a cura di Benedetta Frigerio
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Sciopero della fame in Pakistan per il cristiano condannato a morte per blasfemia

Il National Christian Party (Ncp) di Karachi ha indetto il 9 settembre in Pakistan una giornata di digiuno per protestare contro la condanna a morte per blasfemia di Asif Pervaiz, sentenza emessa il giorno precedente da un tribunale di Lahore. Asif, cristiano, padre di quattro figli, è in carcere dal 2013. Il suo ex datore di lavoro, di fede musulmana, indispettito perché Asif ha rifiutato di convertirsi all’Islam,  lo ha accusato di avergli inviato degli sms contenenti offese all’Islam e a Maometto (In Pakistan un cristiano è stato condannato a morte per blasfemia, Cristiani Perseguitati, 09-09-2020). I giudici hanno creduto alle accuse. L’avvocato di Asif, Saif-ul-Malook, già difensore di Asia Bibi, ha negato gli addebiti e ha annunciato che intende ricorrere in appello. Il presidente dell’Ncp, Shabbir Shafqat, annunciando la protesta, ha spiegato che è urgente una revisione della legge sulla blasfemia che introduca, tra l’altro, pene per chi lancia false accuse, cosa che succede di frequente, per vendetta o per interesse, tanto più facilmente nel caso di persone appartenenti alle minoranze religiose del paese che sono oggetto di discriminazioni. Nel caso di Asif, l’impianto accusatorio è stato accettato senza verifiche, senza una indagine per accertare se era davvero suo il cellulare dal quale sono stati inviati i messaggi offensivi. “Questi casi e accuse menzogneri – dice Shabbir  - sono basati totalmente sulle discriminazioni. Ho molto timore per il futuro delle minoranze in Pakistan. Questi casi stanno spingendo molti membri delle minoranze a lasciare il Paese. Dobbiamo pregare per la nostra nazione, per le forze dell’ordine in Pakistan e per il sistema giudiziario”. Attualmente altri 24 cristiani sono in carcere accusati di blasfemia.