• RIFORMA

Scuola, due cose da fare subito per le paritarie

Le risorse sono poche e il governo è tirato per la giacchetta da tutte le parti… Una cosa però, è certa: alla luce del documento “La Buona Scuola” presentato dal governo, la Legge di stabilità 2015 rappresenta l’occasione per verificare se le buone intenzioni dichiarate potranno tradursi in azioni concrete per un effettivo sviluppo del nostro sistema.

La riforma della scuola comincia dalle paritarie

Le risorse, è noto, sono poche, e il governo è tirato per la giacchetta da tutte le parti… Una cosa però, è certa: alla luce del documento “La Buona Scuola” presentato nei giorni scorsi dal governo, la Legge di stabilità 2015 rappresenta l’occasione per verificare se le buone intenzioni dichiarate potranno tradursi in azioni concrete per un effettivo sviluppo del nostro sistema nazionale di istruzione. In modo particolare, sarà il banco di prova per accertare se il ruolo assolutamente marginale ricoperto dalla scuola paritaria nel citato documento è una scelta voluta, rigurgito di una obsoleta avversione ideologica che finirebbe per emarginarci ancora di più dal resto dei paesi europei, o una semplice e innocente disattenzione. 

Sin dall’inizio del suo mandato, il presidente del Consiglio Renzi ha sottolineato la necessità di una forte attenzione al fattore educativo e la centralità di una scuola “che sviluppi nei ragazzi la curiosità per il mondo e il pensiero critico, che stimoli la loro creatività e li incoraggi a fare cose con le proprie mani”. Se questo è davvero ciò che interessa, non è possibile trascurare l’importante contributo offerto dalle scuole paritarie. Esse rappresentano il 24% delle scuole italiane e accolgono l’11,5% della popolazione scolastica (con punte oltre il 60% per le scuole dell’infanzia di alcune regioni), fornendo un servizio pubblico di qualità apprezzato da tante famiglie (nonostante il sacrificio economico che comporta), caratterizzato in molti casi da una didattica innovativa e coinvolgente. Non va dimenticato, inoltre, che la scuola non statale permette allo Stato di realizzare ingenti risparmi. 

I dati pubblicati dal Miur relativi alla popolazione studentesca nell’anno scolastico appena trascorso, hanno evidenziato un calo degli alunni frequentanti le scuole paritarie, passati da oltre un milione a poco più di 993mila, e una corrispondente diminuzione del numero di plessi scolastici non statali, passati dai 13.825 dell’anno precedente a 13.625. I detrattori della scuola non statale esulteranno gridando vittoria, ma la chiusura delle scuole paritarie –come hanno ripetutamente segnalato in questi ultimi mesi numerose autorevoli voci laiche (come ad esempio Attilio Oliva, Dario Antiseri, Luigi Berlinguer) rappresenta una sconfitta per tutti e un impoverimento per tutto il paese sotto molteplici profili. Le iscrizioni al primo anno nelle paritarie per il 2014/15 mostrano in realtà una lieve ripresa, ma la strada è ancora lunga e le famiglie fanno sempre più fatica. Per dare loro un po’ di ossigeno e salvaguardare l’esistenza del nostrano sistema scolastico integrato (così fragile e distante dai migliori modelli europei, ma per adesso ancora vivo…), sarebbero indispensabili nell’immediato questi due provvedimenti.

1). Incrementare e dare stabilità pluriennale al fondo storico per le paritarie (530 milioni di euro l’anno, scesi a 494 nel 2014; nel bilancio pluriennale statale sono oggi previsti solo 272 milioni per il 2015 e per il 2016) dando certezza alle scuole su entità dei contributi e tempi di erogazione.

2). Fare rientrare le disposizioni sui contributi alle paritarie tra le norme generali sull’istruzione di competenza esclusiva dello Stato, anche al fine di inserire stabilmente in un unico capitolo del Miur tutte le risorse ad esse destinate. Oggi, invece, sono per metà fittiziamente assegnate alle Regioni, con un conseguente enorme aggravio procedurale per la loro corresponsione alle scuole.

Alcune settimane fa, l’allora sottosegretario all’istruzione Reggi (Pd) affermò che «Occorre dare alle paritarie stabilità, certezza di trasferimenti e risorse per garantire una programmazione costante… Non possiamo più sottrarci dall'affrontare insieme l'emergenza educativa che colpisce profondamente le nostre famiglie. È un'emergenza europea. Perciò non ha più senso dividersi in conflitti ideologici senza futuro. La legislazione deve tenere conto di un sistema misto, pubblico-privato, dove ci sono diverse voci che hanno pari dignità». Il suo recente trasferimento all’Agenzia del Demanio rappresenta il segno di una rinnovata ostilità nei confronti della scuola paritaria e della libertà di scelta educativa per le famiglie? É auspicabile che la Legge di stabilità 2015 sia in grado di smentire ogni ipotesi negativa.