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IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

Stretta sulle Ong: così si distingue tra salvataggio e tratta

Con il nuovo decreto legge approvato il 28 dicembre, con cui si limita l'azione delle navi delle Ong, si dovrebbe porre un freno al flusso di migranti illegali verso l'Italia. E anche le decisioni sulle domande di asilo saranno velocizzate, insieme all'eventuale rimpatrio.

Politica 30_12_2022
Il ministro dell'Interno Piantedosi

Mentre con i 392 clandestini sbarcati da 10 imbarcazioni il 28 dicembre a Lampedusa e con i 113 a bordo della Ocean Viking autorizzata a sbarcare nel porto di Ravenna il numero di immigrati illegali sbarcati via mare in Italia raggiungerà quest’anno le 103mila unità, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro dell'interno Matteo Piantedosi, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori.

Si tratta dell’atteso decreto che garantirà al Viminale gli strumenti per limitare l’impatto delle Ong e delle loro navi nel favorire e ingigantire i fluissi migranti illegali verso l’Italia.
Come si legge nel comunicato della Presidenza del Consiglio rilasciato la sera del 28 dicembre, “le disposizioni mirano a contemperare l'esigenza di assicurare l'incolumità delle persone recuperate in mare, nel rispetto delle norme di diritto internazionale e nazionale in materia, con quella di tutelare l'ordine e la sicurezza pubblica, in conformità alle previsioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare di Montego Bay, del 1982.
A tal fine, si declinano le condizioni in presenza delle quali le attività svolte da navi che effettuano interventi di recupero di persone in mare possono essere ritenute conformi alle convenzioni internazionali e alle norme nazionali in materia di diritto del mare. Inoltre, si disciplinano più compiutamente gli effetti della violazione del limite o del divieto di transito e sosta nel mare territoriale, facendo salvo il principio di salvaguardia dell'incolumità delle persone presenti a bordo, senza far venire meno l'esercizio della potestà sanzionatoria rispetto alla commissione di illeciti".

Si compie una scelta a favore di un sistema sanzionatorio di natura amministrativa, in sostituzione del vigente sistema di natura penale: in tale quadro si prevedono, oltre alla sanzione pecuniaria, il fermo amministrativo della nave (contro il quale è ammesso ricorso al prefetto) e, in caso di reiterazione della condotta vietata, la confisca della stessa, preceduta dal sequestro cautelare.
Analoghe sanzioni si prevedono qualora il comandante e l'armatore della nave non forniscano le informazioni richieste dall'autorità nazionale per la ricerca e il soccorso in mare o non si uniformino alle indicazioni impartite da quest'ultima.

Di fatto alle navi delle Ong "il transito e la sosta di navi nel mare territoriale sono comunque garantiti ai soli fini di assicurare il soccorso e l'assistenza a terra delle persone prese a bordo a tutela della loro incolumità".

In caso di violazioni delle norme sono previste sanzioni per il comandante, l'armatore e il proprietario, fino a 50.000 mila euro, compresa la confisca del mezzo mentre “la responsabilità solidale si estende all'armatore e al proprietario della nave".
Le navi dovranno avere una "idoneità tecnica" per la sicurezza nella navigazione mentre le operazioni di soccorso devono essere "immediatamente comunicate al centro di coordinamento competente per il soccorso marittimo nella cui area di responsabilità si svolge l'evento e allo Stato di bandiera, ed effettuate nel rispetto delle indicazioni delle predette autorità".

Inoltre, nel caso di intervento in area Sar, le zone di competenza individuate dai Paesi dove poter garantire il soccorso alle navi e a ogni mezzo marittimo in difficoltà, i soccorritori dovranno chiedere immediatamente un porto di sbarco, verso il quale la nave sarà tenuta a dirigersi immediatamente dopo il salvataggio, senza restare giorni in mare in attesa di altri possibili soccorsi.

L'obiettivo del decreto è distinguere nettamente le missioni di salvataggio e le attività di ricerca sistematica di migranti illegali da trasferire in Italia. Chi viola le norme incorrerà prima in sanzioni amministrative, poi se reitera anche in fermi amministrativi, fino alle confische delle navi da parte dei prefetti. Del resto il codice di condotta è stato stilato mutuando il codice Minniti del 2017, ripristinando quindi le sanzioni.
Inoltre i soccorritori dovranno chiedere ai soggetti a bordo messi in salvo la manifestazione di interesse sull'eventuale domanda di protezione internazionale dei migranti, in modo tale che sia il Paese di bandiera della nave a farsi carico dell'accoglienza una volta avvenuto lo sbarco.

Il decreto si erge anche su un secondo pilastro che prevede di velocizzare l’esame delle procedure di richiesta, concessione o diniego dell'asilo politico. L'esecutivo punta a evitare lungaggini che consentano una permanenza sul territorio italiano a soggetti in attesa del rilascio dell'asilo politico. Di conseguenza chi non né avrà titolo sarà rimpatriato in tempi rapidi, fatta salva la necessità di rafforzare gli accordi in tal senso con i paesi di origine.
Il governo sta lavorando a un decreto più ampio contro la criminalità che dovrebbe contenere misure contro baby gang e violenze sulle donne e che verrà presentato in gennaio.

L’obiettivo colto con questo decreto ad hoc sull’immigrazione era dare l’immediato riscontro che il governo italiano intende imprimere una netta svolta nella gestione del fenomeno migratorio. Occorrerà ora attendere le reazioni delle Ong e degli equipaggi delle loro navi.