• L'ESEMPIO DI MILANO

Se la cultura la fa l'istituzione

A Milano la Commissione Cultura della Zona 2 si intasca tutti i fondi per proporre i propri progetti. Lasciando a mani vuote le iniziative delle associazioni e dei privati. Una delibera «che si ispira ad un dirigismo statalista che credevamo definitivamente condannato dalla storia».

Milano

Ciò che è successo nel Consiglio della Zona 2 di Milano è esemplificativo della deriva centralistico-totalitaria che sta colpendo l’Italia dalle realtà più piccole fino ai centri di potere più importante. A Milano la Zona 2 è una più attive a livello culturale. Contiene i quartieri della Stazione Centrale, di Gorla, di Turro, di Greco, di Crescenzago e di Precotto, quest’ultima una delle realtà più vive. Il Consiglio di zona, con una delibera del 31 gennaio del 2013 ha approvato con larghissima maggioranza – 22 voti favorevoli, uno contrario e ben diciotto assenti – un atto amministrativo che, pur nella relativa piccolezza della realtà di cui si tratta, è però grave nelle sue derive ultime anti-libertarie.

Ripercorriamo la vicenda. Il 31 gennaio il Consiglio di Zona due decreta la validità di una delibera voluta dalla Commissione cultura dell’area. La pietra di scandalo dell’atto amministrativo recita: «Vogliamo guidare l’orientamento culturale della Zona 2 […]. Non vogliamo più semplicemente accogliere le richieste di finanziamenti e scegliere fra esse, vogliamo proporre noi i progetti». Fin qui, nessun problema. Se non fosse che i pur pochi fondi destinati alle attività culturali della zona saranno in larghissima parte assorbiti dalle iniziative volute, organizzate e approvate dalla Commissione stessa.

Nella delibera, poi, si rincara la dose: «Dal primo giorno del nostro mandato è stata questa l’intenzione della Commissione Cultura ed ora, dopo quasi un anno e mezzo, ci adoperiamo a metterla in atto». I tre progetti messi all’atto sono: per l’estate, una stagione di teatro e cinema e un concorso per rock band, per l’autunno una stagione di musica jazz. «Ovviamente, a questi 3 grandi progetti – prosegue la delibera – andrebbe la maggior parte del nostro budget per il 2013. Il resto verrebbe utilizzato per le ricorrenze più importanti e le proposte più importanti decise dalla Commissione, per esempio: la Giornata della Memoria, il 25 Aprile [Festa della Liberazione, ndr.] , l’8 Marzo [Festa della donna, ndr]».

Pur valutando positivamente le iniziative proposte dalla Commissione cultura, è però inammissibile che, a farci le spese, siano quelle avanzate dalle Associazioni o dai privati cittadini i quali, in definitiva, vedranno le proprie idee – e i conseguenti finanziamenti – rigettati in principio. A fronte della gravità di tale situazione, alcuni cittadini della Zona 2 di Milano hanno inviato una lettere al comitato di quartiere, puntando l’attenzione sulla delibera «che si ispira – queste le loro parole – nelle forme e nel contenuto, ad un dirigismo statalista che credevamo definitivamente condannato dalla storia, e urta la nostra sensibilità di cattolici, perché mortifica quel principio di sussidiarietà, espresso dal Magistero della Chiesa, che, riconoscendo la centralità della persona, valorizza come ricchezza pubblica l’iniziativa di singoli ed associazioni, veri motori di sviluppo di una società autenticamente libera e plurale».

Che non si tratti di considerazioni astratte, ma di fatti forieri di conseguenze pratiche, lo si può comprendere dalle motivazioni addotte per rigettare la richiesta di finanziamento di un’iniziativa culturale promossa dalla Onlus parrocchiale Talita Kum in occasione della festa della famiglia del  27 gennaio 2013 – quattro giorni prima dell’approvazione della delibera 14. Le ragioni? L’iniziativa «non è prioritaria rispetto agli obiettivi della Commissione Cultura». D’altronde, si parla solo di famiglia, un’istituzione costituzionalmente riconosciuta (art. 29) ma forse, ad oggi, scomoda da trattare.