• POLONIA

“Tenetevi i soldi”. E la multinazionale si scusa con i cattolici

Breslavia, 20 gennaio: apre una lavanderia per i poveri gestita dai figli spirituali di sant’Alberto. Mons. Kiciński vorrebbe benedirla, ma i rappresentanti della Henkel, lo sponsor, lo stoppano. I cattolici rispondono... da cattolici, e la multinazionale si scusa. Un “incidente” che ricorda che bisogna combattere per difendere la nostra identità.

lavanderia per i poveri_Foto di Magdalena Lewandowska/Niedziela

Non tutti sanno che nella stanza da letto di Giovanni Paolo II nel Palazzo Apostolico si trovava solo un quadro: “Ecce Homo” del pittore polacco Adam Chmielowski. Papa Wojtyla era affascinato dalla figura di Chmielowski che ha proclamato santo nel 1989.

Adam, nato in una nobiliare famiglia polacca, nel 1863 prende parte all’insurrezione contro la Russia zarista che occupa la Polonia. Purtroppo, in una delle battaglie viene gravemente ferito e fatto prigioniero; gli viene amputata una gamba. Grazie all’aiuto di parenti e amici riesce a fuggire dalla prigione e si rifugia in Francia. A Parigi comincia a frequentare la Scuola di Belle Arti, prosegue gli studi a Monaco di Baviera e anche a Varsavia. Diviene un pittore abbastanza conosciuto e apprezzato, ma il suo animo inquieto non smette di cercare il senso della vita e del suo lavoro artistico. Colpito dalla miseria dei mendicanti, tenta di aiutarli, ma viene respinto sospettosamente. Si convince che solo facendosi povero si possa servire Dio nel povero. Entra nella Compagnia di Gesù come fratello laico ma dopo pochi mesi precipita in una profonda crisi spirituale che sconfina nella follia.

Ristabilitosi, torna a Cracovia: qui viene colpito dalla tragica situazione dei dormitori pubblici dove si rifugiano i più poveri. Riesce ad ottenere dalle autorità municipali la direzione di questi posti e si dedica completamente ad aiutare i più miserevoli. Gira per la città vestito con un saio con un campanello, in cerca di offerte per sostenere la sua opera. Un gruppo di giovani lo seguono in questa opera estrema verso gli umili. Nel 1887 diviene Fratel Alberto e l’anno successivo pronuncia i voti di terziario francescano e dà vita alla congregazione dei Fratelli del Terz’ordine di San Francesco, Servi dei Poveri. Nel 1891 fonda la congregazione delle Suore Albertine.

Nell’anno della sua morte, il 1916, si contavano 21 case religiose con 40 frati e 120 suore che gestivano ovunque in Polonia cucine per il popolo, ricoveri per i poveri, asili, orfanotrofi, case per anziani e malati incurabili.

A Cracovia Karol Wojtyla si formò anche nella spiritualità tipicamente francescana di questo santo che rinunciò a tutto e si fece povero per servire i poveri perché nel viso di ogni ultimo vedeva il viso di Cristo. La spiritualità francescana di fra Alberto anima tante persone e in Polonia ci sono delle organizzazioni cattoliche che si richiamano al carisma di sant’Alberto, tra cui la Compagnia d’Aiuto di Alberto Chmielowski (Towarzystwo Pomocy im. Alberta Chmielowskiego). È un ente indipendente di beneficenza cattolico che opera dal 1981 con lo scopo di aiutare i senzatetto e i poveri proprio nello spirito del suo santo patrono. Ha 2.300 membri organizzati in 64 circoli: ogni circolo gestisce un rifugio e una cucina per i senzatetto e i poveri.

All’inizio di quest’anno il circolo della città di Breslavia si preparava ad aprire una lavanderia sociale aperta ai bisognosi. Per l’apertura della lavanderia, che si trova nei locali gestiti dalla Compagnia, è stato invitato anche il vescovo Jacek Kiciński, ausiliare della città, che è l’assistente ecclesiastico di questo ente caritativo. Va detto che la lavanderia è stata equipaggiata grazie alla sponsorizzazione della grande azienda chimica tedesca Henkel, specializzata in prodotti casalinghi come detersivi. I suoi rappresentanti sono stati presenti alla cerimonia d’apertura, il 20 gennaio. Dovevano esserci dei discorsi e tra gli oratori doveva esserci anche mons. Kiciński, che successivamente doveva benedire la nuova lavanderia. Purtroppo, tra lo sgomento degli organizzatori, i dipendenti della Henkel hanno informato che non avrebbero acconsentito al proposito del vescovo di benedire la struttura: il monsignore avrebbe potuto solo parlare alla fine della cerimonia.

I rappresentanti della Henkel hanno spiegato che la loro decisione è la conseguenza della politica aziendale che vuole essere neutrale nella sfera ideologica (neutralnosc swiatopogladowa). In questa spiacevolissima situazione il vescovo Kiciński ha disertato la cerimonia perché riteneva che il ruolo primario di assistente spirituale in tale cerimonia fosse l’atto liturgico della benedizione e non il discorso. Probabilmente per la Henkel l’iniziativa è stata un puro marketing che non prendeva in considerazione che l’attività caritatevole della lavanderia è strettamente legata alla Chiesa cattolica e i volontari che lì servono sono mossi dalla visione cristiana dell’uomo e della vita.

Non deve allora meravigliare che il giorno successivo il consiglio di amministrazione del circolo di Breslavia della Compagnia d’Aiuto di Alberto Chmielowski abbia deciso di ridare ai donatori i fondi ricevuti per la nuova lavanderia, al fine di preservare l’identità cattolica nel funzionamento dell’associazione.

Questo episodio potrebbe sembrare marginale, ma non lo è, perché mostra bene che cosa sta succedendo in Europa. Recentemente Papa Francesco ha avvertito del pericolo delle colonizzazioni ideologiche che corre il nostro continente. Perché, “questo potrebbe arrivare a dividere i Paesi e a far fallire l’Unione Europea. L’Unione Europea deve rispettare ogni Paese come è strutturato dentro. La varietà dei Paesi, e non volere uniformare”. Francesco avverte anche di “non essere veicoli di colonizzazioni ideologiche”. Ma purtroppo, le istituzioni dell’UE e, come si vede anche le multinazionali, continuano ad essere veicoli di tali colonizzazioni. E lo fanno spesso con il pretesto della neutralità ideologica che in pratica significa discriminazione del cristianesimo, negazione delle identità religiose delle società, eliminazione della Chiesa dalla vita pubblica. In tanti si sono chiesti come mai la Henkel, che nega al vescovo di benedire l’opera caritativa cattolica in nome della neutralità ideologica, nello stesso tempo sul suo canale YouTube promuova circoli Lgbt e la loro ideologia.

La decisa e sdegnata reazione dell’organizzazione caritativa ha costretto la ditta ad un passo indietro: il vescovo Kiciński ha ricevuto una lettera del presidente del consiglio di amministrazione di Henkel Polonia, in cui si legge: “Siamo molto dispiaciuti che a causa di un malinteso organizzativo (...) il Vescovo alla fine non abbia partecipato a questa cerimonia”. Nella lettera il presidente afferma che la situazione creatasi non era nelle intenzioni di Henkel Polonia, auspicando una proficua collaborazione a beneficio dei bisognosi in futuro.

Allora tutto è bene quel che finisce bene? Sì, ma questo “incidente” mostra chiaramente che nell’Europa di oggi i cattolici devono combattere con forza per poter mantenere la loro identità religiosa e la presenza della Chiesa nella sfera pubblica.

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