• SOTTOMISSIONE

Strasburgo accoglie la più grande moschea d'Europa

Il consiglio comunale della città ha approvato la sovvenzione pubblica di 2,5 milioni di euro per la moschea più grande del Continente. Ai restanti 30 milioni del progetto ci penserà Erdoğan. L'associazione Millî Görüs che l'ha voluta si è rifiutata di firmare la carta dei principi dell’islam di Francia difendendo l'islam politico. Così Strasburgo sarà incoronata capitale europea dell'islam. 

Dal Comune avanguardia green a quello più islamicamente corretto il passo è breve, ma costoso. Il consiglio comunale di Strasburgo - fino a ieri famosissimo per la creazione di due “zone ambientali” -  ha appena approvato, praticamente all'unanimità, la sovvenzione pubblica di 2,5 milioni di euro per quella che sarà la nuova moschea più grande d'Europa. Un bell'assegno per la longa manus di Ankara, e Strasburgo sarà incoronata definitivamente capitale europea dell'islam. Ai restanti 30 milioni del progetto ci pensa Erdoğan.

È un cantiere in mezzo al nulla, o meglio in una zona poco intasata, industriale, situata all'inizio del distretto di Meinau, non lontano dallo stadio del Racing Club di Strasburgo. A Rue de la Fédération, la moschea Eyyub Sultan sarà un immenso edificio di 9.600 metri quadrati e, completo a metà, già straccia il cielo con la sua architettura neo-ottomana. Ispirata alle moschee di Istanbul, con le sue trenta cupole - otto sono state appena installate - la moschea voluta dall'associazione Millî Görüs è un progetto iniziato negli anni '80. All'epoca, l'associazione - fondata da Erbakan, il mentore politico di Erdogan -, che è un ingranaggio chiave nelle mire espansionistiche dell'aspirante sultano turco, acquistò diversi ettari in quel deserto industriale per installare una prima sala di preghiera in un vecchio hangar.

L'organizzazione islamica, a forte trazione nazionalistica turca, adotta molte delle posizioni, obiettivi e tattiche dei Fratelli Musulmani. Motivo per il quale tante decisioni sono strategie in prospettiva. E in quest'ottica Strasburgo è diventata oggi la sede di quella che è la più grande comunità turco-islamica d'Occidente, dopo Berlino.

La moschea avrà due sale di preghiera, una per 1.750, l'altra per 2.500 persone, e non uno, ma due minareti. E solo grazie ad una misura introdotta all'inizio degli anni 2000 d'allora sindaco socialista, Roland Ries, i minareti non supereranno i 37 metri di altezza, ovvero le dimensioni di ciminiere industriali. La struttura ospiterà  anche una “galleria commerciale”, un barbiere, un negozio di alimentari e una “sala polivalente”. Secondo quanto rivela Le Figaro, sul posto ci sono già una scuola, un collegio e da due anni un liceo, ma fuori contratto.

La Millî Görüs conta 150mila aderenti e in Europa gestisce oltre 600 moschee, 71 solo in Francia. Lo scorso gennaio, con l’elezione di un suo esponente a segretario generale, era riuscita a ottenere un posto di rilievo nel Consiglio francese per il culto musulmano (CFCM), che rappresenta i musulmani di Francia. In occasione della legge contro il separatismo, Macron ha proposto la Carta dei principi per l'islam di Francia, da far firmare a tutte le associazioni islamiche del CFCM. Ma proprio l'organizzazione turca si è rifiutata di firmare il testo. Il che la dice lunghissima sui propositi e sulle intenzioni della nuova moschea più grande d'Europa.

Considerato che i punti contestati sono stati la prevalenza dei princìpi repubblicani sulla fede musulmana, la possibilità di apostasia per i musulmani francesi e l'uguaglianza tra uomini e donne, e considerato che ora anche l'esecutivo francese ha compreso che una moschea non equivale ad una chiesa, né teologicamente né giuridicamente, il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, è su tutte le furie. Oltre ad essere preoccupato per il finanziamento estero, e la conseguente ingerenza, ha tuonato con un comunicato stampa: "Il sindaco verde di Strasburgo finanzia una moschea sostenuta da una federazione che si è rifiutata di firmare la carta dei principi dell’Islam di Francia e che difende un islam politico. Di fronte alla gravità delle decisioni del Comune, ho chiesto al prefetto Josiane Chevalier del Basso Reno (il dipartimento dove si trova Strasburgo) di sottoporre la delibera comunale al giudice amministrativo”.

Ma difficilmente la spunterà. Il sindaco di Strasburgo, la giovane Jeanne Barseghian, ha ribadito non solo di essere infastidita da tale clamore, ma di aver rispettato semplicemente la legge. La maggior parte delle religioni in Francia è, infatti, regolata da una legge del 1905 che determina la separazione tra Chiesa e Stato e che, tra le altre cose, vieta allo Stato di finanziare luoghi di culto. Le regioni storiche di Alsazia (dove si trova Strasburgo) e Mosella fanno però eccezione. Al momento dell’approvazione della legge erano sotto il dominio tedesco. In queste regioni vale così il Concordato dell’Alsazia-Mosella del 1802, che riconosce e organizza i culti cattolico, luterano ed ebreo e che consente allo Stato di pagare i ministri di questi culti. E l’islam, per ragioni di equità, grazie ad una delibera del consiglio comunale di Strasburgo del 1999 è stato inserito tra i culti che possono essere finanziati, l’importane è che risponda a tre criteri: una comunità di fedeli, un progetto architettonico e un piano di finanziamento per l’operazione. Siccome l’islam non si lascia sorprendere mai impreparato, ecco che, come da legge, il comune ha potuto finanziare il 10% della moschea.  

Anche Macron ha tuonato contro la moschea denunciando l’interferenza straniera in Francia di un gruppo che è in realtà l’organo di propaganda ufficiale di un altro Stato. Il governo, insomma, è su tutte le furie, d’altronde il finanziamento statale di Strasburgo arriva in contemporanea con il giro di vite alle moschee voluto proprio da Darmanin – 89 tra moschee e centri culturali sono a rischio chiusura. Eppure il disegno di legge contro il separatismo e che porrebbe fine, tra le altre cose, all’impotenza di fronte alle interferenze estere, è fermo al Senato francese da mesi.

La città sede del Parlamento europeo ospiterà così il più grande luogo di culto islamico d’Europa nel 2025. E pensare che Strasburgo era famosa per la sua celebre cattedrale, il gioiello dell’arte gotica cristiana, con il famoso “Pilastro degli Angeli”, che Victor Hugo definì “prodigio di grandezza e leggiadria”. Il servo di Dio Robert Schuman, quando immaginò il progetto dell’Unione europea, andava a messa tutti i giorni in quella cattedrale.

E invece, tra un po’, l’orizzonte avrà trenta cupole islamiche ad oscurare il resto. Ma non è un caso. Strasburgo è stata la città in cui Erdoğan, autorizzato dall’ex presidente francese Hollande, tenne una manifestazione elettorale nell’ottobre del 2015. E davanti a dodicimila fedeli affermò che la Turchia è il “vero difensore della civiltà” e sotto lo slogan “una bandiera, un paese, una fede”, si urlava “Allahu akbar”.