Strage di cristiani in Congo
Le Adf, il gruppo jihadista affiliato allo Stato Islamico attivo nell’est del paese, hanno attaccato un villaggio il 1° aprile uccidendo decine di persone
La sera del 1° aprile le ADF (Allied Democratic Forces) hanno attaccato il villaggio di Bafwakoa, nell’Ituri, una delle province orientali della Repubblica Democratica del Congo. Le ADF sono un gruppo jihadista originario del vicino Uganda che da oltre 20 anni ha trasferito in Congo la propria base. Dal 2016 le ADF sono affiliate all’Isis, lo Stato Islamico, e dal 2019 fanno parte dell’Iscap, la Provincia dell’Africa centrale dello Stato Islamico, insieme ad Ansar al-Sunna, i jihadisti attivi in Mozambico dal 2017. I terroristi hanno dato fuoco a 44 abitazioni. Hanno ucciso molte persone a colpi di machete. Altre sono morte nell’incendio delle loro case. Subito si era parlato di almeno 43 vittime. Successivamente il bilancio è salito. I morti realtà sarebbero 70. Diversi corpi sono stati rinvenuti decapitati. Inoltre risultano disperse molte persone e si ritiene che siano state rapite. La notizia ha gettato nel panico gli abitanti dei villaggi vicini, molti dei quali sono fuggiti temendo nuovi attacchi. Non si sa esattamente quanti siano i combattenti ADF. Negli ultimi anni i loro attacchi ai cristiani si sono moltiplicati oltre che nell’Ituri anche nella vicina provincia di Nord Kivu. Si stima che nelle province orientali del paese tra il 2020 e il 2025 siano responsabili di almeno un quarto degli attacchi a civili. Il 25 marzo, la vice Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Nada al-Nashif, ha dichiarato al Consiglio per i diritti umani di Ginevra che, dall'ottobre 2025, i jihadisti ADF hanno ucciso più di 260 persone e ne hanno messe in fuga migliaia. Inoltre ha detto che molte donne e ragazze hanno subito violenza sessuale. Il governo ha cercato di rassicurare gli abitanti delle province orientali dicendo che l’esercito sta intensificando le operazioni militari volte a individuare e smantellare basi e reti terroristiche. “Riaffermiamo la nostra solidarietà a tutte le comunità colpite – ha detto il portavoce del governo congolese durante una conferenza stampa indetta il giorno successivo – Esortiamo la popolazione a rimanere vigile, a collaborare con le forze di difesa e di sicurezza e a segnalare qualsiasi attività sospetta contribuendo così a eliminare questa minaccia. Condanniamo fermamente questi atti e stiamo lavorando a stretto contatto con i governatori militari dell'Ituri e del Nord Kivu per contenere questa minaccia”. Ma gli abitanti dell’est Congo, dove ormai da decenni oltre alle ADF sono attivi decine di gruppi armati, hanno sempre meno fiducia nel governo e anche nei caschi blu della Monusco, l’operazione di peacekeeping, una delle più grandi, attiva dal 2010, che dovrebbe proteggere i civili e che invece troppo spesso non interviene in loro soccorso.


