• INDIA

Se il ritorno dei marò diventa uno spot elettorale

Ci sono alcuni aspetti che non convincono nell’iniziativa di Roma di far tornare a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre anche per consentire loro di esercitare il diritto di voto. Qualcuno sarà così spregiudicato da usarli a scopo elettorale?

Marò

Ci sono alcuni aspetti che non convincono nell’iniziativa di Roma di far tornare a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre anche per consentire loro di esercitare il diritto di voto. La richiesta di un permesso di quattro settimane per i due fucilieri di Marina è stata stranamente tenuta segreta fino alla vigilia del dibattimento in aula.

"E' importante che i giudici accettino questa richiesta - hanno spiegato all’Ansa fonti italiane in India - perché‚ questo permetterebbe di assorbire meglio il periodo di attesa prima della costituzione del tribunale speciale che dovrebbe esaminare la questione della giurisdizione sull'incidente in cui i due fucilieri del San Marco sono rimasti coinvolti il 15 febbraio 2012". I marò hanno ottenuto nel dicembre scorso una licenza natalizia di due settimane e sono rientrati come previsto a Kochi, in Kerala, il 4 gennaio. Anche in caso la concessione del permesso verrebbe subordinata a nuove garanzie di Roma circa il ritorno in India dei due militari e forse a una nuova cauzione.

La richiesta, illustrata dall'avvocato Arish Salve che segue da tempo la causa dei marò, ha visto la Corte Suprema esprimersi dopo una breve udienza rinviando a venerdì ogni decisione, ma non prima che uno dei tre giudici del tribunale, Vikramajit Sen, affermasse ironicamente che “è da voi che un ex premier ha detto che è normale dare tangenti?''. Una battuta fuori luogo nel più alto tribunale indiano e singolare tenendo conto dell’alto tasso di corruzione presente nella politica indiana.

Considerati i tempi lunghissimi della burocrazia indiana e quelli necessari a istituire un tribunale speciale è certo una buona idea portare a casa Latorre e Girone anche se ancora una volta temporaneamente.
A destare sospetti è invece la coincidenza elettorale dal momento che, risedendo nell’ambasciata di Delhi, i due militari potrebbero votare presso la sede diplomatica come il personale della Farnesina, i militari impegnati all’estero e i cittadini italiani che vivono oltremare.

Rimpatriare Latorre e Girone per consentire loro di votare sembra quindi una scusa e del resto se venerdì la Corte Suprema desse il benestare i due riuscirebbero a rientrare in Italia appena in tempo, venerdì in serata o sabato, probabilmente con un volo di Stato. Il sospetto è che il loro ritorno a poche ore dal voto possa avere ragioni legate strettamente alla campagna elettorale, specie se al loro arrivo a Ciampino venissero accolti dal premier Mario Monti che, in veste istituzionale, si assicurerebbe un “mega spot” alla vigilia dell’apertura dei seggi. Sarebbe triste e al tempo stesso farsesco se il governo italiano, incapace di indurre l’India a rispettare il diritto internazionale, finisse per strumentalizzare Latorre e Girone nel tritacarne della campagna elettorale.