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Sant'Albino

A Mortara sorge Sant'Albino, la basilica segnalata lungo la via Francigena e ricostruita da Gaudenzio, vescovo di novara. Qui Carlo Magno seppellì Amelio e Amico, i due franchi paladini uccisi dai Longobardi. Riaperto al culto dal 2000, è ora ospizio e foresteria.

Sant'Albino a Mortara

Nel 990, nella sua relazione al ritorno da Roma, Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, che nella Città Eterna aveva ricevuto il Pallio dalle mani del Papa, rende conto di ciascuna delle ottanta tappe del suo viaggio, lungo 1600 chilometri. Le informazioni da lui fornite si sono dimostrate fondamentali per individuare il tracciato originario della via Francigena che in Lombardia attraversa diversi comuni del territorio pavese. A Mortara, per esempio, sorge l’antica abbazia di Sant’Albino, nel medioevo sosta obbligata per tutti i pellegrini diretti a Roma. Del loro passaggio resta ancora traccia su alcuni mattoni incisi, nella parete sud del presbiterio, con nomi ed epigrafi dell’XI e del XIV secolo. 

La chiesa, fondata nel lontano IV secolo da Gaudenzio, vescovo di Novara, fu ricostruita dal monaco inglese Albin Alkwin – da cui prende il nome – sul luogo dove già esistevano due piccole edicole intitolate a S. Pietro e a S. Eusebio. Qui, nel 773, si consumò una sanguinosa battaglia tra i Longobardi di Desiderio e l’esercito di Carlo Magno dove incontrarono la morte due paladini franchi, Amelio e Amico, che il Re volle fossero sepolti nelle due cappelle. Il giorno successivo alla battaglia, però, le loro salme furono rinvenute l’una accanto all’altra in S. Eusebio. In seguito a questo fatto prodigioso si decise di erigere il monastero presso il quale, nel tempo, trovarono riposo e ristoro non solo semplici viandanti e romei ma anche personaggi illustri quali Papi e imperatori, principi e generali.

Della costruzione originaria oggi rimangono solo le fondamenta. La chiesa, infatti, subì numerosi danni durante le guerre tra le milizie comunali milanesi ed abbiatensi, nel corso del Duecento. Della struttura romanica restano, invece, l’abside a semi-cerchio in laterizio rosso e il campanile, quadrangolare e cuspidato, che si erge sul lato sinistro. L’elegante protiro che precede la facciata venne realizzato nel 1540 così come  il portale d’ingresso, ornato con medaglioni che ritraggono i mitici protagonisti dell’epopea carolingia.

L’interno, semplice ma elegante, è a navata unica. Solo la zona presbiteriale è arricchita da affreschi datati 1410 e firmati da Giovanni da Milano che raffigurano, rispettivamente, Sant’Antonio Abate, riconoscibile dal maialino che lo accompagna, il Battesimo di Gesù  e la Madonna in trono tra i Santi Albino, Agostino e Giacomo. Anonimo ma coevo è, invece, l’affresco sottostante con l’immagine di S. Lorenzo.

 

Recentemente, in occasione dell’anno giubilare 2000, l’intero complesso, che versava in cattive condizioni di conservazione, è stato restaurato e riaperto al culto, recuperando anche la primitiva vocazione di ospizio e foresteria.