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CONCORDISMO

Sui rapporti Chiesa-Stato il vero cambiamento d’epoca

Dalle origini e fino a ieri il potere spirituale della Chiesa non aveva mai accettato di essere posto sullo stesso piano del potere temporale del principe. Ma oggi sei un buon cattolico se sostieni gli obiettivi Onu per il 2030, se ti vaccini, se sostieni la transizione ecologica. È il completamento del processo di secolarizzazione.

Editoriali 04_01_2022 English Español

Nei rapporti tra quanto un tempo si diceva potere spirituale e potere temporale si nota oggi un cambiamento sostanziale, che contrasta con la tradizione della Chiesa cattolica, dalla sua fondazione all’altro ieri. Il mutamento è di notevole portata. Preparato a lungo, ora sembra essere tacitamente accettato.

Tutti sappiamo – pur non essendo esperti di storia della Chiesa – che lungo i secoli cristiani il potere spirituale della Chiesa cattolica non aveva mai accettato di essere posto sullo stesso piano di quello temporale del principe, né tantomeno di dipendere da esso. Di fatto episodi di questo genere si sono talora verificati, ma si trattava di anomalie, di temporanee deviazioni dovute a debolezze umane o a contingenze storiche.

Gesù ricorda a Pilato che non avrebbe nessun potere se non gli fosse stato dato dall’alto. Sant’Ambrogio non permette all’imperatore Teodosio di entrare in chiesa dopo la strage di Tessalonica. Gregorio VII scomunica e poi perdona a Canossa l’imperatore Enrico IV. San Tommaso diceva che “in materia spirituale bisogna obbedire al papa, in materia temporale è meglio obbedire al principe, ma meglio ancora al papa, che occupa il vertice dei due ordini”. Altri due Tommaso – Beckett e Moro – non tergiversarono sull’immoralità dei loro sovrani. Quando nacquero gli Stati moderni, gli episcopati si appellavano al papa per non rimanere prigionieri di chiese nazionali, come quella gallicana.

La Chiesa dell’Ottocento è stata la principale contestatrice della sovranità assoluta dello Stato moderno, in una lotta senza esclusione di colpi. Durante i totalitarismi essa rappresentò, pur nelle difficoltà e nei cedimenti, una riserva di libertà fondata nella verità. La Chiesa ha sempre levato la voce, esercitando una sua azione propria e specifica sulla vita politica, paragonabile all’azione della grazia sulla natura e della fede sulla ragione. Tale azione è di un altro ordine, un ordine superiore, ma la distinzione tra i due ordini non significa che quella azione non ci sia, o che sia lontana e indiretta, Significa invece che essa riguarda il temporale ma in vista di un fine che temporale non è, fine senza del quale il temporale non riesce ad essere nemmeno quello che è.

Se ora proviamo a guardarci intorno nella situazione odierna, possiamo constatare che questo rapporto non c’è più e i due poteri sembrano coincidere. La dialettica durata secoli sembra oggi terminata in concordismo. La Chiesa non alza più la voce per richiamare il potere politico ai suoi obblighi verso la giustizia e verso la religione vera. Ciò non accade nemmeno quando il principe approva leggi e impianta politiche disumane e anticristiane allo stato puro. Nessun uomo di Chiesa oggi si erge a contestare a viso aperto un capo del governo, un governatore di regione, un sindaco per confermare le regole della giustizia su radicali questioni di bene e di male. Le conferenze episcopali mediano. Dialogano e invitano al dialogo. I vescovi tacciono e lasciano che a parlare siano gli scialbi comunicati della CEI. Regimi politici dai molti aspetti disumani non vengono toccati dal vertice della Chiesa. Non capita mai di leggere qualche pronunciamento dei consigli degli episcopati europei (Comece e CCEE) di critica nei confronti delle politiche delle istituzioni sovranazionali continentali. Perfino l’agenda di convegni, settimane sociali cattoliche, giornate di riflessione è copiata da quella delle istituzioni politiche, sicché oggi ogni attività assembleare della Chiesa si occupa delle “transizioni” stabilite dal potere politico (ed economico): le priorità del principe sono anche quelle del potere spirituale.

Non si era mai vista una Chiesa così interfacciata con le istituzioni politiche, un potere spirituale e così a suo agio nei rapporti con il potere temporale, attento a non disturbare e a collaborare. Il dito alzato al cielo di Fra Cristoforo – “verrà un giorno…!” ce lo dobbiamo dimenticare.

La posizione assunta dalla Chiesa rispetto al Covid ha poi coronato tutto questo quadro, Il cattolico è oggi un buon cattolico quando è contento del settennato di Mattarella, quando è disposto a dare il proprio contributo acritico alle politiche anti-Covid e alle famose “transizioni”, quando opera per il raggiungimento degli obiettivi Onu per il 2030, quando crede nell’attuale Unione europea e ha fiducia nella presidenza Biden. Dimenticavo: … e quando ha fede nella scienza.

Vista così, la situazione sembra un po’ ridicola. In verità è piuttosto seria. È la realizzazione politica della secolarizzazione, che padre Fabro fissava con queste parole: “si è passati da una dominanza del sacro, fino all’invasione del profano nella vita del sacro e all’estromissione del sacro stesso”: Dio può aiutarci solo se confinato fuori del mondo. Inutile fare i sottili e distinguere tra secolarizzazione, secolarismo, laicità e laicismo. Qui è tutto un modo che salta. Fosse per come funziona oggi, sant’Ambrogio avrebbe dovuto aprire un tavolo di discussione con Teodosio, Gregorio VII avrebbe dovuto scusarsi con Enrico IV e Pio VII avrebbe dovuto essere contento del suo trasferimento in Francia per ordine di Napoleone.