a cura di Anna Bono
  • Il Pam riduce del 25% le razioni alimentari ai rifugiati in Rwanda

Rwanda, la polizia spara sui rifugiati che protestano per il cibo

È salito a 11 il numero dei rifugiati originari della Repubblica Democratica del Congo uccisi dalla polizia in Rwanda il 22 febbraio, durante le manifestazioni di protesta contro le riduzioni delle razioni alimentari attuate dal Pam, il Programma alimentare mondiale, nei mesi scorsi. Tre rifugiati sono morti nel campo profughi di Kiziba e otto a Karongi, la cittadina in cui si trovano gli uffici dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, Acnur. Due giorni prima i dimostranti, circa 3.000, erano partiti a piedi dal loro campo, diretti alla sede dell’Acnur percorrendo 15 chilometri senza che si verificassero incidenti. In Rwanda vivono circa 174.000 rifugiati, ospitati in sei campi. Quasi 60.000 provengono dal Burundi da cui sono fuggiti nel 2015 quando la decisione del presidente Pierre Nkurunziza di ricandidarsi alla carica violando la costituzione ha scatenato proteste e disordini duramente repressi. Gran parte degli altri rifugiati sono arrivati in Rwanda dalla RD Congo nel corso degli ultimi 20 anni, in fuga dalle instabili province orientali. Il Pam ha ridotto le razioni alimentari del 10% lo scorso novembre e del 25% a gennaio. All’origine del provvedimento è la mancanza di fondi che sta compromettendo gravemente le operazioni umanitarie in Rwanda. L’Acnur ha chiesto per il 2018 98,8 milioni di dollari, ma finora ha ricevuto solo il 2% dei fondi. La polizia rwandese sostiene di essere intervenuta per fermare un gruppo di rifugiati che stavano assalendo gli uffici Acnur armati di pietre, bastoni e proiettili di metallo. Il portavoce dell’Acnur Cecile Pouilly ha espresso vivo rammarico per il fatto che i ripetuti inviti alla calma e alla moderazione non siano stati accolti: “questa tragedia – ha detto – si sarebbe potuta evitare, lo sproporzionato uso della forza contro dei rifugiati disperati è inaccettabile”.