• INIZIO ANNO

Scuola, ripartiamo dagli spiragli positivi

Nuovo anno scolastico con le solite proteste e malcontento. Ma per uscire dalla crisi senza precedenti del nostro sistema di istruzione, occorrerebbe una sorta di ri-fondazione. È necessario scoprire e valorizzare forme già esistenti, più libere.

Professore e studenti

Si torna a scuola. È un momento particolare dell’anno, che richiama alla memoria un tempo della vita denso di rapporti, di promesse, di successi e di sconfitte. È qualcosa di più di un rito sociale: rimanda all’esistenza nel suo misterioso dispiegarsi. Eppure, ancora una volta, l’inizio del nuovo anno scolastico è caratterizzato da proteste e malcontento. E questo, davvero, è diventato uno stanco rito sociale.

Da una parte, malcontento e proteste dei sindacati e di quei docenti che li sostengono, pronti a boicottare le lezioni e far crollare il sistema pur di dimostrare che la riforma di turno, “la buona scuola”, in realtà è cattiva, e che era meglio quando si stava peggio.
Dall’altra, il malcontento degli alunni. Magari non dichiarato, ma non per questo meno reale, perché lo studio, come ha scritto Paola Mastrocola nel suo ultimo libro “La passione ribelle”, «da attività centrale di un ragazzo (in quanto suo compito precipuo), è divenuto una sorta di optional, per lo più ritenuto inutile e spesso addirittura disprezzato». 

Il nostro sistema di istruzione attraversa una crisi senza precedenti. Le ragioni sono molteplici: «La scuola è sempre meno in grado di funzionare come «ascensore sociale», e dunque perché ammazzarsi di fatica sui libri? I cosiddetti «nativi digitali» sono convinti che non serva a nulla imparare dati e immagazzinare nozioni, perché tanto qualsiasi informazione è immediatamente reperibile in rete con un clic. In più, a sostenere questa «difesa dell’ignoranza» collaborano spesso i personaggi mediaticamente più in vista: esponenti dello sport, dello spettacolo, della politica e persino della cultura».

Servirebbe da parte di tutti un profondo ripensamento del sistema scolastico, una sorta di ri-fondazione. Invece si continua a considerare la scuola più che altro dal punto di vista organizzativo, come ambito di lavoro e terreno di scontro occupazionale. Solo qualche timida voce si alza a ricordare che la scuola è fatta per collaborare con le famiglie alla educazione/formazione dei nostri giovani, che il suo vero scopo è il bene degli alunni. 

La riforma della “buona scuola”, divenuta Legge 107 nel mese di luglio, ha avuto il merito di riportare al centro del dibattito politico e dell’attenzione pubblica l’importanza del sistema formativo nazionale e dell'educazione delle nuove generazioni. Non è poco, ma i passi avanti da essa previsti risultano ancora troppo timidi e iniziali. Per questo, al di là delle cortine fumogene alzate da una parte e dall'altra dei diversi schieramenti, i nostri studenti che in questi giorni tornano nelle classi purtroppo non si accorgeranno di nulla.

Qualcosa cambierà, certo, ma non tanto da incidere sulla sostanza. La parte sicuramente più rilevante della riforma, infatti, è la massiccia infornata di assunzioni - tanto incomprensibilmente avversata dai sindacati che da decenni non chiedono altro - fatta in realtà perché imposta dall'Europa, che  potrà dare maggiore stabilità al corpo insegnante, favorendo il funzionamento quotidiano delle scuole e chiudendo qualche buco nell'orario; l’organico potenziato renderà più semplice, inoltre, attivare alcuni insegnamenti opzionali e rinnovare un po' i piani di studio, aprendo la scuola alle sollecitazioni del territorio e a un maggiore contatto col mondo del lavoro. 

Altro aspetto interessante è che l’offerta formativa di ogni istituto dovrà essere contenuta in un piano (POF) triennale, per dare alle famiglie la possibilità di sapere cosa offre la scuola in una prospettiva di maggiore stabilità e fare perciò una scelta più consapevole. Le famiglie dovranno essere coinvolte anche nella valutazione del lavoro dei docenti (attività alla quale, nella scuola superiore, collaborerà la componente studentesca). Insieme alla valutazione introdotta con le prove Invalsi, si tratta di un ulteriore passo (che sarà sicuramente oggetto di controversie…) per favorire una maggiore attenzione alla qualità dell’insegnamento. Ce n’è davvero bisogno. 

La legge 107 ha introdotto qualche piccolo  miglioramento anche sul fronte delle scuole paritarie, sebbene si sarebbe dovuto fare molto di più per arrivare a un sistema veramente integrato tra scuola statale e non statale come esiste negli altri paesi avanzati: mentre vengono confermati gli attuali esigui sostegni finanziari alle scuole paritarie, già messi a bilancio dal Miur, è stata prevista, in aggiunta, la detraibilità del 19% delle spese sostenute (su un tetto massimo di 450 euro) dalle famiglie degli alunni delle paritarie per la frequenza scolastica. Ci si potrà detrarre 76 euro: non è molto, anzi è pochissimo, ma può essere un primo passo nella direzione giusta.

Insomma, la “buona scuola” non è la rivoluzione; contiene solo passi ancora iniziali, che rischieranno tra l’altro di soffocare nella burocrazia di un sistema che è rimasto ostinatamente centralistico.
Occorrono allora più coraggio e più fantasia, perché - come ha ripetuto instancabilmente l'ex ministro Berlinguer in questi ultimi tempi - in un mondo in tumultuoso e contraddittorio cambiamento, la scuola dell'istruzione di massa, rigida e uguale per tutti, non è più adeguata al suo compito ed è arrivata al capolinea; per questo non basteranno certo piccoli aggiustamenti per risollevarne le sorti. 

È necessario scoprire e/o valorizzare forme già esistenti, più libere, flessibili e personalizzate, per riavvicinare i giovani al Moloch scolastico e farlo tornare ad essere “scholè ”, "tempo libero". 

Tanti altri paesi, europei e non, posti nella necessità di riformare (talora ri-fondare) il sistema scolastico nazionale, hanno capito che non può più essere lo Stato a gestire la scuola e che occorre restituire la responsabilità dell'educazione alla società civile, in modo davvero sussidiario e rispettoso della libertà di educazione. 

Con questo nuovo anno scolastico partiamo, realisticamente, dagli spiragli positivi che sono stati aperti con la “buona scuola”,  chiedendo di incrementarli con coraggio. Solo così, i nostri ragazzi potranno apprezzare il cambiamento e tornare a riconoscere, nella scuola, la sua vera natura: “scholè”, il “tempo libero”.