• SCIENZE INESATTE

Se i climatologi fossero medici, oggi direbbero...

I climatologi prevedono il riscaldamento globale. Ma la loro è una scienza giovane, basata su dati limitati che non può permettersi previsioni di lungo periodo. Esattamente come un medico non potrebbe mai prevedere l'ora e il giorno della morte di un paziente.

termometro

Una persona vuole farsi controllare la salute pensando che la medicina abbia fatto passi in avanti e che sia opportuno prevenire. Allora va a farsi visitare da un noto gruppo di medici, specialisti in varie branche del corpo umano. L’equipe non prescrive le singole analisi del passato, come potevano essere la misura della pressione o della temperatura effettuata con il termometro a mercurio, che impiegava 5 minuti per eseguirla. L’equipe lo ricopre di numerosi sensori elettronici, tutti molto sensibili e “veloci”, e questi ogni secondo misurano e registrano cosa sta accadendo al suo corpo, rilevano molte variabili come la temperatura in vari punti del corpo, pressione, numero dei capelli, colesterolo, ecc... Dovrà essere monitorato per due giorni mentre svolge le normali attività, non fermo e solo durante la visita come accadeva in passato. Inoltre i medici gli chiedono dati su quanto è accaduto durante la sua vita, per questo gli fa pervenire i risultati delle 8-9 volte che si è misurata la temperatura e pressione, i risultati di due analisi del sangue ed una decina di foto scattate in varie età. I valori delle misure effettuati, una volta scaricati, sono elaborati su un potentissimo computer.

Dopo l’elaborazione i medici, allarmati, lo chiamano. Purtroppo la situazione è pessima. Partendo dalle informazioni che gli ha fornito, attraverso un sofisticato modello matematico, è stato ricostruito quale fosse l’andamento della temperatura del suo corpo, della pressione e del numero di capelli, durate tutta la sua vita passata. Purtroppo in passato era molto più stabile di quanto rilevato dai sensori attuali, inoltre il numero di capelli rispetto a quello ricostruito dalle foto è al minimo storico, inoltre nei due giorni di misura è diminuito sensibilmente. La temperatura una volta era costante a 36°C, invece ora è in continuo movimento ed ha sbalzi improvvisi fino al decimo di grado, talvolta durante l’attività fisica supera i 37°C.

Utilizzando i dati rilevati e prevedendo fino al 2100 quale sarà l’attività fisica che svolgerà, quello che mangerà, i momenti di frustrazione, dove andrà in vacanza, la quantità il fumo passivo, ecc... mediante l’utilizzo di un sofisticatissimo modello matematico del corpo umano per il paziente sotto esame è previsto che se continua così morirà esattamente tra tre anni e due mesi, alle ore 22.50. Naturalmente l’uomo vorrà sapere cosa potrà fare per modificare il nefasto destino, un destino che si chiederà se dovuto solo a fattori esterni, indipendenti da lui, oppure su quali potrà intervenire.

I medici affermano che nello studio hanno dieci modelli matematici che simulano il corpo umano in modo “leggermente” diverso. Per il periodo in cui è stato osservato dai sensori, la simulazione sul computer di quanto accadeva al corpo è migliore se effettuata tenendo conto sia delle variabili dovute a fattori esterni sia di quelle dovute a scelte del paziente, rispetto a quando nel modello sono inserite solo quelle esterne. Da ciò si può dedurre che le scelte personali pesano, nel modello addirittura pesano almeno la metà. Siccome nove modelli su dieci hanno dato risposte simili, l’equipe afferma di essere certa al 90% di ciò che afferma.

La conclusione scientifica dell’equipe medica è che, con il 90% di certezza, tra tre anni e due mesi, alle ore 22.50, morirà a causa del suo comportamento e che, per il suo bene, deve modificare immediatamente lo stile di vita per salvarsi. Naturalmente, se non cambierà il suo comportamento e, nonostante ciò, vivrà a lungo, visto che la certezza non è al 100%, nessuno potrà dire che la previsione era errata.

La storiella di cui sopra, sicuramente paradossale e grossolana, viene in mente sentendo la commissaria Ue per l’azione per il clima, Connie Hedegaard, che commenta il recente rapporto Onu, il quale afferma che il cambiamento climatico sia in corso e che è certo che le attività umane ne siano la principale causa. La commissaria ha detto: «Il giorno in cui tutti gli scienziati col 100% della certezza metteranno in guardia contro i cambiamenti climatici sarà troppo tardi. Se il vostro medico fosse sicuro al 95% che avete una malattia grave, comincereste subito a cercare la cura. Perché dovremmo prendere maggiori rischi quando invece è la salute del nostro pianeta ad essere in gioco?».

Strana la similitudine, qualcuno conosce medici che usano modelli matematici per decidere le cure? Nessun medico parla di scenari e fa previsioni al millimetro, correttamente parlano di comportamenti a rischio (cosa differente dal fare previsioni esatte).

Oggi, secondo la tecno-burocrazia verde, dovremmo spaventarci perché la scienza è “certa”. Ma loro non sono gli stessi che ci fecero firmare il costoso ed inutile Protocollo di Kyoto seguendo il “principio di precauzione” e fregandosene della scienza, principio del quale nessuno parla più visto a seguito dell’uso distorto che se ne è fatto per bloccare ogni attività e spaventare le persone su tutto?
Siamo abituati a leggere, sui documenti riguardanti il clima, serie di dati che iniziano da metà ‘800, ma quanto era diversa la tecnologia e la conoscenza del mondo allora? Molto spesso sono solo ricostruzioni matematiche partite da dati incerti e sparuti, ma questo, purtroppo, pochi lo evidenziano. È da relativamente poco tempo che esistono satelliti, stazioni elettroniche, boe, collegamenti satellitari per accentrare dati da posti remoti, ecc… eppure l’andamento di tante grandezze globali/locali è ricostruito evitando di associare incertezze enormi a quello che si scrive.

Speriamo che le modalità e risultati dell’immaginario check-up medico, descritto sopra, non portino il paziente alla sola conclusione che: la medicina ha progredito a tal punto che non c’è più nessuno sano. Importante è invece notare che per parlare di progresso nella conoscenza non è sufficiente la disponibilità di enormi quantità di dati e di potenza di calcolo, una volta neanche immaginabili: occorrono anche nuove teorie interpretative. Attività che può svolgere solo la creatività umana. Per far progredire la scienza servono le menti e non solo i computer. Per questo è importante aiutare la ricerca scientifica ed è deleterio affermare che ormai si sia raggiunta la certezza in settori così complessi come il clima. Troppo spesso, negli ultimi decenni, la scienza ha fatto passi in avanti, ma la tecnologia invece ha corso. Ci sono stati i soldi per aggiornare il sistema operativo e non per le borse di studio.