• IL CASO

Scalfaroglio

Un nuovo editoriale di Eugenio Scalfari attribuisce a papa Francesco la convinzione che, dopo l'incarnazione, Gesù non fosse Dio. La Sala Stampa vaticana parla di «personale e libera interpretazione» delle parole ascoltate. Già, ma cosa avrà ascoltato per poterlo interpretare in quel modo?

Eugenio Scalfari e papa Francesco

«Come già affermato in altre occasioni, le parole che il dottor Eugenio Scalfari attribuisce tra virgolette al Santo Padre durante i colloqui con lui avuti, non possono essere considerate come un resoconto fedele di quanto effettivamente detto, ma rappresentano piuttosto una personale e libera interpretazione di ciò che ha ascoltato, come appare del tutto evidente da quanto scritto oggi in merito alla divinità di Gesù Cristo». Questa comunicazione ai giornalisti da parte del direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, è arrivata ieri pomeriggio dopo che per ore i colleghi giornalisti insistevano a chiedere spiegazioni su quanto scritto dal fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, ieri mattina sul “suo” giornale.

Le affermazioni contenute nell’articolo “Francesco e lo spirito dell’Amazzonia” sono infatti di una gravità senza precedenti, potremmo dire ancora più gravi di quelle delle precedenti interviste. Vantando ancora una volta la familiarità e la sistematica frequentazione con il Santo Padre, Scalfari sostiene che «papa Francesco concepisce il Cristo come Gesù di Nazareth, uomo, non Dio incarnato. Una volta incarnato, Gesù cessa di essere un Dio e diventa fino alla sua morte sulla croce un uomo». Seguono prove dal Nuovo Testamento. Spiegando le quali, papa Bergoglio avrebbe detto testualmente a Scalfari (le parole sono riportate tra virgolette): «Sono la prova provata che Gesù di Nazareth una volta diventato uomo, sia pure un uomo di eccezionali virtù, non era affatto un Dio».

Davanti all’enormità di queste affermazioni, il comunicato della Sala Stampa non solo suona inadeguato, a voler essere molto buoni, ma è un vero e proprio insulto all’intelligenza dei fedeli. Scalfari mette in bocca al Papa una eresia clamorosa, e la Sala Stampa ci dice che è «una personale e libera interpretazione di ciò che ha ascoltato». Ma allora che cosa ha ascoltato? Cioè, che cosa ha detto il Papa al punto che sia possibile quella interpretazione? È una domanda più che legittima visto che stiamo parlando del cuore della fede cristiana.

Dice infatti il Catechismo della Chiesa cattolica: «Il nome “Figlio di Dio” indica la relazione unica ed eterna di Gesù Cristo con Dio suo Padre: egli è il Figlio unigenito del Padre e Dio egli stesso. Per essere cristiani si deve credere che Gesù Cristo è il Figlio di Dio» (no. 454). E «l'evento unico e del tutto singolare dell'incarnazione del Figlio di Dio non significa che Gesù Cristo sia in parte Dio e in parte uomo, né che sia il risultato di una confusa mescolanza di divino e di umano. Egli si è fatto veramente uomo rimanendo veramente Dio. Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo» (no. 464).

Dunque, se il Papa ha spiegato questo concetto e affermato chiaramente che Gesù è vero Dio e vero uomo, come ha fatto Scalfari a interpretarlo nel modo che abbiamo letto? Dal portavoce del Papa ci saremmo aspettati come minimo una negazione totale di quelle affermazioni e di quelle interpretazioni. Peraltro il dottor Bruni parla di interpretazione riferendosi soltanto al virgolettato, ma nella prima parte che abbiamo riportato, Scalfari spiega lo stesso concetto sintetizzandolo da una o più lunghe conversazioni. Quindi, come dovremmo valutare questa sintesi fatta dal fondatore di Repubblica?

Non possiamo neanche pensare che il Papa abbia davvero inteso dire quelle cose che gli attribuisce Scalfari, ma l’atteggiamento di chi cura la comunicazione vaticana sembra fatto apposta per far nascere dei dubbi.

Peraltro il comunicato fa riferimento ai precedenti interventi di Scalfari, il che rende la situazione ancora più ambigua. Si ricorderanno infatti lo sconcerto e le polemiche dopo la prima intervista del 1 ottobre 2013, quella del «Dio non è cattolico» e del «ognuno segua la sua coscienza» per intenderci. Dopo aver detto che si trattava di libere interpretazioni di Scalfari, dopo pochi mesi a quell’intervista fu dato un crisma di ufficialità: prima con la pubblicazione sull’Osservatore Romano e poi inserendola nel libro uscito nell’ottobre 2014, ed edito dalla Libreria Editrice Vaticana, che raccoglieva le interviste dei giornalisti a papa Francesco (“Interviste e conversazioni con i giornalisti”).

Non solo: nell'articolo di ieri Scalfari rivendica con orgoglio tutte le interviste a papa Francesco pubblicate, affermando: «Questi colloqui furono tutti e sempre riportati alla lettera sul nostro giornale». Alla lettera, dice Scalfari, nessuna interpretazione. Ma su questo la Sala Stampa vaticana non ha avuto nulla da dire.

Dunque, a che gioco giochiamo? Ci si rende conto che si sta mettendo a rischio la fede dei semplici? In un tempo di grande confusione, a chi giova crearne ancora di più? Chi permette o favorisce che le verità della fede cattolica siano ostaggio di uno spregiudicato uso della comunicazione si assume una grave responsabilità. Davanti a Dio anzitutto.