di aiuti materiali e alimentari?
Sì, più di un ristoratore ha organizzato consegne di pasti, anche personalizzati, a vittime e soccorritori. I camion con il cibo sono stati sistematicamente fermati ai posti di blocco e saccheggiati, o dirottati ad altri indirizzi. Il sindaco di Panama, uno dei primi a inviare aiuti umanitari, ha pensato di tracciare gli aiuti con il Gps. E ha potuto osservare una “migrazione” dei pacchi verso l’occidente del Venezuela, una zona che non c’entra nulla con il terremoto. E i militari perché lo fanno? Per rivenderli al mercato nero. Un’azienda venezuelana, la Polar, ha prodotto migliaia di bottigliette d’acqua, non da vendere ma da destinare alle vittime. Ebbene, ci sono le foto di quelle bottiglie in vendita nei supermercati di città lontane dal terremoto. In alcuni video che sono diventati virali sui social, possiamo vedere come anche aiuti umanitari spagnoli (coperte, attrezzature mediche, ecc…) siano stati messi in vendita sulle isole Margherita.

È di giovedì la notizia di una prima protesta di sindacati a Caracas, che chiedono le dimissioni della Rodriguez ed elezioni presidenziali. Si sta muovendo qualcosa?
Una manifestazione molto limitata, ma non è l’unica. Dal giorno del terremoto, praticamente, protestano gli studenti, i medici, i famigliari delle vittime. Ci sono condomini che si ribellano ai militari, quando li vedono saccheggiare le case distrutte. È stato un episodio molto forte quello in cui un gruppo di donne si è ribellato ad alcuni ufficiali dell’intelligence militare, usciti da un appartamento con buste piene di soldi. Benché avessero tutto da perdere, invece di intascarsi quei soldi, quelle donne li hanno presi e strappati, in faccia ai militari. Una dimostrazione di dignità formidabile! Vuol dire che l’umanità è fatta di una stoffa superiore.

Altre testimonianze sono state portate nella conferenza in Senato, il 9 luglio, a cui ha partecipato un panel ricco di venezuelani (Rosa Orozco, Santiago Rocha, Maria Laura Marquez, Maria Costanza Cipriani) e due parlamentari italiane (le onorevoli Deborah Bergamini e Stefania Pucciarelli). E una senatrice americana, Maria Elvira Salazar, che ha portato il saluto dagli Usa, la potenza nelle cui mani sta il futuro prossimo del Venezuela. “Non vi abbandoneremo” è stato il succo del suo intervento: «Gli Stati Uniti hanno attualmente più di mille soccorritori e hanno stanziato aiuti per oltre 300 milioni di dollari. Ma al di là di questo, c'è il sostegno alle forze democratiche e, in particolare, alla mia carissima amica María Corina Machado, con la quale abbiamo tenuto conferenze in questi giorni. Noi, i rappresentanti dei venezuelani nel sud della Florida, siamo al suo fianco, così come il mio caro amico Marco Rubio, Segretario di Stato, e del presidente Trump». Sempre che Trump non cambi idea.