Scuola e islam, un rapporto superficiale e pericoloso
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L'arrivo degli immigrati di religione islamica viene trattato dal nostro sistema educativo con una superficialità disarmante, tanto da portare i bambini (non musulmani) nelle moschee e insegnar loro a pregare il Corano.
La drammatica vicenda di Modena, il cui bilancio definitivo di vittime è ancora in sospeso data la gravità delle ferite subite dalle otto persone travolte dall’auto in corsa di Salim El Koudri, apre ancora una volta il capitolo della pacifica convivenza, nel mondo occidentale, fra culture profondamente diverse e storicamente avverse.
Lasciando da parte tutto il dibattito – ormai stucchevole - a riguardo della sanità mentale e delle reali intenzioni dell’attentatore, occorre ancora una volta ribadire quanto Papa Benedetto XVI affermò a riguardo delle grandi difficoltà e dei pericoli derivanti dalla massiccia presenza islamica in una società plasmata dalla tradizione greco-romana e con principi scaturiti dalla civiltà giudaico-cristiana. In occasione della lectio magistralis di Ratisbona (anno 2006), in un significativo passaggio Papa Benedetto inchiodava l'islam a un dato di fatto: il suo problema con la violenza. Su questo, la storia non lascia alcuno spazio a possibili interpretazioni diverse: sin dall’inizio l’islam ha cercato di imporsi con la forza delle armi, confermando la citazione dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo secondo cui Maometto aveva «portato di nuovo (...) soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». È da poco stato pubblicato, al riguardo, un interessantissimo libro scritto da Paolo Piro (Paolo Piro, Mediterraneo: l’ombra del Jihad sulla Lunga Terra, Collana “Quaderni dell’Osservatorio”, ed. Cantagalli, Siena 2026), che può aiutare, chi vuole farlo, a Interrogarsi sull’islam con realismo e speranza; chi parla di “religione di pace” non sa davvero cosa dice.
Ciò non significa che tutti i musulmani sono violenti, ma occorre sempre e comunque considerare che c’è una incontrovertibile radice di violenza nella loro religione, e nella loro missione di diffusione dell’islam –a cui i musulmani praticanti sono assolutamente fedeli - l’uso della forza fa parte del codice genetico.
Nonostante queste considerazioni, che dovrebbero indurre ad una grande cautela, il massiccio e incontrollabile (o volutamente incontrollato…) afflusso di migranti provenienti da paesi a maggioranza musulmana sta modificando il volto dei nostri stessi paesi, nella quasi totale indifferenza e inconsapevolezza da parte dei più. Di tale avvilente insipienza fanno parte anche le sempre più numerose e diffuse uscite didattiche che le scuole italiane effettuano nelle moschee del territorio. L’ultima in ordine di tempo è quella programmata da un istituto primario di Ancona, che ha organizzato le visite delle classe quinte presso la Moschea della Fratellanza del capoluogo marchigiano. Una parte delle classi si sono già recate presso il centro di culto islamico mentre un’altra classe è previsto che vada il prossimo 4 giugno per una visita di circa 2 ore. Si tratta, a quanto pare, di un’abitudine consolidata per questa scuola, che ormai ogni anno porta le classi quinte in un centro islamico.
Riferisce l’on. Silvia Sardone, europarlamentare e vicesegretaria della Lega, che «Dalle foto pubblicate dalla moschea negli anni precedenti si vedono i bambini che vengono ‘educati’ sul Corano e persino su come si prega». Iniziative simili hanno avuto luogo in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.
A parte ogni discorso sulla opportunità, utilità e buonafede di tali iniziative, è lecito quantomeno chiedersi: perché i bambini di religione (o almeno tradizione) cattolica devono avvicinarsi alla religione islamica, ma quelli di estrazione islamica non devono e non possono avvicinarsi alla religione cattolica? È questo il modello di integrazione che si vuole affermare?
Di tanta malafede e stoltezza pagheremo un conto salato, e non tanto o non solo in termini di episodi di violenza come quello di Modena, ma molto di più per la sottomissione cui saremo costretti non appena (e il momento si sta avvicinando rapidamente) avranno la possibilità di entrare negli organi di governo del Paese. Vogliamo ricordare che “musulmano” significa sottomesso, e se sono sottomessi loro tanto più vorranno che lo siamo noi “infedeli”. La storia insegna, ma solo se si vuole imparare qualcosa…

