Santi Edmondo Campion e compagni

Nato negli anni caldi dello Scisma causato da Enrico VIII, sant'Edmondo Campion, dopo una fase anglicana, si riconciliò con la Chiesa tornando poi in Inghilterra per predicare. L’1 dicembre 1581 venne condotto al patibolo di Tyburn, nei pressi dell’attuale Marble Arch, e qui impiccato, sventrato e squartato, insieme ai confratelli gesuiti Alessandro Briant e Rodolfo Sherwin

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Sant’Edmondo Campion (1540-1581) era nato a Londra negli anni caldi dello Scisma anglicano. Visse buona parte dell’adolescenza nel periodo di regno di Maria I Tudor (1553-1558), che cercò di restaurare il cattolicesimo in Inghilterra. Alla morte della regina, figlia di colui che aveva causato lo scisma (Enrico VIII), salì al trono la sorellastra Elisabetta I, che ristabilì l’anticattolico Giuramento di Supremazia. Ogni persona che assumeva un incarico pubblico o religioso era obbligata a giurare fedeltà assoluta al sovrano di turno e, in particolare, a riconoscerlo come capo della Chiesa d’Inghilterra.

Anche Campion, forse già in occasione del suo baccalaureato, prestò il giuramento. Grande oratore, venne scelto per condurre un dibattito pubblico davanti a Elisabetta, guadagnandosi la sua stima. Persuaso da un vescovo scismatico, divenne diacono anglicano. Ma nel frattempo erano cominciate a sorgere in lui forti domande di fede. Grazie soprattutto allo studio dei Padri della Chiesa scoprì le ragioni del cattolicesimo e quindi le storture dell’anglicanesimo. Quando le voci sulla sua svolta cattolica si diffusero, si trasferì per un paio d’anni in Irlanda, da cui poi scappò in segreto (era stato braccato per mesi dai protestanti) nel 1571. Nuova meta: la Francia. Qui si riconciliò con la Chiesa e ricevette, a 12 anni di distanza dall’ultima volta, l’Eucaristia.

Qualche tempo dopo andò a piedi nudi, in pellegrinaggio, a Roma, dove entrò nella Compagnia di Gesù. Ebbe una visione della Beata Vergine che gli predisse il martirio. A 38 anni fu ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Praga, città dove insegnò filosofia e retorica. Nel 1580 arrivò il tempo della missione gesuita nella sua patria, l’Inghilterra: Campion vi venne mandato insieme a padre Robert Persons. Ma i due sacerdoti, partiti insieme, vi approdarono in momenti distinti perché nel bel mezzo del viaggio vennero informati che le autorità inglesi erano venute a conoscenza del loro arrivo. Il santo entrò in patria nelle vesti di un commerciante di gioielli…

Nonostante i pericoli, Campion si dedicò da subito alla predicazione. Passò di casa in casa per amministrare i Sacramenti ed esortare i cattolici a conservare la fede. Fu in questo periodo che scrisse un famoso libretto, Decem rationes («Dieci ragioni»), nel quale presentava gli errori degli anglicani. Quattrocento copie del pamphlet, stampato in una stamperia clandestina, vennero trovate sui banchi della chiesa di Santa Maria, a Oxford, a fine giugno 1581. Lo scalpore fu grande e la caccia anglicana per trovare Campion venne intensificata. Alla fine una spia, George Eliot, lo catturò, trascinandolo a cavallo - direzione Londra - con le braccia legate e un cartello con la scritta: «Campion, il gesuita sedizioso».

Fu imprigionato nella Torre di Londra. Un giorno, alla presenza di tre alti dignitari, gli fu chiesto se riconoscesse Elisabetta come regina d’Inghilterra. Rispose di sì, ma quando gli prospettarono l’idea di essere libero, ricco e magari arcivescovo di Canterbury - a condizione di abiurare la fede cattolica - declinò l’offerta. Negli oltre quattro mesi di prigionia venne torturato per due volte sul cavalletto e fu chiamato a quattro dispute pubbliche con teologi anglicani, affrontate sempre brillantemente. Ciononostante venne accusato di tradimento e il 20 novembre, insieme ad altri cattolici, ascoltò la sentenza della propria condanna. Lui e i suoi compagni nella fede risposero intonando il Te Deum.

L’1 dicembre venne condotto al patibolo di Tyburn, nei pressi dell’attuale Marble Arch, e qui impiccato, sventrato e squartato. Con Campion subirono il martirio padre Alessandro Briant e padre Rodolfo Sherwin, anche loro gesuiti. Tutti e tre i santi celebrati oggi fanno parte del gruppo dei Quaranta Martiri d’Inghilterra (una piccola parte dei caduti per le persecuzioni in terra inglese), canonizzati insieme da Paolo VI il 25 ottobre 1970.

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